Una risata CI seppellirà, probabilmente: un pericolo per la democrazia viene dalla libertà di critica

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La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà, frase dalla paternità incerta ma dall’uso certissimo, utilizzata dai movimenti anarchici recenti, dai recentissimi pseudo-radical-chic, sicuramente motto anarchico fin dall’800, ha animato e rianimato moltitudini di contestatori di ogni forma di potere costituito in forma repressiva, e costituito il nerbo concettuale e programmatico della satira contemporanea.

Oggi, divenuta intimamente falsa. Ed estremamente pericolosa.

Fu vera satira, o cinismo?

Una grande anarchica del XX secolo, Piperita Patty, ebbe modo di dire in tenera età, rivolta alla sua maestra, la lapidaria sentenza L’ironia non le si addice, signora; locuzione che fa il paio con quella attribuita a Pitagora, L’ironia è il lato intelligente di una persona, di base ce l’ha solo chi è all’altezza. Se il 50% degli italiani non sa distinguere una fake news, se il 90 per cento degli stessi è stupido, se agli analfabeti funzionali sono il 66% (cifre date assolutamente a caso, ci pregiamo di far notare) in che modo ironia, sarcasmo, black humour e satira, tutti concetti intimamente connessi tra loro, potranno mai funzionare oggigiorno? Come pretendere che i potenziali fruitori posseggano le competenze culturali per accedere correttamente ad espressioni moralistiche ad effetto comico che critichino più o meno ferocemente costumi, atteggiamenti comuni all’universalità umana, aspetti e personaggi tipici della vita contemporanea, di una categoria o addirittura archetipici della natura umana?

Sottile è, ovvero può essere, il discrimine tra fake news e satira, tra sarcasmo e diffamazione: anche grazie al distorto concetto di politically correct assistiamo a come il diritto di satira venga negato in base agli urti patiti dalla comune sensibilità, mentre su notizie fasulle ma verosimili e comunque capaci di aizzare un immaginario collettivo giustizialista vengano costruite carriere e destini politici, tanto che abbiamo recentemente assistito ad affermazioni secondo le quale vigerebbe un diritto di espressione anche per le notizie false, in quanto forma di comunicazione.

Come sottovalutare i fatti di Riace

Su tutto questo si instaura il potere del web, che ha dato libero accesso alle informazioni (in apparenza) ma anche libera espressione a legioni di imbecilli. L’abbassamento del livello di preparazione generalmente inteso ha fatto sì che si abbassassero le aspettative generali, e per il noto effetto Dunning-Kruger si alzassero quelle individuali: chiunque sia in grado di impugnare una matita e mettere su carta una battuta da osteria è titolato a ritenersi disegnatore satirico. E trova seguaci, anzi followers.

Il risultato è, ancora una volta, l’abbassamento del livello del tono del confronto, e financo dello scontro, e veniamo assaliti da ogni parte da disegnatori e umoristi che passano le loro giornate a comminare commentarii de bello civili che vengono diffusi tramite social e programmi di messaggistica. Senza discriminante alcuna. Il rischio, a questo punto, non è solo quello, già realizzato nella prassi quotidiana, di trovarsi sommersi da umorismo forzato, volgare, da disegni senza stile, senza ricerca, senza autocritica, senza invenzione linguistica degna di nota, senza sottigliezza (che dovrebbe essere un presupposto dell’ironia e, per la proprietà transitiva, della satira).

Black Humour o battuta volgare, questo è il dilemma

Il rischio principale è l’assuefazione e conseguentemente la sottovalutazione, che consegue peraltro allo sminuire dei problemi ritratti. I provvedimenti verso i bambini stranieri di Lodi e Monfalcone, il caso Cucchi, Riace, il rinascente squadrismo: sono tutti argomenti che vengono toccati dalla satira fai-da-te del webbe, in maniera ripetitiva e ossessiva. Il messaggio subliminale, dopo decine di battute umoristiche (a volte anche divertenti, il che è un’aggravante) grafiche e verbali, è che la questione può essere tranquillamente oggetto di scherzo: scherzo, non satira. Può essere sminuita, sottovalutata, derisa e rimossa.

Esiste, è evidente, un progetto (per quanto confuso come le menti dei suoi propugnatori) di diminuzione della conoscenza, della dignità, della morale e dell’estetica: a ben guardare, la satira, quella che con la risata doveva seppellire ogni regime dittatoriale di qualsiasi natura e colore, è uno dei sistemi più subdoli ed efficaci per il mantenimento del sistema; ossia, come il politically correct, un cavallo di Troia.

Per qualche like e poco altro, una manciata di denari guadagnati stando dietro ad uno schermo invece che davanti ad un tornio magari, i pretoriani della libertà di espressione difendono a spada tratta quello che apparentemente stanno mettendo alla berlina, spesso senza neppure rendersene conto. Soprattutto, viene costantemente diminuito il valore, sia dell’oggetto della satira, che di quello che per contro dovrebbe venir da essa difeso, che in ultima analisi è la satira stessa. La realtà non è semplicemente dicotomica, ma si può ben dire che la visione di Aldous Huxley, in questo, sia più lungimirante di quella di Orwell: etica e morale si stanno diluendo in una soluzione di volgarità, ignoranza e ridondanza di informazioni superflue.

Davanti alla ridondanza

E senza mai giungere a proibirla o nemmeno regolamentarle, ma lasciandola assolutamente e sempre più libera di esprimersi, la satira è stata disinnescata ed è passata ad essere un reale pericolo per la democrazia, grazie alla collaborazione di un volonteroso esercito di inconsapevoli guardie di confine bulgare.

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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