I grandi saggi – L’anello di Re Salomone, la chiave del comportamento umano è in quello animale (e grazie allo spinarello maschio)

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Lo spinarello maschio è un pesce che nelle varie tipologie può essere sia di fiume che di mare, ma che comunque è lungo tra i tre ed i quattro centimetri: quanto può essere grande il cervello di uno spinarello? Non importa, perché ci insegna e dimostra che il cervello può essere abitato dal pensiero e dal ragionamento anche se di dimensioni minime. E così anche uno spinarello, pesciolino invero senza alcuna qualità estetica particolare, è entrato nel mio personale immaginario giovanile, assieme alle taccole, ai lupi, all’ochetta Martina e a Konrad Lorenz. E naturalmente all’anello di Re Salomone.

Lo spinarello, Gastrosteus aculeatus

Nonché, assieme a molti altri animali, tutti quelli dell’opera più famosa dell’etologo e filosofo austriaco, L’anello di Re Salomone appunto: un testo di etologia divulgativa che si legge come un romanzo e un libro di favole, così leggero e importante al tempo stesso da diventare, in un’estate di scuola media, un ritrovo di amici tanto importanti quanto quelli di Christopher Robin. Per me, la casa di Altenberg dove Konrad Lorenz doveva chiudere porte e finestre non per impedire la fuga dei suoi animali, ma per limitarne l’ingresso («Gli animali vivevano dunque in piena libertà, ma anche in gran confidenza con tutti noi… All’esclamazione che per altri è consueta “L’uccello è fuggito dalla gabbia, chiudi la finestra!”, si contrapponeva il nostro grido di allarme “Per l’amor di Dio, chiudi la finestra!, il cacatua – oppure il corvo, il maki, o la scimmia cappuccina – vuole venire dentro!») divenne l’equivalente del Bosco dei Cento Acri, un posto dove un bambino con evidenti disagi relazionali poteva trovare sollievo dalle ansie di un mondo che non gli voleva bene.

È ben difficile che per la media delle persone L’anello di Re Salomone possa rappresentare quello che è stato per il sottoscritto, che in aggiunta al resto doveva anche sopportare gli impietosi orrori della vita contadina, in campagna: un’oasi naturalistica su carta dove recuperare il rapporto con gli animali, mostrati in quanto tali e non idealizzati o antropomorfizzati (alla Baloo o Bagheera, per intenderci), ma comunque considerati alla pari rispetto all’essere umano. Perché questo è il principio dell’etologia, che studia il comportamento animale in relazione all’ambiente, e cercando di evitare il Principio di Indeterminazione di Heisenberg: la foto più famosa di Lorenz lo ritrae immerso sino al mento nell’acqua di un lago, attorniato da palmipedi, ed illustra proprio il concetto dell’osservazione del comportamento animale senza interferenze esterne («All’inizio di questo esperimento io mi ero seduto sull’erba e, per ottenere che gli anatroccoli mi seguissero, avevo incominciato a spostarmi rimanendo accucciato. […]. Provatevi un po’ a immaginare due ore di passeggiata con quei piccoli, sempre accucciato per terra e con quell’ininterrotto «qua qua qua»… Per amore della scienza mi sottoposi per ore e ore a questo supplizio» ).

Un’edizione del saggio

Per amore della scienza e degli animali, naturalmente: Konrad Lorenz nasce nel 1903, mentre la prima edizione de L’anello di Re Salomone risale al 1949. Peraltro, Lorenz muore ad Altenberg il 27 febbraio del 1989, dopo aver appunto inventato l’etologia, dopo averla applicata anche allo studio del comportamento umano, dopo aver scritto opere come E l’uomo incontrò il cane e Io sono qui, tu dove sei?, ma anche Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, Il cosiddetto male, L’altra faccia dello specchio, Il declino dell’uomo. Un’opera omnia che mostra come Lorenz fosse «molto seriamente impegnato a risvegliare in quanti più uomini possibile una profonda comprensione e venerazione per le meraviglie della natura», ma attraverso una posizione che ancora oggi, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, risulta aliena per la maggior parte degli umani: «Sarà molto difficile per l’orgoglio umano riconoscere che l’«homo sapiens» non ha semplicemente qualche interesse per gli animali: lui è un animale!».

Konrad Lorenz e le oche, un amore reciproco

L’anello di Re Salomone è la chiave di accesso al mondo di Konrad Lorenz, un mondo dove ci sono persone che possono liberamente sostenere «Sono pienamente convinto, dico pienamente, che gli animali hanno una coscienza. L’uomo non è il solo ad avere una vita interiore soggettiva, come pure «Come l’origine dell’uomo è passata attraverso la condizione animale, così la chiave della comprensione dell’uomo passa attraverso la conoscenza degli animali» . A Lorenz, tra le altre cose, è stato contestata proprio l’eccessiva antropomorfizzazione degli animali, giustificando l’accusa con scelte linguistiche come l’uso di del verbo fidanzarsi riferito all’accoppiamento presso certe specie animali (cosa altresì assolutamente plausibile, invece); ma fin dal titolo, L’anello di Re Salomone, è dichiarato che l’oggetto di interesse è il linguaggio e la comunicazione animale attraverso il comportamento (mutatis mutandis, si comunica anche indossando una maglietta “Auschwitzland”), datosi che secondo la leggenda il biblico re Salomone poteva appunto comprendere e comunicare con gli animali attraverso un anello: e dall’osservazione animale («Per scrivere sugli animali bisogna essere ispirati da un affetto caldo e genuino per le creature viventi, e penso che a me questo requisito verrà senz’altro riconosciuto»), Lorenz deduce e mostra similitudini assai profonde nella visione della vita tra umani e non-umani.

Uomo e natura, protezione e conflitto

Nonostante alcuni Paesi civilizzati abbiano iniziato a riconoscere ad alcune specie animali lo status di persone non umane, rimangono assai più numerosi gli umani non persone, comprendendo in quest’ottica sia il comportamento umano nei confronti dell’umanità stessa che nei confronti dell’universo, che pare non aver assolutamente capito che «Con troppa facilità gli uomini si considerano il centro dell’universo, qualcosa di estraneo e di superiore alla natura… Questo atteggiamento ci preclude quella forma di riflessione su noi stessi di cui oggi avremmo tanto bisogno. Ma la cosa (per l’uomo) più detestabile è sapere di non essere altro che un’escrescenza del grande albero della vita» .

Vedere la bellezza della natura

Sulla scorta del pensiero di Dostoevskij, Lorenz è convinto che la bellezza ci salverà: «La cosa più importante è che la persona diventi ricettiva alla bellezza». Sarebbe importante, e risolutivo, ma non siamo così ottimisti. Nel frattempo, comunque, metter mano a L’anello di Re Salomone può essere  un buon inizio: anche per capire in concreto perché lo spinarello, coi suoi tre grammi di cervello, pensa e ragiona. Più di molti umani.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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