Lezioni d’Arte – Bronzino: il trionfo dell’eros e la lussuria smascherata

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La Gelosia, dettaglio

L’Agnolo Bronzino (Firenze, 1503-1572) non fu solo abile ritrattista della famiglia Medici ma fu anche pittore di interessanti capolavori manieristici. Una sua allegoria, conservata oggi alla National Gallery di Londra, intitolata Allegoria del trionfo di Venere, è fra le più enigmatiche ed erotiche allo stesso tempo.

Il dipinto è un dono di Cosimo de’Medici per il re di Francia Francesco I, per questo l’artista poteva permettersi una tematica così ammiccante come il trionfo dell’amore sensuale. Entrambi i nobili signori amavano possedere nei propri ambienti privati opere erotiche con fanciulle nude, così belle da sembrar vere.

Gli occhi sono tutti puntati sulla Venere nuda, di singolare bellezza, baciata da un Cupido adolescente. Il gesto rende l’immagine ambigua e piccante, non è affatto un bacio materno ma una vera e propria allusione erotica.

In ogni elemento del quadro si nascondono plurimi significati, come tasselli di un puzzle che lentamente formano il messaggio finale. Stratagemmi molto apprezzati questi nelle corti nobiliari in cui l’opera d’arte non solo dilettava la vista ma anche l’intuito e l’ingegno dell’osservatore chiamato a decifrarne le allegorie criptiche. Così dietro il bacio della Venere con Cupido si nasconde la raffigurazione della passione amorosa in tutte le sue sfaccettature.

Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere

Venere ha in mano il pomo d’oro, l’attributo che la contraddistingue dal Giudizio di Paride, quando fu eletta come la più bella. Nell’altra mano stringe la freccia che nasconde alla vista di Cupido, il quale raffigurato in una torsione inusuale, con una mano accarezza il seno della madre e con l’altra le sta rubando il diadema dal capo. È una sorta di inganno reciproco. Il gruppo è circondato da elementi che alludono al lasciarsi andare all’amore, alla lascivia e alla passione come il cuscino sul quale poggia Cupido, le colombe bianche e la pianta di mirto ai suoi piedi.

È un monito: abbandonarsi soltanto all’amore carnale può ingannare l’uomo.

Ai piedi di Venere richiamano l’attenzione due maschere, una dal volto più anziano e l’altra di una giovane donna. Sono in contrasto fra di loro e vanno collegate agli altri personaggi della scena. Vicino alla coppia un piccolo amorino, giocoso ed illuminato, con in mano dei petali di rose e una cavigliera al piede, è l’espressione immediata dell’amore: la gioia. Ma se guardiamo attentamente, se in un piede porta dei campanelli nell’altro c’è del sangue, si è ferito con delle spine. Dietro di lui nella penombra si affaccia una fanciulla dal volto angelico: è la proprietaria delle due maschere, vestita con un elegante abito verde da quale però fuoriescono degli artigli, un corpo squamato ed una coda come quella di un drago. È la Frode, l’Inganno, con la doppia faccia e le mani nelle direzioni opposte: con una offre un favo di miele e con l’altra un animale velenoso. L’amore sensuale ha una doppia faccia e la verità è occultata dall’inganno, la passione amorosa può farti gioire e può causarti del male. A sinistra una donna anziana in preda alle urla, ritratta nel gesto di strapparsi via i capelli tra le lacrime, è la rappresentazione della Gelosia, un sentimento folle che unisce la negatività dell’invidia e della disperazione.

Il tempo, dettaglio

Mentre questi simboli circondano il gruppo protagonista della Lussuria, rappresentando gli effetti della passione carnale, nella parte alta del dipinto qualcosa accade. Il manto blu che faceva da sfondo alla scena sta per cadere, smascherato dalla figura di un uomo anziano. Gli attributi delle ali e della clessidra lo identificano come il Padre Tempo che svela la Verità.

Ci immaginavamo forse la Verità come una meravigliosa fanciulla, mentre il Bronzino la raffigura come impaurita e anche piena di disgusto. È stata smascherata, la Verità figlia del Tempo che tutto porta alla luce interrompendo le gioie della passione sensuale e mostrando la vera faccia dell’eros.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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