I grandi saggi – Sulla stupidità, saggio di Robert Musil sui pericoli sociopolitici della carenza di cervello

Robert Musil, Sulla Stupidità

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Ne scegliamo uno tra molti, di saggi che trattano, direttamente o indirettamente, un argomento a noi estremamente caro e terribilmente attuale: la stupidità. E il testo che eleggiamo a vademecum, almeno per il momento, è intitolato semplicemente Sulla stupidità, un titolo che anche uno stupido potrebbe capire (mentre ad esempio un titolo come 50 sfumature di grigio potrebbe, ragionevolmente, essere scambiato per un catalogo di pitture acriliche per interni). Autore, quel Robert Musil che i più conoscono, per sentito dire, per il romanzo incompiuto L’uomo senza qualità: il quale poi, rappresentato dal protagonista Ullrich, senza qualità non era affatto, anzi, uomo di multiforme ingegno, bensì incapace di metterle a frutto positivamente secondo le proprie inclinazioni. In sostanza, quindi, uno stupido, almeo per certi versi e secondo certe accezioni.

Immagine di Robert Musil

Sulla stupidità di Musil è in realtà il testo di una conferenza tenuta a Vienna dallo scrittore nel 1937, su invito della Lega Austriaca del Lavoro, che è possibile trovare da solo o assieme ad altri scritti. Dal principio, Musil opera un distinguo tra due tipi di stupidità, una dovuta a una congenita labilità del carattere e dell’ingegno, e l’altra, paradossalmente, segno di una forma di intelligenza. Ha un bel dire, oggi, Piergiorgio Odifreddi, che il 90 per cento degli italiani è stupido: «Di tanto in tanto siamo tutti stupidi. Di tanto in tanto siamo addirittura costretti ad agire alla cieca, almeno in parte, altrimenti il mondo si fermerebbe».

La stupidità è multiforme, quindi; può addirittura assumere l’aspetto di una pausa, una mezz’ora davanti ad una soap opera o ad un programma trash che si concedono gli spiriti più acuti. Un sonno rigenerante dalle pieghe defatiganti dell’intelligenza, per così dire. Musil, molto intelligentemente, tratteggia per la stupidità qualità insospettate: «Se la stupidità non assomigliasse tanto al progresso, al talento, alla speranza e al miglioramento… nessuno vorrebbe essere stupido». Ed ero, lo ribadiamo, il 1937: non vi erano ancora i reality, i social, mixare brani in discoteca non era considerato ancora un mestiere né lo era giocare (in qualsivoglia forma) a palla. Il pensiero trema ad immaginare cosa potrebbe scrivere oggi, davanti a gente che aspira a far l’influencer o a mostrare il culo, una penna caustica come quella di Musil.

Il testo della conferenza
no dei tanti aforismi sulla questione della stupidità

Il tema della stupidità è vastissimo ed inesauribile, un po’ per la tendenza al non controllo delle nascite della mamma degli stupidi (e come potrebbe costei arrivarci?). Nonostante pagine francamente divertenti al limite della comicità (intelligente), Robert Musil fa di Sulla Stupidità un discorso estremamente serio e ponderato: partendo dalla valutazione che il dominio vergognoso che ha la stupidità su di noi sia poco studiato, dichiara la propria convinzione che la trattazione del problema poteva (potrebbe) essere importante per l’umanità. La prima forma di stupidità, di cui abbiamo accennato sopra, è povera di immagini e parole, ama la banalità e la ripetizione perché consente a pochi concetti di fissarsi bene, parla per luoghi comuni e si ferma ai livelli base dell’apprendimento; la seconda, per contro, è assai più pericolosa, è una vera malattia dell’educazione, ossia una ineducazione o una educazione errata che spesso può arrivare, osando, alle più elevate intellettualità ed essere pericolosa per la mente e per la vita, perché «Non c’è praticamente nessun pensiero importante che la stupidità non sia in grado di utilizzare, essa è mobile in tutti i sensi e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha una sola veste in ogni occasione, e solo una via, ed è sempre in svantaggio».

Una forma di stupidità collettiva delle più letali

Mai sottovalutare il potere degli stupidi in largo numero, uno stupido è uno stupido ma diecimila stupidi sono un partito politico: innumerevoli sono gli aforismi sulla stupidità che potremmo citare a sostegno delle tesi di Musil, e a riprova della sua attualità. Ma se il tema della stupidità aveva sempre appassionato Musil, l’aspetto più interessante è quello contingente per se stesso, che di lì a poco dovrà riparare in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni razziali: una stupidità che si trova anche nell’Umberto Eco de Il fascismo eterno, in Alda Merini che dice La cattiveria è degli stupidi, di quelli che non hanno capito che non viviamo in eterno.

Che si trova oggi, su ogni social e ad ogni angolo di strada.

Secondo Robert Musil, uno studio, delle riflessioni sulla stupidità sono fondamentali per l’umanità soprattutto nei suoi anni più difficili, quando diventa «una umanità tormentata dalla sua vile crudeltà verso i deboli». Tutti i fascismi, tutte le forme di crudeltà, tutte le xenofobie sono aspetti diversi della stupidità, questo il messaggio di Robert Musil, a cui ci associamo.

Se ne può lecitamente concludere che una simile riflessione è urgente e imprescindibile.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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