Music & Poetry – “The sound of silence”, il rumore della moderna solitudine

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Inizialmente erano “Sounds”

Era il tempo della British Invasion: Beatles e Rolling Stones, Who e Cream. Negli States si rispondeva con Bob Dylan e Beach Boys. In mezzo a tutto questo, nella stupenda confusione generale, trovarono spazio due persone dalla voce delicata e gentile, con l’aspetto più da geometri che da rockstar. All’epoca, però, bastavano ancora le parole, bastava ancora che tu avessi effettivamente qualcosa da dire per essere considerato. All’epoca le rockstar facevano rock, usavano le loro voci e scrivevano i propri testi. Testi composti da parole con melodie suonate da strumenti, non rutti emessi in un microfono su una base composta da un pc. Era un’epoca in cui anche il silenzio era un suono, era l’epoca del Suono del Silenzio, di The sound of silence.

The Sound of Silence (inizialmente “Sounds”) è uno dei figli più sinceri nati dalla penna di Paul Simon e cantata in maniera meravigliosa assieme all’amico/collega Art Garfunkel. È una canzone che si porta dietro l’immancabile e irresistibile fascino dei Classici per Eccellenza, ovvero quello di poter essere cantata sempre, in ogni epoca, e ovunque, dall’attico affacciato su Central Park alla più sperduta strada di campagna. Questo perché parla “soltanto” degli uomini. Di tutti gli uomini, anche di noi e delle nostre meschinità.

L’esibizione più famosa di S&G, The concert in Central Park

Parla di tutte quelle discussioni inutili a cui facciamo finta di prendere parte, di tutti i fiumi di parole che pronunciamo in automatico, senza nemmeno sapere esattamente cosa stiamo dicendo, come fanno le vecchiette a messa quando parlano in latino.

Parla di un Dio inutile e volgare, che abbiamo fatto scendere dalla croce per ucciderlo su un’insegna al Neon. Un Dio che, grazie al cielo (ossimoro che piacerebbe moltissimo anche a Simon, ne siamo certi), non si fa vedere. Ed è meglio così, è meglio che nasconda la sua esistenza, perché siamo bravi ad accettare di essere soli, ma accettiamo con molta più fatica l’idea di essere stati abbandonati.

Persone che esistono e basta, senza vivere e, cosa più grave, senza nemmeno rendersene conto. Gente che muore in vita, molto prima della reale scomparsa del battito cardiaco.

Una dalle innumerevoli cover, quella dei Disturbed

In tutto questo il Silenzio.

Non sapremo mai fino in fondo se nel Silenzio la vita nasce o se, al contrario, comincia a morire. Molto probabilmente è una di quelle tante cose che si risolve nell’accettazione di una dualità eterna e incontrollabile. Il Silenzio può riparare e può fare danni. Può salvare rapporti e può chiuderli per sempre. Forse siamo destinati ad usarlo quando non serve, o forse è solo che siamo troppo piccoli per decidere una cosa del genere. Al di là del silenzio, comunque, ci sono sempre le parole. E finché ci sarà qualcuno disposto ad abitare queste due stanze e ad accettare l’idea di entrambe, il nostro mondo continuerà, nel bene o nel male, ad esistere. Il problema reale è il Silenzio del singolo, quello della solitudine. Quello di un uomo solo nella sua stanza, che si chiede se ci sia qualcuno dall’altra parte del muro, dall’altra parte del Silenzio.

Perché, se non c’è nessuno di là, forse non c’è mai stato nessuno nemmeno qui.


The sound of silence

Hello darkness, my old friend
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
‘Neath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
And no one dared
Disturb the sound of silence

Fools, said I, you do not know
Silence like a cancer grows
Hear my…

Fools, said I, you do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you
But my words, like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, the words of the prophets are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence

https://www.youtube.com/watch?v=4zLfCnGVeL4

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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