#1B1W – “Educazione di una canaglia”, Edward Bunker racconta la sua partita con la vita

0 169

Edward Bunker (Los Angeles, 31 dicembre 1933 – Burbank, 19 luglio 2005). Per gli amici Eddie. La vita di quest’uomo non è stata per nulla facile, non ha mai navigato in acque tranquille. Eppure, nonostante il suo nome è stato spesso associato a diversi problemi giudiziari, è riuscito a regalarsi un finale sorprendente, per certi versi puro.

Molti lo ricordano per il ruolo di Mr. Blue ne Le Iene (1992) di Quentin Tarantino, ma Eddie, prima di diventare scrittore, sceneggiatore e attore, ha passato gran parte dei suoi giorni dietro le sbarre di infinite prigioni. Una storia di reati, ghettizzazione e tanta sofferenza, una storia che lo stesso protagonista ha deciso di raccontare in un libro: Educazione di una canaglia (2000), una straordinaria autobiografia omaggiata da critici e da autori del calibro di James Ellroy, che ha definito Bunker “uno scrittore autentico, assolutamente originale.”

La verità è il distillato del significato dei fatti, poiché ogni verità confutata da un fatto è pura illusione.

Attraverso ben cinquecento pagine, EB si racconta senza riserbo, senza alcuna pietà. Dal menefreghismo dei suoi genitori alle molteplici fughe dagli istituti, dalla prima carcerazione all’incontro con l’attrice statunitense Louise Fazenda, che lo assume come tuttofare per cercare di allontanarlo dai guai. E poi rapine, risse, soprusi, maltrattamenti. Ma soprattutto l’arresto per spaccio di Marijuana e il trasferimento, a soli diciassette anni, in uno dei più duri penitenziari degli Stati Uniti: San Quintino. Dopo averci portato all’inferno, il protagonista infine, narra il suo viaggio verso la rinascita. Una rinascita sospesa tra incontri inaspettati e la soddisfazione del successo letterario.

La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui era scivolata la mia vita. Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata.

Violento e feroce, non esistono altri aggettivi per descrivere questo racconto. Il ritmo è lento, senza molti colpi di scena, ma la prosa cruda, per certi versi vigorosa, regala al lettore emozioni concrete, spunti di riflessione necessari. Bunker dà voce agli ultimi, agli esclusi; ci immerge nella storia attraverso un approfondimento sul ruolo della famiglia, sulla questione del “crescere” nei bassifondi più oscuri di Los Angeles, sulle falle del sistema carcerario statunitense, sulle ambiguità di una società egoista e distratta. Educazione di una canaglia è un sottomondo brutto e fatiscente, ogni parola è un pugno nello stomaco, una percezione di intimità assente, con sensazioni che intervallano dal disagio alla solitudine irreversibile, straziante. 

Nonostante gli schiaffi presi dalla vita, e quella spudoratezza di affrontare situazioni ai limiti dell’estremo, EB, dopo essersi auto-celebrato, troverà finalmente la forza di perdonarsi, di ridarsi ancora una possibilità. L’ultima. Addio risse, incidenti e colpi di testa. Quelle esperienze aberranti non sono di certo facili da dimenticare, ma sono senza dubbio il fascio di tenebre che spesso bisogna attraversare per poi intravedere la luce. È l’amore che salverà il corso dell’ esistenza di Eddie. Pentito e redento. La prova è tutta in queste parole:

Dedico questo libro a mio figlio. Ho aspettato tanti anni per potergli servire una mano migliore di quella che è toccata a me. Sono sicuro che giocherà le sue carte meglio di come io ho giocato le mie.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.