“Sulla mia pelle” alla Statale di Milano: trasmettiamo umanità

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Stefano Cucchi

Del film Sulla mia pelle si è parlato molto, e del caso Cucchi nel suo complesso ancora di più, ma ciò non significa che non sia giusto continuare a parlarne. È da quel famigerato ottobre 2009 che la vita di Ilaria Cucchi non è più la stessa, perché da quel momento in poi ha deciso di spenderla per inseguire il valore della Giustizia; è da quel famigerato ottobre che la vita di un giovane è stata spezzata come mai si augurerebbe a qualcuno. Dunque, è da quel lontano 2009 che di mezze verità (e mezze bugie) se ne sono sentite troppe, e un caso giudiziario è diventato mediatico come non mai. Questo inevitabilmente nell’opinione pubblica, e non solo, ha alimentato dibattiti su dibattiti, e confusione su confusione, e così la produzione Netflix del film con Alessandro Borghi protagonista ora trova il suo perché, e si fa spazio nei meandri delle notizie e nelle menti degli spettatori, specialmente a pochi giorni dalle novità eclatanti sull’intero caso, sul pestaggio avvenuto nella stazione dei carabinieri di Roma che ha portato Stefano Cucchi alla morte dopo una settimana di oscura detenzione.

Aula Magna della Statale, Milano

L’Università degli Studi di Milano, grazie all’organizzazione di Unisì, ha proposto proprio nella giornata di giovedì 18 ottobre la proiezione del film nell’Aula Magna della sede di via Festa del Perdono per una riflessione sul tema, mostrando così sensibilizzazione per una questione giudiziaria italiana che in realtà nasconde molto altro: l’importanza di una storia personale, l’importanza del valore della vita stessa e così della libertà individuale e della sua tutela. 

Il silenzio che è calato in Aula Magna nel momento immediatamente successivo alla fine dei titoli di coda si poteva tagliare col coltello, come si suol dire. Un silenzio, quello di quasi mille studenti presenti, portatore di rispetto e di contegno per il dolore, l’incredulità e la rabbia che tutta la vicenda di Stefano Cucchi contiene in sé. Ecco questo semplice nome, Stefano. Se è vero che ogni nome contiene una storia, quello di Stefano ne contiene tante altre, a causa di tutte le persone come lui che hanno subito un’ingiustizia tale da strapparli da tutto ciò che avevano. Così, la storia di Cucchi è quella della sua famiglia, dei tribunali, delle inchieste, della battaglie legali di Ilaria, e via dicendo. È una storia in cui la responsabilità e l’ammissione della colpa sono quanto di più arduo e semplice allo stesso tempo si possa trasmettere.

Ilaria Cucchi

Non è una scelta casuale il fatto di coinvolgere centinaia di studenti universitari in un dibattito: se l’Università è luogo di formazione per le coscienze collettive, questo è un passo avanti, ne è una testimonianza. Si propone un atto di civiltà, di educazione e di informazione. È l’umanità il collante generale, il voler trasmettere un valore che va al di là della legalità: la stessa Ilaria Cucchi, via collegamento telefonico, ha ringraziato la Statale del suo gesto, tenendo a sottolineare il fatto che sono proprio la solidarietà e la voglia di trasmettere la verità innegabile i motori dell’intera vicenda, perché di ogni Stefano si salvino i diritti fondamentali di esseri umani. Ilaria ha lottato per molto tempo contro l’indifferenza, contro l’omertà: a ciascuno dovrebbe essere chiesto lo stesso, per far vincere finalmente ciò che contraddistingue l’uomo, semplicemente esserlo. Purtroppo sulla pelle di Stefano, e anche sulla nostra.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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