la nuova era dell’influencer marketing: sushi a premi in base ai follower

a Milano apre il (primo) ristorante in cui sarà possibile pagare il conto in base al numero dei propri follower

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Influencer e follower, pistoleri del dito cibernetico e social addicted si fanno strada nella giungla moderna.

Ottobre, in via Lazzaro Papi a Milano, in zona Porta Romana, apre il (primo) ristorante in cui sarà possibile pagare il conto in base al numero dei propri follower.

L’idea arriva da uno dei locali della catena This is not a Sushi Bar (sushi delivery). Per chi voglia conquistare il premio culinario è d’obbligo scattare alcune foto al piatto o al locale e pubblicarle sui social. Provocazione e pubblicità, il locale strizza l’occhio ai sedicenti influencer o aspiranti tali, sempre in cerca di qualche appetitosa offerta.

Così, se in passato si aspirava ad entrare nei ristoranti o boutique delle celebrities pensando di trovare eccellenza e qualità perché scelti appunto da illustri personaggi, o con la speranza di incontrarli, oggigiorno si è tutto capovolto. L’influencer viene pagato per dire al pubblico quali brand acquistare, dove consumare, quali gusti avere. Consigli e raccomandazioni che, sull’onda della notorietà e consenso mediatico, muovono cifre importanti.

L’influencer marketing si posiziona sul podio delle strategie pubblicitarie più utilizzate. Secondo quanto riporta eMarketer negli Stati Uniti gli influencer hanno generato un traffico di circa 570 milioni di dollari nel 2016. Si stima che entro il 2019 solo su Instagram l’influencer marketing possa sfondare il traguardo di 2,3 miliardi di dollari, raddoppiando in 24 mesi il miliardo di dollari previsto per quest’anno.

I cachet sono stellari, si possono pagare fino a 300mila dollari per un post di personaggi che hanno un’audience di milioni di follower. E’ il caso della stellare Kim Kardashian, l’influencer più importante e potente del mondo; premiata dal CFDA nel giugno di quest’anno con il primo Influencer Award. Per un post della beauty influencer Huda Kattan le cifre partono dai 18mila dollari. La bella irachena ha conquistato i social, riuscendo a costruire un vero e proprio impero stimato in oltre 550 milioni di dollari, già inserita nell’ambita classifica de America’s Richest Self-Made Women. Sembra più economica Chiara Ferragni: per l’italiana scelta da Forbes tra le potenti influencer, con oltre duecento negozi nel mondo ed un patrimonio stimato in decine di milioni di dollari, un suo post vale dai 12mila dollari in su (Blogmeter,HopperHQ).

Il mondo degli influencer, però, è appeso ad un click ed il popolo internet forte del potere da testiera può rovesciarne le sorti.

Ne sono un (triste) esempio le fidanzate e troniste punite dal defollower che, perdendo circa innumerevoli fan al secondo, hanno visto un tracollo di milioni e la fuga dei brand che le avevano ingaggiate.

Paul Stevenson, il proprietario del White Moose Cafe di Dublino  ha deciso di pubblicare la mail di una blogger che chiedeva di alloggiare gratis nel suo albergo in cambio di visibilità. Ottenendo comunque pubblicità a suo vantaggio, Stevenson ha lanciato una steccata non da poco alla biondissima influencer, screditandola in mondo visione.

Dear Social Influencer,

Thank you for your email looking for free accommodation in return for exposure. It takes a lot of balls to send an email like that, if not much self-respect and dignity.

If I let you stay here in return for a feature in your video, who is going to pay the staff who look after you? Who is going to pay the housekeepers who clean your room? The waiters who serve you breakfast? The receptionist who checks you in? Who is going to pay for the light and heat you use during your stay? The laundering of your bed sheets? The water rates? Maybe I should tell my staff they will be featured in your video in lieu of receiving payment for work carried out while you’re in residence? (…)I would never in a million years ask anyone for anything for free. I also blog a bit, but do not make me any better than anyone else or afford me the right to not pay for something everyone else has to pay for. In future, I’d advise you to offer to pay your way like everyone else, and if the hotel in question believes your coverage will help them, maybe they’ll give you a complimentary upgrade to a suite. (…) P.S. the answer is NO.

Al pari dei testimonial delle pubblicità, la fiducia con il pubblico è fondamentale per le dinamiche commerciali. L’influencer dovrebbe avere una combinazione di content, audience, engagement, reach, loyalty, activity. Tutto questo perché può influenzare e condizionare realmente il pensiero, il comportamento d’acquisto dei consumatori.

Secondo lo studio The State of the Influencer Marketing di Klear, nel 2017 vi sono stati ben 1 milione e mezzo di post a natura pubblicitaria, con una crescita del 198%, moda e beauty le maggiori investitrici. Il successo di questo tipo di pubblicità è alimentato da immediatezza e visibilità, spesso preferendo al singolo influencer notissimo, un pool di personaggi anche se di fama minore.

Il contatto diretto e la ricerca di autenticità sono temi sempre più sentiti nel mondo del social commerce e dell’e-commerce. Nell’era del super tecnologico, dunque, la nuova frontiera del retail si spinge nelle relazioni vicine, con consigli quasi tra confidenti. E così arriva anche Lil Miquela la modella brasiliano-statunitense da 677mila follower ed interazioni con l’alta moda, Prada e Diesel sono solo alcuni dei brand che hanno collaborato con lei sulle piattaforme social. Ma Lil Miquela non esiste, è solo un avatar che risponde perfettamente alle esigenze moderne.

 

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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