Monica Vitti: i mille volti di una diva

0 880

Monica Vitti: i mille volti di una diva

12monicavitti_rex166657a-1Oggi 3 novembre è dovere festeggiare assieme a tutto il mondo del cinema il compleanno di una delle attrici più poliedriche ed amate del panorama italiano: Monica Vitti. Il suo carisma, le sue particolarità quali la voce roca e la magnifica versatilità, l’hanno accompagnata per oltre 40 anni di carriera, facendole meritare  numerosi premi quali cinque David di Donatello come Migliore attrice protagonista, tre Nastri d’argento, dodici Globi d’oro, di cui due alla carriera, un Leone d’oro alla carriera e molti altri.

Maria Luisa Ceciarelli nasce il 3 novembre del 1931 a Roma, città dove si diplomerà all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica nel 1953. Inizialmente intraprende una breve ma formativa esperienza teatrale in cui riuscirà a mettere in mostra la sua versatilità e le sue caratteristiche passando da opere di Molière sino ad interpretare ruoli shakespeariani.
Successivamente, su suggerimento del suo maestro, l’attore Sergio Tofano, decise di cambiar il suo nome: coniò il suo pseudonimo prendendo metà del cognome della madre (Vittiglia) e scegliendo il nome Monica.
Proseguendo il suo percorso teatrale, l’attrice interpreta uno dei ruoli più importanti e difficili del mondo della drammaturgia: è il 1956 quando al teatro olimpico di Vicenza dà anima e volto al personaggio di Ofelia nella tragedia di Amleto.

1396862491-verginita-la-donna-sicula-non-e-piu-la-ragazza-con-la-pistola
La ragazza con la pistola

Abbandonata la carriera teatrale ed intrapresa quella cinematografica, dopo qualche apparizione di secondo piano, viene notata dal regista Michelangelo Antonioni, il quale la elegge sua musa assegnandole il ruolo principale nella sua celebre tetralogia dell’incomunicabilità. La Vitti quindi tra il 1960 ed il 1964 darà il volto e le sembianze a quattro donne diverse e simili nello stesso tempo: la tormentata Claudia nel L’avventura, la tentatrice Valentina de La notte la misteriosa Claudia de L’eclisse e la nevrotica Giuliana in Deserto rosso. Forse questi diversi personaggi femminili non rappresentavano altro che i diversi aspetti del carattere dell’attrice emersi durante il rapporto con il regista, oppure ciò che il regista stesso vide in lei.

Dopo queste sue interpretazioni drammatiche, che le diedero fama internazionale, Monica Vitti cambiò genere e si dedicò a ruoli brillanti. Il principale lo interpretò nel film La ragazza con la pistola che le fece ottenere il riconoscimento di unica “mattatrice” della commedia all’italiana. In questa pellicola vi è la vera e propria mutazione e consacrazione artistica dell’attrice, grazie alla sua capacità di passare con credibilità da film drammatici a commedie.
Siamo nel 1968 ed il regista Mario Monicelli, dopo aver intuito l’enorme potenzialità comica non ancora espressa della Vitti, decide di scrivere un commedia per lei, su di lei e con lei. La vicenda è ambientata tra la Sicilia e l’Inghilterra (evidenziandone il contrasto) e racconta di una donna che cerca, con intenti vendicativi, l’uomo che l’ha disonorata, dopo averla sedotta. laragazza-conla-pistolaMonica Vitti è Assunta Patanè, giovane siciliana che per errore viene rapita da Vincenzo Maccaluso (Carlo Giuffrè). La ragazza, segretamente innamorata di lui, si lascia sedurre senza difficoltà pensando ad un matrimonio riparatore. Ma il giorno dopo egli parte per il Regno Unito abbandonandola: Assunta è allora costretta a vendicare il suo onore da sola e l’unico modo per farlo è uccidere Vincenzo. Decisa quindi ad inseguire l’uomo, prende un treno per l’Inghilterra armata di pistola. Tramite l’aiuto di incontri occasionali e di circostanze favorevoli, riesce a trovare il ristorante italiano dove lavora Vincenzo, che però riesce a fuggire. Dopo pochi giorni lo incontra nel corso di una partita di rugby. Inseguendolo in ospedale, dove fa il barelliere, sviene alla vista di un’operazione: qua verrà soccorsa da un medico che prendendo a cuore la sua situazione, la aiuta ad emanciparsi, invitandola a studiare e lavorare. Divenuta indipendente tanto da sembrare una vera inglese, Vincenzo vorrà conquistarla a tutti i costi e Assunta ne approfitterà per attuare la sua vendetta.

La ragazza con la pistola è una storia di educazione sentimentale, di un viaggio verso se stessi e verso il proprio riscatto: nel film si trovano situazioni divertenti soprattutto nella prima parte, per poi arrivare ad un cedimento della commedia che lascia il posto al sentimentale. Il personaggio femminile grazie al continuo cambio di look e ambientazione, conosce un nuovo mondo: quello dell’Inghilterra del 1968, un periodo mitico e rivoluzionario. Con questa pellicola, Monica Vitti diviene ”colonnello” della commedia (titolo prima associato solo a grandi nomi come Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman), si aggiudica il premo David di Donatello come migliore attrice e il Nastro d’argento oltre al premio come Migliore attrice al Festival di San Sebastian.

monica-vitti4Una volta confermato il suo talento brillante ne La Tosca (1973) di Luigi Magni, negli anni successivi Monica sarà protagonista di numerose pellicole del filone della commedia italiana divenendo sempre più famosa ed allettando parecchi registi europei ed internazionali. Il suo talento fu percepito anche quando nel 1988, il prestigioso quotidiano francese Le Monde commise un immensa gaffe mettendo in prima pagina la notizia del suicidio dell’attrice. Con grande garbo, eleganza ed ironia l’attrice rispose ringraziando i responsabili per averle allungato la vita.

Nel 2000, dopo 27 anni di fidanzamento, sposa Roberto Russo, il quale l’accompagna nel suo progressivo ritiro dalle scene: l’ultima apparizione pubblica di Monica Vitti risale al 2002. Una malattia degenerativa simile all’Alzheimer infatti, costringe l’attrice ad abbandonare definitivamente ogni palcoscenico.
Ogni genio deve convivere prima o poi con l‘agonia.

Oggi quindi celebriamo il compleanno di una musa malata, di una musa che avrebbe fatto scrivere sonetti ai poeti francesi, una femme fataleUna diva cosi carismatica da donarti e allo stesso tempo toglierti qualcosa ad ogni scena mediante una bellezza struggente, un figura come quelle di Degas capace di saper danzare volteggiando da Brass a Vadim, Bunuel, Dino Risi, Antonioni, Festa Campanile a Monicelli e Corbucci, mediante i mille volti di una diva e con le sole ali del talento.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.