La sinistra si è venduta al miglior offerente, viva il capitalismo!

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Liberalizzare è di sinistra, privatizzare è di destra. Più che un’affermazione, un pensiero o un’entità politica, questa frase – apparentemente banale – è stata per moltissimo tempo un vero e proprio slogan, anzi la carta d’identità di due fazioni politiche. Non occorre avere un dottorato in storia contemporanea per rendersi conto che il socialismo o le teorie marxiste vedessero nella statalizzazione l’unica via per la corretta amministrazione di uno stato e la pacifica convivenza tra gli individui. Eppure questa poetica e utopica teoria non ha mai avuto molta fortuna e le poche volte che è stata attuata si e rilevata insoddisfacente o incompleta. Basti pensare al leninismo, che per quanto coerente e organizzato a lungo andare dimostrò alcuni grossi limiti di gestione che sfociarono poi nello stalinismo; oppure ad Allende o Maduro: quando le cose non vanno come hanno previsto quelli che comandano il mondo, giusto per scomodare Chomsky, il golpe è nell’aria.

Nell’agosto del 2018 Genova è stata vittima di una strage che ha causato vittime e sciacallaggio di ogni genere su cui è meglio non tornare per rispetto dei genovesi e della loro intelligenza. On line e in ogni luogo d’incontro i tuttologi di turno si sono messi la maschera da ingegnere, architetto o statista ed hanno – in maniera ovviamente affrettata – tratto le loro conclusioni, che per deformazione professionale sono sempre giuste. In caso contrario ci si becca l’etichetta di buonista o parte integrante dei poteri forti.

La questione spinosa è sulla concessione delle autostrade ad un privato, ad una multinazionale per esattezza. Si sono scatenati fronti politici di ogni genere ed ognuno ha detto la sua, dimenticando che la privatizzazione è iniziata più di vent’anni fa, quando al governo c’era la sinistra (o almeno così volevano farsi chiamare).

Sì, perché una sinistra che privatizza, che affida le risorse dello stato a grandi aziende, che teme l’andamento dei mercati, che va incontro agli investitori a discapito dell’individuo di sinistra non ha nulla. Se qualcuno oggi si dichiara di sinistra e vede nel libero mercato e nel capitalismo l’unica alternativa perché è semplicemente la più utilizzata e sicura, sta mentendo: quella persona non può essere di sinistra e poco importa cosa dichiari. Chi ci fa credere che il libero mercato e la società capitalistica siano le uniche alternative vuole farci credere il falso.

Il grande Partito Comunista Italiano ai tempi ebbe le sue colpe. Stessa sorte al Partito Socialista e ad ogni altro singolo schieramento. I casi più eclatanti arrivano però dal 2008 in poi: nel mondo scoppia la grande crisi finanziaria, i mercati cadono i risparmiatori perdono tutto, le multinazionali continuano ad accumulare ricchezza. A confermare ciò sono stati alcuni ex manager che dal 2008 hanno dovuto cambiare mestiere. Tutti si fidavano troppo, spendevano soldi che non avevano, credevano ciecamente alla finanza, quella crisi è servita a dimostrare che il capitalismo non è quella bolla perfetta che si credeva. Dopo la crisi economica scatta la crisi sociale, e ancora una volta la sinistra si fa trovare impreparata. C’è la caccia al nemico, viene creato e studiato al tavolino, te lo fanno odiare al punto tale da non dare più importanza alla politica perché siamo in guerra e così che detiene il potere continua ad arricchirsi, fa approvare riforme del lavoro ottime per il proprio tornaconto e lo stato resta immobile perché non ha sovranità alcuna. Abbiamo fatto un salto indietro nel tempo e la crisi di fine secolo tra Ottocento e Novecento non è stata mai così attuale.

Uno stato in balìa del mercato è il fallimento della democrazia. Il mercato è un artificio creato dall’uomo e, essendo tale può e deve essere regolamentato da norme, la parola d’ordine dovrebbe essere equità, purtroppo è profitto.

La sinistra – quella vera – una volta combatteva davvero questa situazione, lottava per i diritti e anche per i doveri. Era contro le istituzioni millenarie che da sempre hanno favorito i giochi dei più forti. Oggi tutto ciò è sparito. In Italia abbiamo un partito che si definisce ancora di sinistra ma che paradossalmente può contare tra i suoi voti solo quelli di Confindustria e di qualche banchiere. È una sinistra elitaria, che combatte contro i mulini al vento e che nonostante tutto non ha ancora capito che l’unico vero ostacolo da abbattere è la bolla in cui si è rinchiusa.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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