Vasco Pratolini: la storia che passa dalla cronaca quotidiana

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Vasco Pratolini: la storia che passa dalla cronaca quotidiana

2264_bnhoverÈ risaputo che i grandi letterati hanno spesso teso il loro sguardo all’analisi e alla rappresentazione di problemi di ampio respiro, riflettendo sui grandi temi del loro tempo, soprattutto se la loro formazione avveniva nelle grandi città culturali come Firenze. Quando la si cita non si può far almeno di pensare a Dante e al periodo rinascimentale. Ma il capoluogo toscano è stato snodo fondamentale della storia italiana anche in altre epoche, come quella del ventennio fascista. Ambiente che si è mostrato florido centro intellettuale anche in anni difficili della nostra storia nazionale. Prova di ciò è stata la nascita di riviste letterarie come Campo di Marte nel 1938 ad opera di autori di altissimo valore come Vasco Pratolini.

A differenza di molti altri famosi concittadini, Pratolini (Firenze, 19 ottobre 1913 – Roma, 12 gennaio 1991) nasce da una umilissima famiglia operaia e la vita gli riserva subito prove difficili: la perdita dei genitori e la separazione dal fratello. Queste esperienze condizioneranno, prima, la sua formazione e, dopo, la sua iniziale produzione letteraria, ma senza abbandonarlo mai. Infatti Vasco inizia a lavorare subito, cosa che non gli permette di studiare, dunque è costretto ad esercitarsi nella lettura sulle lapidi delle case fiorentineIl passo da queste a letture più formative è breve: Dickens, London, Dostoevskij, Manzoni, Tozzi.

cronache-di-poveri-amantiGli avvenimenti biografici influiscono sui primi lavori, tra i quali risalta Cronaca familiare (1947): l’autore espone il colloquio con il fratello morto, quasi un estraneo per l’autore, dove ripercorre la propria infanzia con tono intimista e con pagine caratterizzate da profonda commozione, per giungere infine alla conciliazione col familiare. Opera emblema della fase più marcatamente memorialista di Pratolini.

Successivamente egli muta parzialmente il suo sguardo in quanto la produzione immediatamente seguente si muove su un doppio binario: da un lato rimane la vocazione per la narrazione di scene di vita familiare e intimista, ma, dall’altro, il discrimine risiede nella forte connotazione sociale assunta dalle sue opere. Vasco si propone si raccontare la vita della disagiata classe operaia in modo nuovo, concependo le storie del difficile vissuto dei personaggi come veicolo per il racconto della storia della Firenze fascista.
Pratolini riesce a raccontare la “grande storia”, quella dei fenomeni e delle ideologie di massa novecentesche, attraverso il racconto dell’umile vivere quotidiano, in particolare di quello operaio. Il risultato è Cronache di poveri amanti (1947): le consuete vicende di tutti i giorni e i legami sentimentali degli abitanti di via del Corno si poggiano armonicamente sull’avvenimento storico dell’avvento del fascismo a Firenze, dove i protagonisti pongono la propria piccola “resistenza” al regime, subendone le drammatiche conseguenze sulla propria pelle. La vicinanza all’ambiente intellettuale della sinistra comunista e la partecipazione alla Resistenza sono state altre condizioni che hanno permesso la produzione dell’opera.

450077Cronache di poveri amanti è definibile come l’anticamera, per quanto riguarda le tematiche trattare, della trilogia Una storia italiana, composta da Metello (1955), Lo scialo (1960) e Allegoria e derisione (1966). L’intenzione di Pratolini è di ripercorrere la storia italiana dalla fine dell’Ottocento ai suoi giorni per investigare sulle cause della crisi di fine secolo, del crollo della borghesia e della nascita del Fascismo. Anche in questi tre libri l’autore utilizza come strumento espositivo spaccati di vita di singoli personaggi ai quali l’autore non rifiuta di conferire esperienze e caratteri autobiografici. L’esempio più chiaro è dato da Metello: il giovane Metello Salani è un giovane lavoratore operaio, trasferitosi a Firenze dopo essere rimasto orfano, che vive il movimento socialista degli anni 1875 – 1902 e le cui vicende di carattere politico coesistono con il suo tormentato percorso sentimentale che sfocia nel matrimonio con Ersilia. La vocazione sociale e intimista si compenetrano dando il là a quello che dalla critica letteraria è stato definito neorealismo.

Vasco Pratolini si è dimostrato un autore dalla sensibilità bivalente e unica allo stesso tempo: spirito civile e introspezione intimistica si fondono nelle sue opere, specchio della sua vita, vissuta sempre sul bordo, ma sempre con la magistrale capacità di rimanere in un equilibrio che si è tradotto, nella sua letteratura, in senso della misura e in uno stile elegante e discreto, così come la vita dei suoi personaggi, tanto veri da sembrare reali.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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