Alfred Sisley: il successo postumo “vangoghiano” come metafora dell’artista moderno

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Alfred Sisley
Pierre August Renoir, Alfred Sisley (1868)

Quando si tratta di pensare agli artisti impressionisti di maggior fama, tendenzialmente la mente balza su personalità di spicco che sono riuscite, mentre erano in vita, a dar voce al movimento, come ad esempio Monet, Degas e Renoir. Ciò che rimane spesso al di fuori della conoscenza comune riguarda la presenza di artisti che sono riusciti a dare un grande contributo al movimento, ma spesso hanno riscosso successo solo in un momento successivo. È stato il caso di Alfred Sisley, il quale, come Van Gogh, ebbe grandi difficoltà nel trovare successo mentre era in vita e i suoi “momenti di gloria” arrivarono immediatamente dopo la sua morte.

Alfred Sisley (Parigi, 30 ottobre 1839 – Moret-sur-Loing, 29 gennaio 1899) fu un pittore inglese di nascita ma francese di spirito, e scoprì ben presto il valore dell’arte nella Francia del XIX secolo. Figlio di un facoltoso commerciante, venne subito indirizzato a Londra per continuare gli studi riguardanti gli affari di famiglia. Durante quel periodo, egli si imbatté nell’arte romantica inglese, grazie alla quale colse il valore della pittura di paesaggi come mezzo di espressione dell’animo interiore e l’importanza della rappresentazione di soggetti umili. Le assidue visite a musei per studiare artisti di fama internazionale come William Turner e Constable lo portarono a lasciare gli studi destinati dal padre per immergersi a pieno nel panorama artistico bohémien. Tornato a Parigi, si impegnò per la maggior parte del tempo a dipingere en plein air, come i suoi grandi amici impressionisti Pierre-August Renoir, Claude Monet e Frédéric Bazille. Anche Pissarro lo indicò come «vero impressionista» proprio perché egli fu quell’artista che rimase più saldo ai valori iniziali del movimento, tra i quali anche la pittura sul campo per cogliere al meglio le prime impressioni ricevute, per poi trasferirle sulla tela. Tuttavia, le sue opere non ricevettero il dovuto riconoscimento dai critici contemporanei. L’impressionista, nonostante le grandi radici nel movimento, venne relegato all’ombra di altri artisti che iniziarono con le impressioni per poi evolvere uno stile che si discostava chiaramente dai principi iniziali.

Alfred Sisley, Ponte a Villeneuve la Garenne (1872)

Quindi Sisley, nonostante la sua grande sensibilità, venne messo in un angolo. Anche Van Gogh, pittore riconosciuto come uno dei padri della pittura moderna, ebbe un destino similare: mentre era in vita, riuscì a vendere ad un prezzo stracciato pochissimi dipinti, mentre successivamente guadagnò una fama senza precedenti, grazie al suo stile inconfondibile nel mettere su tela le sue emozioni con un uso mirato del colore.

La vita di entrambi gli artisti è stata segnata da molta sofferenza, ma anche dalla presenza di un appoggio di tipo personale e familiare importante, affinché essi si potessero dedicare a tout court al mondo dell’arte: Sisley trovò appoggio prima sul padre, il quale riusciva a mantenere economicamente il figlio, poi sulla moglie, la quale sosteneva l’artista dal punto di vista emotivo. Van Gogh trovò l’ancora di salvezza in suo fratello, Theo, il quale sostenne appieno la sua carriera artistica, nonostante non fosse fruttifera. Questo aspetto contribuisce a pieno a designare l’immagine del pittore moderno: a fronte delle grandi difficoltà che accompagnano la carriera dell’artista, essi sono stati capaci di dedicarsi alla propria passione, invece che ad una professione che profittasse dal punto di vista economico, anche grazie a dei saldi aiuti provenienti dalla propria famiglia.

Alfred Sisley, La barque pendant l’inondation, Port-Marly (1876

La motivazione che sta alla base della mancata approvazione di tali opere da parte dei critici a loro contemporanei rimane un mistero. Entrambi segnarono in maniera inverosimile il contesto artistico in cui vivevano e creavano, eppure non trovarono via facile per far accettare la propria arte. Sta di fatto che essi rispecchiano appieno la metafora dell’artista moderno, il quale vive all’estremo per convogliare al meglio l’arte sulle tele, per poi trovare successo postumo. Probabilmente, si dovrebbe sviluppare un occhio attento verso quegli artisti che sono “nati troppo presto”, che sono prematuri, permettendo quindi che il valore artistico di questi personaggi abbia finalmente un resoconto immediato rispetto all’apporto dato, nonostante non trovino spesso corrispondenza con la tendenza artistica della propria epoca. Oltre a pensare all’aspetto esistenziale dell’artista come persona (incompreso, preda di continui fallimenti) che è di fondamentale importanza, è anche importante riflettere sul fatto che restando ammutoliti di fronte a quadri visionari si rende il processo di evoluzione artistica saturo, privo di spessore.

Alfred Sisley ha riscontrato una grande notorietà negli ultimi tempi grazie ai suoi paesaggi chiari e luminosi, guadagnando finalmente il rispetto che gli si deve.

L’arte può piacere o non piacere, ma questo non dovrebbe essere l’unico parametro di giudizio: si dovrebbe anche valorizzare il grande impegno che l’artista, nella sua vita, ha messo nelle sue opere. È grazie ad un occhio meno critico ma più sensibile che l’arte può andare avanti, inesorabilmente.

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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