GelosaMente – La gelosia come sentimento strutturante de “Il grande Gatsby”

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GelosaMente – La gelosia come sentimento strutturante de “Il grande Gatsby”

L’autore Francis Scott Fitzgerald

Se c’è un romanzo che più di tutti trova il suo fulcro nel sentimento di gelosia è Il Grande Gatsby (The Great Gatsby), scritto da Francis Scott Fitzgerald e pubblicato per la prima volta a New York nel 1925. Il romanzo è un dipinto a tinte fosche della società americana degli anni ’20, un ambiente avvolto da una spessa coltre di ipocrisia patinata, sotto cui si celavano i sentimenti più abietti, l’invidia e la gelosia, da cui nessun personaggio era immune, indipendentemente dalla classe sociale di provenienza.

Tutti i personaggi, infatti, sono immancabilmente legati e mossi da trame di invidia e di gelosia, a partire dall’umile meccanico George Wilson fino ad arrivare al protagonista flamboyant Jay Gatsby. La maestria dell’autore sta nel fatto di essere riuscito a connettere insieme tutti questi elementi, per rendere esplicito il sistema di rapporti ambigui che, nonostante le apparenze di benessere, intrappola e stritola gli individui che ne fanno parte.

È così che il narratore, Nick Carraway, racconta la storia di Gatsby, un self made man animato da ambizione e da quella che potremmo definire “invidia sociale”. Anche il suo amore per la bella Daisy Fay, una giovanissima ereditiera, scaturisce non tanto per il fascino procuratogli dalla ragazza, quanto per il suo appartenere a una classe sociale superiore, agiata, al riparo dalle condizioni precarie in cui Jay era nato e cresciuto. Il giuramento d’amore che lega Jay Gatsby alla giovane Daisy è in realtà, per lui, una promessa di realizzazione sociale, realizzazione che avrebbe cercato di ottenere di ritorno dall’Europa, dopo la Prima Guerra Mondiale.

Purtroppo, al suo ritorno dalla guerra, Jay trova Daisy ormai sposata con un ricco e celebre campione di polo, Tom Buchanan. In tutto il tempo trascorso a New York, Jay è spinto, in quello che fa, dalla gelosia, forse più che dall’amore, per Daisy e dal suo desiderio di riconquistarla. È per lei che acquista l’enorme villa di West Egg, ed è per lei che organizza periodicamente feste sfarzose.

Jay Gatsby, nato povero e guidato nella vita dalla sua voglia di rivalsa, vuole dimostrare a Daisy – e, insieme, a se stesso – di essere meglio di tutti gli aristocratici che lei conosce già; lui si è fatto da solo, eppure è diventato più ricco e potente di tutti loro. Il comportamento di Gatsby, tuttavia, tradisce durante l’intera vicenda una forte invidia provata nei confronti di coloro che, per vivere una vita agiata, non hanno avuto bisogno di fare sforzi, poiché nati in famiglie già ricche. Per coronare il suo sogno di realizzazione sociale, dopo una ricchezza ottenuta grazie al contrabbando – ma a questo egli non accenna mai -, manca solo il matrimonio con Daisy. L’impedimento è il matrimonio già da tempo da lei contratto con Tom, verso il quale Gatsby non può fare a meno di provare un invincibile risentimento: Jay pensa di meritare molto più di Tom di stare accanto a Daisy; tuttavia, un destino ingiusto ha voluto premiare qualcuno che nella vita non ha mai lottato per l’amore di lei. Il personaggio di Jay Gatsby affascina perché lancia una solenne sfida al destino a lui avverso, sporcandosi le mani con loschi traffici, ma nobilitando tutti i suoi sforzi nel nome dell’amore puro per Daisy.

Tom Buchanan, il vero marito di Daisy, invece, è tutt’altro che corretto nei confronti della moglie: non a caso, ha un’amante, Myrtle, la moglie del meccanico Wilson. Myrtle accetta le avances e, alla fine, s’innamora di Tom non tanto per le sue qualità, quanto per i regali costosi che le dona, facendole assaporare – seppur clandestinamente – i piaceri di quella vita agiata che lei non potrà mai vivere appieno.

Anche Daisy, segretamente sospettando i tradimenti del marito, è colpita da gelosia; e così lo sarà Tom, quando scoprirà l’amicizia particolare che lega Daisy a Gatsby, e il tentativo di lui di convincerla a divorziare.

Scott Wilson e Karen Black interpretano i personaggi di George Wilson e Myrtle nel film “The Great Gatsby”.

Tutto ruota intorno alla gelosia, nonché all’avidità: tristemente, sia Tom che Gatsby sembrano adottare lo stesso metodo di “seduzione” delle donne di cui sono innamorati, ovvero concedere loro dei doni, esibire il loro denaro, quasi per “comprare” la loro fiducia. È così che il romanzo di Fitzgerald non può, se non ingenuamente, essere letto come un romanzo d’amore; è, al contrario, una pesante denuncia sociale, scagliata mettendo a fuoco proprio i sentimenti abietti, come la gelosia e l’invidia, che i personaggi cercano fino all’ultimo di nascondere sotto le mentite spoglie di “vero amore”.

La gelosia riesce a far perdere il controllo persino a Jay Gatsby, eccellente paladino dell’etichetta sociale per nascondere il suo passato di povertà. Nel momento dello scontro verbale, e quasi fisico, tra Tom e Jay, emerge la natura menzognera di quest’ultimo, che sotto le paillette di una vita brillante ha sempre nascosto il dolore del proprio disagio sociale, nonché la propria immensa solitudine. È il momento in cui Jay tenta di convincere Daisy a divorziare da Tom, per coronare il loro sogno d’amore; ma è anche il momento in cui appare chiaro che la donna, fin dall’inizio, non è mai stata altro che uno strumento per entrambi gli uomini per affermarsi socialmente. È così che, dopo anni di matrimonio con Tom, seppur infelice, Daisy non riesce a dire no a suo marito: egli, nonostante la sua infedeltà coniugale, rimaneva un aristocratico senza infamia, a differenza di Gatsby, la cui reputazione era costantemente a rischio a causa dei profitti illegali.

Un’immagine ancora più ferina di gelosia ci viene fornita, in conclusione, da George Wilson. Anche lui, come Jay Gatsby, per tutta la vita ha idealizzato la donna amata, in questo caso Myrtle. È sempre stato sinceramente innamorato di lei, e per tutta la vita non ha fatto altro che lavorare duramente per poterle permettere una vita, ancorché certamente non agiata, tranquilla e serena. Quando egli scopre che per Myrtle tutto questo non era abbastanza e che non aveva esitato a tradirlo con un damerino dell’alta società, letteralmente impazzisce di dolore, e la segrega all’interno della camera da letto per impedirle di vedere chicchessia. Questa è l’immagine più vivida della gelosia: la campana di vetro sotto cui vorremmo porre chi amiamo, per evitare il rischio che, vivendo la sua vita, possa innamorarsi di qualcun altro.

Non ci sono, dunque, personaggi positivi in questo romanzo geniale nel suo scetticismo. Tutto è impregnato di abiettezza. Anche la luce verde, sempre osservata da Gatsby come un miraggio, dall’altra parte della baia, alla fine non sembra essere altro che l’immagine del sogno infranto di un pazzo ossessionato dalle proprie menzogne. La vita di Gatsby incarna il sogno americano, che si rivela essere nient’altro che questo: la splendida – ma falsa – narrazione di una storia d’amore la cui essenza è costituita, in realtà, da invidie meschine per le ricchezze altrui, la gelosia per tradimenti troppo facili, e il senso opprimente di invincibile solitudine che ammorba ogni individuo, sordo ai sentimenti altrui perché troppo impegnato a coltivare il ristretto orticello delle proprie ambizioni.

Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura

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