“Killing commendatore”, il nuovo Murakami arriva in Italia

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A Milano sta piovendo parecchio in questo periodo, e pare andrà avanti per giorni. Ormai è autunno, è scattata l’ora solare e le lancette, lentamente per alcuni o più rapidamente per la percezione di altri, hanno compiuto un giro indietro. Il cielo è scuro, la pioggia non fa tanto rumore, ma si ha meno paura avendo vicino una di queste due cose: una melodia di Joe Hisaishi e un libro di Haruki Murakami. Addirittura, il significato stesso della parola notte, se di norma gli si attribuisce un senso di inquietudine, può cambiare e disvelarsi entro un’armonia suggestiva e impensata.

Il sonno secondo il sogno di Murakami

Per chi ci riesce, perdersi nei suoni combinati musicalmente dal maestro regista accompagnatore al piano di Hayao Miyazaki oppure nei ritmi di Norihiro Tsuru, può essere un’idea da integrare con la lettura del nuovo romanzo di Haruki Murakami, che finalmente è uscito anche in Italia. C’era da aspettarselo, come da copione una fiumana di italiani giapponesiggianti ha fatto file interminabili per accaparrarsi una copia del nuovo capolavoro del genio letterario originario di Kyoto. Murakami, una sensibilità che non ha esitato a farsi strada, intraprendendo una percorso abile nell’unire in maniera peculiare i fili della cultura giapponese con quelli americani, in una commistione di coerenze uniche e non poi tanto lontane, per quanto proiettate su sensibilità differenti.

La fiducia, come un adolescente no? perché sapevo quello che amavo. Amavo leggere. Amavo ascoltare la musica e amavo i gatti. Queste tre cose. Quindi anche se ero un ragazzo potevo essere felice perché sapevo quello che amavo. Queste tre cose non sono cambiate nella mia giovinezza. So quello che amo, ancora adesso. Questa è la fiducia. Se non si conosce ciò che si ama, si è persi.

Kishidancho Goroshi, ovvero “L’assasinio del commendatore” (parte 1), era stato stampato e diffuso nel Sol Levante già nel febbraio 2017, mentre qui si è dovuto attendere. Ma ora non c’è più da aspettare, questa è la trama firmata Einaudi: “Un pittore che sa intuire i segreti dietro i volti delle persone che ritrae. Un quadro inquietante di un grande maestro ritrovato dopo decenni in un sottotetto. Una casa nel bosco circondata da strani vicini. E una campanella che inizia a suonare tra gli alberi nel cuore della notte”. Questi sono gli elementi che offrono un’ipotesi sulla trama, e come sempre capita per i libri di Murakami, aprono un mondo e infiniti altri senza svelare nulla di preciso.

Quanta forza può avere, in realtà, un cuore che si è smarrito? (La fine del mondo e il paese delle meraviglie)

Una trama razionale può non trasmettere concretezza nè garantire punti saldi per 200 pagine, eppure offrire una quantità di sensazioni che nel mondo reale si vivono e sentono proprie molto più di tanti schizzi realistici e veritieri. Dunque non c’è da stupirsi se il pittore di Murakami descritto nella trama, con la sua intuizione, ricordi Dorian Gray ma allo stesso tempo a qualcun altro faccia venire alla mente se stesso con una tavolozza in mano, mentre per talune altre menti sia la personificazione di un artista qualunque, intento a compiere un’azione nella notte, colorata o forse in bianco e nero.

Una personalità che, sempre stando alla bozza della storia, è in grado di raggiungere, stanandoli, i segreti viaggiatori dietro un volto, seguendo la logica secondo la quale:

Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto, l’altro è guardare gli occhi e basta…Come se fossero il volto

Occhi gialli come quelli dei gatti neri scodinzolanti sui cornicioni pendenti e indecisi tra un mondo e l’altro, come in Kafka sulla spiaggia oppure azzurri come una misteriosa crisalide antropomorfa dalle fattezze femminili di cui chiunque finisce per invaghirsi (1Q84)? Una casa nella foresta e una campanella, un’epifania o un ritorno joyciano indietro nei meandri di qualche paesaggio lontano, perso tra le foglie autunnali di qualche strano ricordo: scena bizzarra, vera, immaginata o irreale del tutto?

A voi l’interpretazione, come direbbe Murakami, e buona lettura!

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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