La notte e i suoi invitati: a Rovigo una mostra sull’arte e la magia

0 217

Lasciate ogni razionalità, voi che entrate. La notte, nox secondo i greci ovvero «tempo nel quale sparisce la luce»: contemplazione di tanti, adocchiata e spiata, lodata e infamata da molti. William Shakespeare, il più celebre ladro di sogni, metteva in bocca a Romeo in un dialogo fitto tra le vie della bella Verona, dal quale traspariva l’ambiguità della scaltra donna cullata nel celeste notturno, da diavoli e tamburi frastornanti:

 

Ma, piano, quale luce erompe da quella finestra? 

È l’oriente, e Giulietta è il sole! Oh, sorgi bel sole,

e uccidi la luna invidiosa che è già malata e pallida di rabbia

Louis Welden Hawkins (1849-1910) ‘Woman with Blue Curtain’

Palazzo Roverella, fino al 27 gennaio 2019, ha deciso di prendere in prestito la visione del celebre scrittore per restituire una visione propria, incantata ed erotica, lancinante e fuggitiva di questa figura quanto mai più sfuggente che è la Notte, che suoi incubi maliziosi, con la lune e le sue facce in continuo cambiamento strega i pensieri dei mortali. Una maschera via l’altra, un quarto di luna alla volta e ogni spicchio osservato racchiude una personale interpretazione, sentita o sognata, enfatizzata o schernita, della propria concezione personale del buio incombente. La mostra apre le porte con un iniziale invito al silenzio, in cui un gesto criptico presente in più opere invita l’adepto e l’osservatore momentaneo a serrare le labbra per non rivelare il segreto custodito dalla  congrega. Conoscere il fulcro che è frutto e punto cardine di tutte le esistenze ed impedirne la diffusione oltre le coltri di chi può comprenderlo, ossia pochissimi indiziati, è la base dell’esoterismo. Passando per Odilon Redon e Giorgio Kienerk, si entra in quel mondo che la psicoanalisi, partendo da Freud, ha legittimato sempre più come componente più che presente nel reale: l’inconscio e il disvelamento delle ombre che sono la casa primitiva di ognuno di noi.

C’è un punto morto nella notte, dove fa più freddo e il tempo più nero, dove il mondo ha dimenticato la sera e l’alba non è ancora una promessa. Un tempo in cui è troppo presto per alzarsi, ma così tardi per andare a letto.
(Robin Hobb)

L’inconscio è primariamente sede dell’Es, antro in cui ribolle quel «calderone di impulsi ribollenti», un nascondiglio in cui guizzano le ombre dell’indecisione e le consapevolezze proibite, che bloccate dalle censure primarie vi ci sono rifugiate.Una culla che racchiude i primigeni sortilegi dell’animo umano, coi suoi terrori puri che lascerebbero senza fiato chiunque perchè ogni terrore è autentico di per se stesso unicamente con chi lo prova, e ricco di fascino inespugnabile, in cui dei fiammeggianti capelli rossi volano sopra i cieli senza un controllo razionale nè meditato, bensì solcano mondi eterei per sconfinarne i templi sacri.

Eugène Grasset, “Trois femmes et trois loups”, 1892, parigi, Musèe des Arts Decoratifs

E che dire di quei lupi fuggitivi del quadro “Tre donne e tre lupi” di Eugène Grasset, che inseguono tre streghe trai i rami marroni borgogna di una foresta qualunque? Sono tre accompagnatori fedeli oppure rispecchiano la ferocia del tempo che si vede passare nelle tre figure femminili sopra, che partendo dalla prima sembrano invecchiare sempre di più in sequenza, una dopo l’altra? E l’espressione di quella in primo piano, i cui capelli corvini schiaffeggiano l’antro attorno oltre che la propria figura, non rimandano forse al terrore di chiudersi in se stessi senza dire la propria,intrappolati in una veste bianco cenerea come il colorito dell’incarnato? Se si osserva il quadro, dalle dimensioni ridotte, da vicino si possono udire dei suoni sussurrati, degli echi di azioni rimandate, scricchiolii di un salto temporale che cambia le cose e non lascia alcuno scampo alla giovinezza fuggita che ormai non concede più spazio nè indugia su interpretazioni diverse che ormai non possono far parte del disegno già scritto?

Rumori notturni, spume insoddisfatte che fuoriescono come fuochi d’artificio da dietro Circe, come nel quadro di Louis Chalon “Circe” sembrano voler brandire un mondo variopinto di blu, dominatore con le sue incertezze che confondono i viaggiatori smarriti approdati per caso. Quante volte è capitato di trovarsi in un posto non scelto e restare incantati dinanzi a un qualcuno, o a un qualcosa, di chiaramente stupefacente, anche alla luce del sole, come Ulisse davanti a Circe? Bellezze effimere, travestite da donne nude dalla pelle eterea e in realtà anch’esse brama del tempo e feroci ingannatrici con gli ospiti, ai quali promettono e fingono attenzioni solo per un tornaconto personale, di ricchezze pregne di megalomania.  Solo le descrizioni di Edgar Allan Poe possono rendere queste immagini trasferendole in parole:

Non è tutto ciò che vediamo, o ciò che ci sembra di vedere, soltanto un sogno dentro il sogno?

Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato.

Nei suoi racconti è in corso una metamorfosi incessante dei turni sonno-veglia per poi piombare nel contrasto eccellentemente netto tra vita e morte: è un attimo, un filo di luce una candela che si affievoliscono all’improvviso per poi piombare nell’antro notturno, in cui li attende una chimera invernale, in procinto di volare via diretta per cieli notturni. Uno scenario celeste arancione spazientito di pennellate come quello celebre di Munch oppure tempestato di chiazze chiare, che attraversano i filari di alberi di diversi colori tipici di Mondrian, per poi incontrare quelli Kandinskij e Klee, che con uno stile diverso eppur ugualmente abile nel rendere il turbamento delle pulsioni,parlano di un mondo lontano o immaginato. Che è l’animo umano, espresso alcune volte con schizzi impazziti rossi, gialli e blu, mascherato entro logiche geometriche. Un tavolino realizzato apposta da Thayaht e  un altro per mano di Julius Evola testimoniano la cura che stava dietro certe cerimonie dell’occulto, in cui vi è sempre qualcuno che crede davvero in quanto sta avvenendo, mentre le convinzioni degli astanti vengono scalzate via da improvvisi interventi esterni (un esempio è il quadro nell’ultima sala, in cui i partecipanti alla seduta spiritica fuggono per via di un incendio, ma la medium nell’angolo resta impassibile e non vine toccata dalle fiamme).

Quando nelle lunghe notti gelate levava il muso alle stelle gettando lunghi ululati nello stile dei lupi, erano i suoi antenati morti e ridotti in polvere, che levavano il muso alle stelle e ululavano nei secoli attraverso di lui.”
(Jack London)

Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?
(William Shakespeare)

In questo scenario di fine ‘800, in cui si entrava nella scena in cui comparivano i tre maestri del sospetto di Paul Ricoeur, per rinsaldare certezze furono scattate fotografie e redatti articoli per cercare di smascherare gli impostori e ridonare credito alla scienza, con le sue perfezioni e l’uomo a capo di essa. Ma allo stesso tempo, per quanto lo si potesse negare e nascondere a se stessi, la convinzione inaugurata dal movimento artistico-letterario dei Rosacroce e proseguita poi dai altri, aveva aperto dei crepuscoli illuminando una consapevolezza che nelle notti di brina era rimasta sepolta sotto la coltre biancastra: di notte, da qualche parte, che siano lupi, streghe, spiriti o miti tramandati, qualcosa di non controllabile sbuca fuori e insegue il mondo per le ore che gli sono concesse.

E’ un’esplorazione, e forse è per quello che in quegli istanti, quando tutto è momentaneamente spento, i bambini rivivono la saggezza universale mentre vagano fluttuando nello spazio col fuoco attorno. E tutto, tutto in quei momenti diventa possibile. Vi è sempre una figura che conosce più delle altre, toccata da qualcosa di miracoloso e intangibile, alle volte innominabile, qualcosa che è realmente agognato perchè a lungo immaginato su congetture, e altrettanto temuto. Ma ciò che conta, per citare Shakespeare, è domandarsi, ogni notte, «Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?»

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.