I Grandi Saggi – “Il Fascismo Eterno” della società di Umberto Eco

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Spesso ci si ritrova a sentire un monito che sa di minaccia, quando le parole «Tu non sei pagato per pensare» vengono dette con così tanta disinvoltura da passare quasi inosservate. Hannah Arendt, con il suo aforisma abitualmente tronco «Secondo Kant, nessuno ha il diritto di obbedire», che alcuni non capiscono e moltissimi fanno finta di non capire per il medesimo scopo di cui sopra, ossia poter continuare a sostenere di aver “solo” eseguito degli ordini. La violenta tenacia con cui legioni di volonterosi carnefici si  battono per poter esercitare in maniera acritica la virtù morale (virtù anche secondo Kant, in effetti) dell’obbedienza è esemplificata in un motto ben noto, quel Credere, obbedire, combattere che significa più o meno, “Obbedite senza pensare ad etica e morale“. Ecco spiegato uno dei motivi, eterni, atemporali,  per cui nel 1995 Umberto Eco scrisse (in più versioni e diverse circostanze) Il Fascismo Eterno, che ora è edito da La nave di Teseo.

Nella sua brevità, una manciata di pagine appena, Il Fascismo Eterno si configura come un grande saggio destinato a diventare, purtroppo, un classico. Perché il fascismo, scrive Eco, non è un totalitarismo, come furono nazismo e stalinismo, ma solo un regime incoerente e ideologicamente sgangherato:

Mussolini non aveva nessuna filosofia: aveva solo una retorica… fu il fascismo italiano a convincere molti leader liberali europei a un’alternativa moderatamente rivoluzionaria alla minaccia comunista … la parola “fascismo” divenne una sineddoche, una pars pro toto per movimenti totalitari diversi … Il fascismo era un totalitarismo fuzzy, un alveare di contraddizioni … nacque proclamando il suo nuovo ordine rivoluzionario ma era finanziato dai proprietari terrieri più conservatori.

Il Fascismo EternoLe dinamiche su cui posa l’occhio Eco sono molte, numerose le contraddizioni (una su tutte l’iniziale ateismo sbandierato da Mussolini che poi firmò i Patti Lateranensi e divenne “l’uomo della Provvidenza”); ma Il Fascismo Eterno è soprattutto un vademecum, una sorta di prontuario per il riconoscimento delle caratteristiche di uno stato di cose di stampo fascista. Ecco, quindi, che si ritrova una vera e propria lista con tanto di spiegazioni. Si parla del Tradizionalismo o culto della tradizione: il fascismo utilizza un approccio sincretistico alla cultura che mette sullo stesso piano conoscenze, anche contraddittorie tra loro, che alludono a una qualche verità primitiva. Il tradizionalismo impedisce così qualsiasi avanzamento del sapere, punto questo che è strettamente collegato all’Anti-modernismo, l’ideologia del sangue e della terra, e all’Irrazionalismo. L’Ur-Fascismo ammira l’azione per l’azione, senza riflessione alcuna: ergo, la cultura e tutto quello che può essere etichettato come intellettuale sono perciò visti con sospetto – vedi Gobbels, «Quando sento parlare di cultura estraggo la pistola».

E poi si parla dell’Anti-criticismo, di razzismo e della xenofobia connessa al complottismo (l’ossessione del complotto come strumento di governo che individua anche nemici interni allo stato come i porci intellettuali allora), per poi passare a occuparsi del timore derivante dalla la pressione delle classi subalterne. Ancora, L’incapacità di valutare la forza del nemico ma anche la Guerra permanente (e però la “vita per la lotta” porta ad una soluzione finale la quale a sua volta contravviene alla vita come eterna guerra); si arriva a occuparsi dell’Elitismo, di Eroismo e del Machismo (aka Celodurismo, che indica maschera una «invidia penis o una non accettata omosessualità latente»). Inoltre, il Populismo “qualitativo” viene corredato di anti-parlamentarismo e disinteresse verso la maggioranza e il Neolinguismo (vedi Huxley e Orwell), ha una neolingua fondata sulla strumentalizzazione del linguaggio oltre che dello studio per arrivare a fornire sostegno al potere costituito, fermo restando che l’Ur-Fascismo promuove  e disprezza il ragionamento e esalta l’ignoranza.

Il Fascismo Eterno

Dalla stesura de Il Fascismo Eterno, in maniera probabilmente imprevedibile anche per Eco stesso, gli analfabeti funzionali al potere e non sono riusciti a realizzare un decadimento culturale ed ideologico di proporzioni inimmaginabili, tanto che la domanda che implicitamente si pone Eco, ossia cosa succederebbe se vedessimo di nuovo passare i vagoni piombati, è diventata tristemente pleonastica: vuoi perché, avendo paura di ciò che non comprende, l’Ur-Fascista teme qualsiasi cosa esuli anche di pochissimo dalla sua limitatissima esperienza personale, vuoi perché l’avvento della Rete è una volta di più una meraviglia tecnologica che stiamo usando nel modo sbagliato. E da parte delle persone sbagliate, ché Eco non si è limitato a dire che Internet ha dato parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo in osteria senza danneggiare la collettività, ma addirittura ha dato una dimensione politica a quelli che, in osteria, venivano fatti tacere in malo modo dagli amici – lo scemo del villaggio, in pratica.

Acquistano così senso le parole contenute ne Il Fascismo Eterno:

L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili… L’Ur-Fascimo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo, e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo

Perché, come diceva Tiziano Terzani, l’uomo non ha ancora fatto alcun progresso in termini spirituali, e la vita è ancora una muraglia che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia: anche a difesa dei porti, sui frangiflutti, ormai.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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