Gianni Rodari: una vita dedicata alla fantasia

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Gianni Rodari: una vita dedicata alla fantasia

image1Gianni Rodari, nato il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta da Giuseppe Rodari e Maddalena Aricocchi, fu un giornalista e scrittore divenuto celebre per le sue filastrocche e poesie per ragazzi, e che, grazie alla sua indole alla fantasticheria e alla sua vena creativa, rivoluzionò la letteratura per questi ultimi.

Frequentò nel suo paese natale le prime quattro classi delle scuole elementari e nel 1929, dopo la morte del padre, si trasferì a Gavirate, in provincia di Varese, dove visse dal 1930 al 1947. Nel 1931 fece richiesta per entrare nel seminario cattolico di San Pietro Martire, in provincia di Milano, per frequentare il ginnasio, dove entrò e subito si distinse per le sue ottime capacità. Nonostante questo però, la madre comprese che questa non era la strada giusta per Gianni e, quindi, nel 1934 lo ritirò e lo iscrisse alle magistrali. Anni intensi questi per lo scrittore che, oltre agli studi, passava i suoi pomeriggi dilettandosi con le lezioni di violino. Nonostante la madre fosse contraria, Rodari formò perfino un trio con degli amici ed insieme cominciarono a suonare nelle osterie e nei cortili della zona.

Diplomatosi come maestro nel 1937, la sua esperienza fu deludente dal punto di vista accademico, che mai lo stimolò pienamente ma, tuttavia, rimase affascinato dalla fantasia dei bambini che addirittura lo aiutavano a correggere le sue stesse opere. Inoltre, nutriva una grande curiosità intellettuale per le opere di Nietzsche, Schopenhauer, Lenin, Stalin e Trotzkij che lo portarono, come lui stesso afferma, a «criticare coscientemente il corporativismo» e farlo «incuriosire sul marxismo come concezione del mondo». Fu per l’influenza di queste teorie e di altri traumatici eventi quali la morte dei due suoi migliori amici durante la Seconda Guerra Mondiale e l’internamento del fratello in un campo di concentramento, che gli fecero prendere la decisione di gettare l’uniforme a lui assegnatali dalla Repubblica di Salò e di entrare, il 1º maggio 1944, nel Partito Comunista.

Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945 Rodari iniziò la sua carriera giornalistica, prima dirigendo L’Ordine Nuovo ed in seguito, nel 1947 arrivando a L’Unità di Milano dove divenne prima cronista, poi capo cronista ed inviato speciale. Spinto da una particolare attenzione che rivolgeva al mondo dei giovani, nel 1950 lasciò Milano alla volta di Roma, dove fondò e diresse Pionere, giornale per ragazzi con il quale collaborò circa dieci anni.

image2Nel 1951, in pieno clima Guerra Fredda, venne scomunicato dal Vaticano che lo definì come «un ex-seminarista cristiano diventato diabolico» e, per tale ragione, molti dei suoi libri vennero bruciati. In questi anni pubblicò il suo primo Libro delle filastrocche ed il Romanzo di Cipollino, e nel 1953 fondò Avanguardia, giornale nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana.

Nonostante le varie collaborazioni e pubblicazioni su vari quotidiani e periodici, entrò nell’Albo dei giornalisti soltanto del 1957 e l’anno successivo passò a lavorare a Paese Sera come inviato speciale. Questo fu un periodo di svolta per lo scrittore che finalmente fece la scelta che contrassegnò tutta la sua vita: affiancare al lavoro di scrittore per l’infanzia quello di un giornalismo politico non partitico.
Nel 1960 cominciò a pubblicare per Einaudi e divenne famoso in tutta Italia ma, soltanto nel 1962-1963 raggiunse una certa tranquillità economica grazie alla collaborazione a La via migliore e a I quindici. L’anno successivo pubblicò La freccia azzurra, opera dalla quale fu tratto l’omonimo film di animazione del 1996.

Dopo un’intesa attività per quanto riguarda il mondo con i bambini, Rodari ricominciò nel 1970 a pubblicare per Einaudi ed Editori Riuniti ma a causa della notevole mole di lavoro e delle sue condizioni fisiche precarie, questo non risultò essere per un lui un periodo favorevole dal punto di vista della sua produzione. Sempre nel 1970 lasciò Paese Sera e vinse il Premio Andersen, noto anche come “Piccolo premio Nobel” della narrativa per l’infanzia.

Capolavoro pedagogico, nel 1973 uscì Grammatica della Fantasia: introduzione all’arte di inventare storie, saggio rivolto a insegnanti e genitori nel quale Rodari si prefisse obbiettivi didattici. Si recò a Roma nel 1980 per farsi operare alla gamba sinistra ma morì quattro giorni dopo, il 14 aprile 1980, per un collasso cardiaco, all’età di 59 anni.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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