Harold Pinter, l’assurdo teatrale dell’incubo vissuto come sogno

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Harold Pinter, l’assurdo teatrale dell’incubo vissuto come sogno

Spooner: No. Sei in Terra di Nessuno. Che non si muove, non cambia, non invecchia, ma che resta per sempre gelida e muta.

Silenzio.

Hirst: A questo io brindo.

Terra di Nessuno, Harold Pinter

Harold Pinter, l'assurdo teatrale dell'incubo vissuto come sognoNella Terra di Nessuno dove vivo, che agli autoctoni continua pervicacemente a sembrare un’Arcadia (isola felice è una delle espressioni più usate) mentre a me ricorda sempre più spesso una Waste Land (assieme a tutta Europa, beninteso), si è appena verificato un caso di bullismo. La cosa in sé non fa notizia assolutamente, ma ho trovato interessante il commento apparso su un social: «sbaglierò, in molte scuole questo argomento non viene trattato… mi chiedo invece di studiare Goldoni, Parini ecc… sarebbe meglio parlare di argomenti più attuali!»

Il lettore capirà, ho lasciato anche la formattazione e la punteggiatura originali: copia/incolla dell’ignoranza che si compiace di sé stessa pur non sospettandosi neppure. E mi è sovvenuto Harold Pinter (anche T. S. Eliot ovviamente), in questo aiutato dal fatto che oggi ricorre l’anniversario della morte (Londra, 10 ottobre 1930 – Londra, 24 dicembre 2008) e di Pinter mi è venuto in mente appunto Terra di Nessuno. L’associazione successiva, libera almeno lei, è stata che di tale lavoro teatrale al-e-per il 90% basta conoscere il titolo, l’esistenza del titolo, e già ci si pone su un piano di superiorità odifreddiana.

I lavori di Harold Pinter, va detto, sono difficili: Nobel per la Letteratura nel 2005, il Nostro è stato drammaturgo, regista teatrale, attore teatrale, sceneggiatore, scrittore e poeta, scrivendo per teatro, radio, televisione e cinema. Ma al di là della come sempre sterile elencazione delle decorazioni al merito, basta soffermarsi a pensare brevemente al fatto che Pinter è considerato, a ragione, un esponente del cosiddetto Teatro dell’Assurdo per dare ragione della difficoltà dei suoi lavori, influenzato oltretutto da un certo Samuel Beckett con cui esisteva un rapporto di reciproca stima ed amicizia.

Terra di nessuno
Terra di nessuno

Ci stiamo avviando verso un epoca in cui i lavori di Pinter non saranno più rappresentati, perché nessuno, se non una sparuta minoranza di persone (eredi di Montag), saranno in grado di riconoscere i connotati dell’assurdo, così come già ora non vengono riconosciute le bufale via web. E comunque, anche se rappresentati, non saranno probabilmente capiti: un’articolazione artistica del concetto filosofico di assurdità dell’esistenza, elaborato dagli autori dell’Esistenzialismo è più di quanto oggi si possa chiedere a chi sostituirebbe lo studio di Pirandello con quattro chiacchiere sul bullismo, senza peraltro capire che è proprio attraverso lo studio dell’uno che si previene l’altro. E insomma, se troviamo rarefatti Goldoni e Parini, forse è meglio che a Sartre e Camus non ci avviciniamo proprio, davvero.

Come tutto, Harold Pinter si può seguire anche senza preparazione. Ma lavori come appunto Terra di Nessuno o i più giovanili The Birthday Party, The Caretaker o The Homecoming non si possono apprezzare senza una preparazione letteraria e/o teatrale di base: per una volta, pensiamo che avere dei riferimenti sia fondamentale per la fruizione più matura e completa dell’opera –  senza estremismi, ma almeno avere cognizione del fatto che le commedie di Pinter sono dette anche “commedie della minaccia”, perché dopo un inizio “normale” la situazione degenera in modo inspiegabile verso una violenza crescente che, se non si conosce e riconosce come programmatica, ha un effetto spiazzante: voluto, certo, ma che se estremizzato porta ad una non comprensione. Questa tecnica, oggi, prende il nome di pinteresque.

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La donna del tenente francese (1981)

Attivo anche come sceneggiatore, nel cinema Pinter è stato meno criptico e più fruibile, pur mantenendosi sempre su altissimi livelli di letterarietà: Il servo di Jospeh Losey, Gli ultimi fuochi di Elia Kazan, La donna del tenente francese di Reisz, Cortesie per gli ospiti tratto dal romanzo di Ian McEwan, sono ottimi esempi di come il cinema si compenetri alla letteratura, e costituiscono lavori importanti per la definizione della poetica di Pinter. Autore anche di una quindicina di romanzi, di Pinter rimane anche un forte interesse per la politica con una marcata impronta sinistrorsa: la denuncia delle torture a danno dei curdi in Turchia gli valse una espulsione dal Paese e lo spunto per il lavoro teatrale Mountain Langueage. Oppositore del conflitto in Nicaragua, Pinter rivelò al mondo di saper essere anche tutt’altro che criptico nelle sue esternazioni, definendo il presidente degli Stati Uniti Bush un “assassino di massa” ed il premier britannico Tony Blair un “idiota“.

Harold Pinter, l'assurdo teatrale dell'incubo vissuto come sogno
Pinter insignito del Nobel

Il Nobel per la Letteratura gli venne conferito con la seguente motivazione: «nelle sue commedie [egli] scopre il baratro che sta sotto le chiacchiere di tutti i giorni e spinge ad entrare nelle stanze chiuse dell’oppressione». Checché ne possa pensare il nostro aff.mo A.F., quindi, anche scrivendo si può fare qualcosa di utile e persino di duraturo. Anzi, proprio per la difficoltà estrema insita nella sua decrittazione, Pinter rischia di avere un futuro anche in una terra popolata solo da Analfabeti Funzionali.

All’inizio della carriera, Pinter fu stroncato dai critici come incomprensibile, inaccettabile e come un autore senza argomenti, venendo stroncato in massa dalla critica. Successivamente, secondo un fenomeno maggiormente tipico della poesia, Pinter venne apprezzato sino a diventare uno degli autori più rappresentati al mondo, supponiamo proprio grazie al fatto di essere incomprensibile ed inaccettabile.

Adesso sono diventato comprensibile, accettabile, eppure le mie commedie sono sempre le stesse di allora. Non ho cambiato una sola battuta!

Che l’illusione della comprensione sia in realtà la comprensione stessa?

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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