#EtinArcadiaEgo – Walking school sulla Via Appia, fra miserie e splendori

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Una prima volta esaltante, a detta degli stessi partecipanti, quella del primo esperimento di walking school, promossa e organizzata da alcuni studenti della facoltà di lettere dell’Università Cattolica. Una trentina di giovani, provenienti dalle sedi di Milano e Brescia, hanno affrontato una quattro giorni di cammino sulla celebre Via Appia antica, la Regina viarum del sistema stradale romano. Partiti il 29 settembre da Milano, il gruppo ha trascorso una giornata intensa a Roma fra la Domus Aurea e il palazzo dei Cavalieri di Malta prima di avviarsi il giorno seguente lungo l’Appia, attraverso la Porta Capena che segnava il confine della città. Ottanta i chilometri percorsi, secondo il più classico dei “gambe in spalla e pedalare”, con tappe notturne ad Albano Laziale e Genzano. Ma da cosa è nata questa iniziativa che, almeno nel panorama italiano, non ha decisamente molti eguali?

Il camminare insieme è topos di humanitas ricorrente nella storia dell’uomo, dal viaggio degli Argonauti (balzato agli onori di cronaca grazie all’eccellente libro di Andrea Marcolongo) fino al mondo di oggi, dove l’esperienza del cammino è parte dei sogni dei giovani (pensiamo al Cammini di Santiago o alla Via Francigena). La salita al Monte Ventoso del Petrarca è forse la vetta, insuperabile ne

Una parte del gruppo

lla letteratura italiana, di questo sentimento E’ bastato dunque l’entusiasmo e la volontà di alcuni studenti, con un piccolo aiuto economico dell’Università Cattolica, a far partire l’iniziativa.

Dopo un primo giorno speso interamente nella capitale, i quasi trenta chilometri che separano Porta Capena da Albano Laziale, che moltissimi storici identificano con quella Alba Longa che diede i natali a Roma, hanno occupato la seconda giornata. Nel terzo, sfidando la pioggia, il gruppo si è diretto verso la residenza papale di Castel Gandolfo, dopo aver costeggiato l’antico teatro di Albano e il lago per poi scendere e risalire alla volta di Genzano.

La Via Appia, vero cardine della viabilità in epoca antica, è uno spaccato piuttosto esemplare dell’Italia di oggi: mutevole, in grado di passare da grande via acciottolata a sentierino a serpente circondato da fiumiciattoli, talvolta persino misti a condotti fognari. E poi ville, enormi residenze con sorti diametralmente opposte: le nuove, magnifici possedimenti dei romani abbienti, si nascondono al mondo dietro robuste cancellate e telecamere; e quelle antiche, di cui rimangono solo resti, ricoperti d’edera e piante, spesso dimenticate. I sepolcri antichi, imponenti e ricchissimi di storia, si ergono lungo la strada ma spesso si scoprono ricoperti di incuria e, alle volte, da successive costruzioni.

La Via Appia

Spicca, chiaro ed evidente, l’annoso problema che investe l’Italia della cultura: l’assuefazione all’antico. Viviamo, soprattutto nel Lazio cuore di Roma antica, circondati da ogni parte da capolavori per tutti magnifici ma per noi, spesso, considerati semplicemente parte del quotidiano.

 

Il poeta Orazio, nel descrivere la Via Appia, afferma che minus gravis est Appia tardis. Più tranquilla, dice, è la Via Appia per coloro che non si affrettano. Amante della vita sedentaria e della pace quotidiana, Orazio non si dice esattamente felice di intraprendere un lungo viaggio alla volta di Brindisi (Satire I, 5) ma la sua è una delle più vivaci descrizioni dell’imponente sistema di collegamento stradale romano, un autentico capolavoro di ingegneria e progettazione. Una strada che oggi si erge, come già detto a specchio dell’Italia.

Il feedback dei partecipanti è stato persino oltre l’entusiastico. Mentre esperienze simili sono comuni nel mondo universitario anglosassone (soprattutto per utili momenti di team building) in Italia l’accademia, al solito, resta trionfale. E dire che l’università è nata itinerante, con l’esperienza dei clerici vagantes che sperimentavano il senso comunitario dell’imparare insieme. Che sia l’inizio di un progetto da ripetere?

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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