#Letsfeelgood – La narrazione, uno strumento per sentirsi meglio

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La condizione di benessere può sembrare qualcosa di molto complesso da raggiungere, eppure non per forza dev’essere inteso come irraggiungibile. La realtà è che ci sono alcuni processi che, se svolti regolarmente, aiutano la persona a sentirsi meglio con se stessa e col mondo. Un primo passo riguarda l’ascolto consapevole e non giudicante della propria persona, un secondo riguarda la condivisione con altri significativi di quelli che sono i pensieri. Spesso si esita a parlare delle proprie sensazioni ed emozioni in quanto si teme il giudizio altrui e la non comprensione da parte del recipient talk, ossia di chi ascolta le parole del problem talker (chi presenta un discorso).

La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima
(Henri Bergson)

Alle volte esporre quello che si avverte dentro non sempre implica anche il volere un feedback dall’ascoltatore, alle volte si desidera esprimersi unicamente come sfogo. La narrazione può articolarsi in un discorso diretto in cui ci si ritrova a raccontare in un disvelarsi di un fiume di parole quello che si avverte come stato interiore, in un susseguirsi di frasi alle volte anche senza senso che rispecchiano la condizione interna della persone, che segue un equilibrio oppure è organizzata in strutture confusionarie. Il bello di raccontare e ascoltare consiste proprio nel sentirsi accogliere, o viceversa nel percepire e accettare l’altro, nella sua imperfezione e non organizzazione impeccabile di pensieri.

I libri costituiscono una delle modalità di narrazione più diffuse

I discorsi tra amici seguono questa linea, articolandosi in processi che possono essere di sincronizzazione convergente (si ascolta l’altro, se ne rispettano i ritmi e le pause, si imitano le gestualità e il tono della voce tende ad omologarsi a quello del problem talker) o non convergente (il problem talker parla solo per se stesso e non desidera davvero rendere partecipe l’altro con la propria narrazione, è unicamente uno sfogo personale senza ricerche di consigli o morali). La narrazione, però può avvenire anche in formato scritto, ed è dimostrato che abbia un fine terapeutico efficace. Si può pensare al diario emotivo, che permette al soggetto di imprimere su carta- o sul computer o su qualsivoglia formato- quello che è il flusso interno momentaneo.

Il diario è una strumento di narrazione efficace perchè mette in connessione la dimensione mentale della persone con quella fisica, in cui la penna o il computer sono gli agenti che rendono possibile e creano una correlazione diretta tra i pensieri e l’esplicazione di essi nella realtà. La narrazione che utilizza questo strumento è efficace ma, a parte in casi specifici di condivisione e lettura condivisa, riguarda unicamente il soggetto e non implica la condivisione dei propri pensieri con gli altri.

Colonna Traiana come disvelarsi lineare di un processo di narrazione

La narrazione condivisa può avvenire, per esempio, nella condivisione di artefatti con altre persone, conosciute o non necessariamente facenti parte del gruppo ristretto di conoscenze. Per esempio, nella scrittura di un libro sono espressi il pensiero e implicite risultano le categorie mentali dello scrittore, il quale si mette in connessione col mondo pubblicando a gran voce e su più formati. Un libro, un film, un volantino, una canzone sono tutti efficaci strumenti di narrazione che seguono un percorso organizzato: come ogni storia c’è sempre la fonte, un inizio cioè un punto di partenza, di seguito si articola un percorso lungo il quale si sviluppa la teoria che si vuole far conoscere, e infine vi è lo scopo, il punto di arrivo e conclusione di tutto. Analogamente alla colonna traiana, qualsiasi narrazione segue questo percorso, che è un’evoluzione analitica di pensieri in un susseguirsi logico e articolato. La narrazione è una scena che si disvela, con delle inquadrature iniziali più vaste che vanno via via a zoomare sempre più da vicino la vicenda, che si conclude sempre con una morale.

Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire

Che siano storie per bambini o racconti da adulti, la narrazione è uno strumento utile per abreagire le proprie emozioni, dandogli voce in quel processo che già Socrate descriveva quale fondamentale nella maieutica da lui raccontata. Non si può andare troppo lontano coi propri passi se non ci si concede di ascoltare la narrazione interna della propria mente, che parla senza sosta in un dialogo continuo che merita di essere conosciuto a chi per primo, consapevolmente o meno, parla ogni giorno con sé.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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