Giuseppe Verdi: un musicista europeo

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Quando si parla di Giuseppe Verdi (Le Roncole (PR), 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901) il pensiero corre al più importante compositore italiano del XIX secolo, autore di celebri melodrammi apprezzati in tutto il mondo e protagonista del nostro Risorgimento col Nabucco e il celebre Va’ pensiero (lo stesso Verdi ricoprì incarichi politici nella natia Roncole). La musicologia lo associa all’opera di riforma della lirica operata in Germania da Richard Wagner, sebbene le sensibilità dei due musicisti fossero diverse.

La musica accompagna la vita di Verdi sin dall’infanzia: nel 1823, a 10 anni, egli iniziò a suonare l’organo durante la messa domenicale; l’anno successivo iniziò a prendere lezioni di musica presso il maestro Ferdinando Provesi della Collegiata di san Bartolomeo Apostolo a Busseto. Gli anni 1829-1830 segnano il riconoscimento del talento musicale del giovane Verdi, ma egli raggiunge la definitiva consacrazione nel 1842, grazie al celeberrimo Nabucco. A mio giudizio è opportuno spendere qualche parola sull’opera di Verdi, densa e molto ricca: l’ambientazione è veterotestamentaria (Nabucodonosor è il monarca del libro di Daniele), con l’esilio del popolo d’Israele in terra babilonese che deve essere letto come un invito di Verdi alla lotta italiana contro l’invasore austriaco. Del Nabucco è ormai celebre il Va’ pensiero, sull’ali doratecoro intonato dagli Ebrei, ma in cui si possono riconoscere gli italiani in cerca di affrancamento dal dominatore straniero.

Gli anni 1842-1849 sono l’esito più sfolgorante del musicista parmense, un periodo nel quale:

[…] non ho più avuto un’ora di quiete. Sedici anni di galera! 

Verdi è un musicista romantico e, in quanto tale, guarda con nostalgia al Medioevo italiano, l’età dei Comuni e delle loro libertà: è con questo spirito che si dedica a La Battaglia di Legnano (1849), dove affronta la lotta tra i Comuni lombardi e il Barbarossa (tema caro anche a Massimo D’Azeglio). Tuttavia Verdi è un compositore transnazionale e transculturale: nel 1844 mette in musica I due Foscari, una storia familiare a tinte fosche basata sull’omonimo dramma byroniano del 1821. A mio parere è significativo notare anche il rapporto con un altro importante esponente della cultura romantica italiana: il pittore Francesco Hayez, consulente per gli allestimenti di Verdi, influenzato dai personaggi del compositore emiliano nei suoi lavori artistici.

Tra il 1851 e il 1853 vedono la luce i grandi capolavori: la cosiddetta trilogia popolare con Il Rigoletto, Il Trovatore La Traviata. Verdi è ormai padrone della sua arte: i sentimenti e le emozioni, variamente declinati,  sono le isotopie ricorrenti di questi lavori. Popolare ha una duplice accezione: non soltanto per il successo raccolto da queste rappresentazioni, ma anche perché i protagonisti non erano nobili: Rigoletto un buffone gobbo, Violetta una prostituta e Manrico, il trovatore, un gitano. Marcata è la differenza con Wagner: il musicista tedesco è teorico di un’opera d’arte totale, dove la musica si unisce con le altri arti per dar vita a una sintesi perfetta, unite da vari Leitmotiv, che indicano il ritorno di un personaggio o di un’idea.   

È opportuno concludere queste riflessioni tracciando un breve ritratto del Verdi uomo in un contesto difficile e complicato per la storia nazionale, che avrebbe poi portato all’unificazione nel 1861. Egli era un uomo estremamente colto, carismatico e conscio del suo valore, aperto alla scena internazionale (come si è visto Byron ha influenzato una delle sue opere), sempre pronto a mettersi in discussione e animato da un forte spirito patriottico. Eletto nel consiglio comunale di Busseto, la sua levatura morale spinse Cavour a volerlo deputato. Ma Verdi non si montò la testa: a lui non interessava il potere (accettò di candidarsi con la speranza di potersi dimettere di lì a poco). La sua musica doveva educare, non dividere.

I nostri politici guardino a un esimio musicista, se intendono riconquistare la fiducia del corpo elettorale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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