Un fumetto per raccontare il coraggio di Artemisia Gentileschi

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Artemisia di Nathalie Ferlut e Tamia Baudouin

Nathalie Ferlut e Tamia Baudouin rendono omaggio alla vita e al talento di Artemisia Gentileschi con una graphic – novel che ripercorre le tappe fondamentali di colei che ha cambiato il mondo dell’arte e della concezione della donna nella sua epoca.

La storia ha inizio nell’inverno del 1638 quando Artemisia, pittrice già affermata, intraprende un viaggio da Roma a Londra per incontrare il padre Orazio, artista a sua volta. Durante il tragitto in carrozza, la figlia Prudenzia non smette di interrogarla: vuole sapere come abbia fatto sua madre, una donna, a imporsi nel panorama artistico, all’epoca totalmente maschilista. Sarà Marta, la nutrice, a raccontare il passato di Artemisia e così la narrazione torna al 1606, anno in cui Caravaggio, condannato a morte, fugge da Roma e il pittore Orazio Gentileschi inizia a farsi la fama di artista sopraffino. Tra i suoi figli è però la femmina, Artemisia, a sorprenderlo mostrandogli di aver ereditato il suo talento e di avere passione per la pittura. Tanto che Orazio, per migliorarne la formazione, affida la giovane figlia alle lezioni del collega Agostino Tassi. Ma le attenzioni del maestro vanno ben oltre la mera istruzione, trasformandosi in uno stupro.Contro tutto e contro tutti, Artemisia si sottopone a un umiliante processo che porterà alla condanna del violentatore. Costretta comunque a lasciare Roma, non si arrende alla sua condizione di donna del ‘600 e troverà il modo di affermare il suo talento.

Tavola

I suoi quadri, carichi di violenza, vivi e vissuti sono da sempre stati letti tramite la lente dello stupro subìto: la donna violentata che esorcizza tutta la vita l’evento brutale che ha patito, ritraendolo in opere sanguinose. Quasi fosse inconcepibile che i suoi dipinti fossero vigorosi e potenti in quanto riflesso della stessa Artemisia, che per nascita e temperamento, era una donna piena di vigore e potenza!
Inoltre non bisogna dimenticare che cosa volesse dire essere donna nel 1612: un essere debole, con pochi diritti e molti doveri e l’obbligo di essere sottomessa, pia e vergine. Un essere inferiore, il cui marito, fratello o padre, valeva più della donna di cui era legalmente responsabile.
Quindi la violenza che traspare nelle sue opere non è riconducibile solamente all’evento più traumatico della sua vita, ma semmai a un mondo in cui la differenza tra nascere uomo o donna implicava il possesso di tutti i diritti o, al contrario, di nessuno.

Tavola

Artemisia non è stata certamente l’unica pittrice del suo tempo. La più celebre allora in attività, Sofonisba Anguissola, viveva tra la Sicilia e la corte di Spagna, per la quale eseguì centinai di ritratti. A corte però Sofonisba era considerata una dama di compagnia, non un’artista. I suoi quadri non portavano la sua firma e non le veniva pagato nessun compenso. Nessun riconoscimento, soggetti limitati e divieto di assistere alle sedute di nudo. Ecco perchè l’ammissione di Artemisia Gentileschi all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze può essere considerata un’autentica rivoluzione: sarà la prima donna a ottenere un riconoscimento e diritti analoghi a quelli degli altri artisti. Quel riconoscimento, che infine assicura ad Artemisia l’indipendenza, le permetterà di vivere da pittrice, lavorando, incassando i frutti delle sue fatiche e viaggiando ovunque la portino le commissioni e gli inviti.

Artemisia Gentileschi è una donna che ha sfidato i pregiudizi, ha trasformato il suo dolore in riscatto e ha rivendicato il suo diritto di essere una donna libera.
Una storia lontana di 400 anni, di impressionante attualità.
Una donna, Artemisia, icona dei nostri tempi.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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