Pompei e la valorizzazione dell’arte: un compito che deve partire da noi

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Gli scavi di Pompei rappresentano uno dei beni nazionali più preziosi, non solo da un punto di vista prettamente artistico ed archeologico, ma anche e soprattutto storico, civico e culturale. Chi ci è stato sa perfettamente quanto siano affascinanti gli affreschi che si dividono in quattro diversi stili conosciuti come pompeiani  e sarà certamente rimasto estasiato dalla bellezza di dipinti e decori, che non raccontano solo la civiltà romana del I secolo, ma parlano anche di influenze artistiche e culturali greche ed egiziane (celebre è il caso della Villa dei Misteri affrescata con disegni che fra gli altri, parlano degli dei egizi Toth -simbolo della vita- e Iside, protettrice dei morti).

Pompei

Gli scavi di Pompei sono iniziati per volere del re Carlo III di Borbone, re di Napoli e Sicilia dal 1735 al 1759. Da allora, gli archeologi hanno restituito una vera e propria città, con tanto di necropoli, terme, case, luoghi di piacere, templi ed edifici pubblici che hanno ispirato nel corso dei secoli alcuni dei più grandi esponenti artistici e culturali.

Pompei ha ispirato numerosi film fra cui uno firmato dal grande regista del Novecento Sergio Leone, il brano Il flauto magico di Mozart. Non si contano poi i cortometraggi, documentari e libri scritti sull’argomento, di cui l’ultimo in ordine di tempo è quello del grande Alberto Angela che per il suo lavoro ha ottenuto anche la cittadinanza onoraria.

Ma oggi, a distanza di quasi 2000 anni da quell’eruzione, come è la situazione a Pompei? Come viene valorizzato un patrimonio artistico che per lo Stato rappresenta una piccola miniera d’oro dal momento che viene visitato ogni anno da almeno 3.500.000 di persone, collocandosi secondo nella classifica dei musei più visitati d’Italia?

Premesso che questo non vuole essere il classico articolo in cui si denuncia che il patrimonio artistico non viene abbastanza valorizzato e che ripropone le solite osservazioni su cosa si potrebbe fare e non viene fatto, si vuole però puntualizzare che la manutenzione che tanto servirebbe a musei a cielo aperto come Pompei, ma anche a luoghi artistici  di dimensioni più piccole come fontane (a Roma non si contano quelle sfregiate), è basata solo ed esclusivamente sul senso civico che dovrebbe appartenere ad ognuno di noi.

Certo, l’erbaccia che non viene tagliata e rende trasandati i giardini di Pompei, gli stucchi che crollano, sculture che vengono abbandonate a se stesse in balìa di chiunque, non sono responsabilità del singolo turista. Ma chi è stato a Pompei, o in una delle più importanti piazze romane, si sarà certamente accorto che la maggior parte degli sfregi, arriva da noi. Statue mutilate, bottiglie di vetro  abbandonate per terra insieme a cartoni dei succhi di frutta e a molto altro (….) (sì a Pompei si vede anche questo), bagni nella fontana di Trevi o scritte sui muri del Colosseo non sono responsabilità del Ministero dei Beni Culturali o del Governo, perchè l’unica soluzione che si potrebbe adottare sarebbe quella di chiudere l’accesso al pubblico a tutte queste meraviglie.

Senza dubbio manca la giusta attenzione e le giuste risorse sul tema della conservazione e della valorizzazione del patrimonio artistico in Italia, ma certamente, ciò che forse potrebbe fare di più la differenza, sta proprio nel nostro modo di approcciare l’arte, perchè se si vede qualcuno gettare un mozzicone di sigaretta all’ingresso della Villa dei Misteri a Pompei, oppure mettere a bagno i piedi nella fontana di Trevi, probabilmente quel qualcuno è il primo a non aver capito dove si trova e cosa sta facendo.

Forse un maggiore senso civico da parte di tutti, spingerebbe gli addetti ai lavori a mettere in sicurezza statue o a tagliare l’erba alta nei siti archeologici……

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

 

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