I Grandi Saggi – In presenza di Schopenhauer, un appassionato invito alla lettura da Michel Houllebecq

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Non bisogna essere filosofi, né tantomeno Schopenhauer o Michel Houllebecq: basta un minimo di capacità di osservazione, per così dire etologica, e la cosa vien da sé. Ergo, non pensiamo che l’intellettuale francese abbia avuto bisogno dell’incontro col pensiero di zio Schop per arrivare a tale stima per il canide («Chi non ha mai avuto un cane non sa cosa significhi essere amato»): per tutto il resto, invece, la vastità dell’effetto di una lettura relativamente tardiva quanto folgorante è indubitabile, evidente (basti pensare a La carta e il territorio) e gravida di conseguenze: ultima di queste, in ordine di tempo, In presenza di Schopenhauer, saggio di Houllebecq edito in Italia da La Nave di Teseo.

Il filosofo e il suo cane

Romanziere, saggista, regista e a sua volta, a nostro umile ma insindacabile giudizio, filosofo, Houllebecq racconta di aver conosciuto l’opera del pensatore di Danzica relativamente tardi, appunto: verso i venticinque anni grossomodo, e con un effetti al limite, e forse oltre, dello shock vero e proprio. Houllebecq si avvicina per primi agli Aforismi sulla saggezza della vita, e solo in un secondo momento all’opera principale del filosofo, ossia il monumentale lavoro Il mondo come volontà e rappresentazione: tecnicamente, una visione parziale, eppure grandemente sufficiente ad una modifica permanente del modo di percepire il mondo. In presenza di Schopenhauer, quindi, parla della filosofia di S., ma inevitabilmente anche si se stesso: anzi, il racconto del saggio è sì un commento alle due opere sopra citate, ma anche la condivisione di Houllebecq con i lettori dell’incontro con le stesse.

Il libro, edito da La nave di Teseo

E anche il lettore meno addentro alla filosofia in genere ha in orecchio un’immagine di Schopenhauer come di un pessimista cosmico, integralista e radicale, solitario e misantropo: per Houllebecq ciò è confortante, poiché si tratta dell’incontro tra due anime sovrapponibili. Non ha poi molta importanza il gioco intellettuale di chiedersi se Houllebecq fosse o meno schopehaueriano prima delle letture: In presenza di Schopenhauer mostra chiaramente che più che di una scoperta possiamo parlare di riconoscimento di anime che vibrano all’unisono.

Ma In presenza di Schopenhauer è prima di tutto un omaggio: non potrebbe essere diversamente, trattandosi di una settantina di pagine divise in singolari capitoletti, assolutamente non in grado di costituire un commentario, ossia non in grado di chiarire il pensiero di Schopenhauer, ma altresì di farlo per quanto riguarda l’ ammirazione di Houllebecq per il filosofo, «tramite alcuni dei miei passi preferiti, perché l’atteggiamento intellettuale di Schopenhauer resta ai miei occhi un modello per ogni filosofo futuro; e perché, pur se in fin dei conti ci si trova in disaccordo con lui, non si può non provare nei suoi confronti un profondo senso di gratitudine».

Houllebecq non si limita a delineare i tratti della speculazione più alta del suo ideale: anzi, sottolinea con estrema efficacia come il tedesco sia il primo a prendere in considerazione letteratura, musica, arte, divenendo nel contempo il filosofo della volontà e quello della contemplazione estetica. Fermo restando il punto di vista radicalmente pessimista: l’apertura di S. tiene sempre conto del fatto che l’universo delle passioni umane è disgustoso, spesso atroce, dove si aggirano la malattia, il suicidio e l’omicidio. E dimentica, forse, Houllebecq, che addirittura la visione di S. del suicidio non era poi così radicalmente di condanna, o almeno non in rapporto all’orrore dell’esistenza, essendosi chiesto «che cosa ci si può aspettare da un mondo in cui la maggior parte delle persone vive solo perché non ha il coraggio di suicidarsi?».

Michel Houllebecq

Sono brillanti, ma è pleonastico dirlo, i passaggi sulla natura dell’opera d’arte, ed i rapporti con la critica, come quelli sull’habitat cittadino e sull’oggettivazione del voler vivere: commentati e conditi con l’ammirazione, ancorché lucida, di chi di Schopenhauer pensa che «per il solo fatto che un uomo simile abbia scritto, il fardello di vivere su questa terra si è alleggerito».

Per iniziare a leggere Schopenhauer, quel inizio migliore che partire da questo Michel Houllebecq?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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