Alfred Dreyfus: l’affare che sconvolse la Francia antisemita di fine ‘800

0 1.130

1894, Francia. La vicenda ha inizio quando viene trovato un biglietto anonimo in cui un ufficiale di stato maggiore francese comunicava all’addetto militare dell’ambasciata tedesca un elenco di documenti relativi all’organizzazione militare francese. Il colpevole è ben presto trovato: l’ufficiale Alfred Dreyfus (Mulhouse, 9 ottobre 1859 – Parigi, 12 luglio 1935). Egli, nato a Mulhouse (Alsazia) il 9 ottobre 1859 da un facoltoso industriale israelita, aveva optato nel 1870 per la nazionalità francese e si era trasferito a Parigi, facendo velocemente carriera militare fino a divenire ufficiale. La sua colpa? Essere ebreo. Ed avere una grafia simile a quella del vero traditore.

Alfred Dreyfus: l'affare che sconvolse la Francia antisemita di fine '800

Inizia il processo e Dreyfus si dichiara fin da subito innocente, ma lo stato francese necessita di trovare un colpevole e di mettere in scena una pena esemplare per dimostrare la sicurezza del suo sistema politico e militare. La stampa si dichiarò fin da subito favorevole alla condanna dell’ufficiale e anche l’opinione popolare si schierò nettamente contro il Dreyfus che, fino a quel momento, aveva servito fedelmente quella che considerava la propria patria.

Nonostante la totale mancanza di testimonianze, il disaccordo delle perizie calligrafiche (solo 3 su 5 degli esperti dichiararono che la grafia dei documenti incriminati apparteneva al Dreyfus) e le esplicite dichiarazioni della Germania di non aver avuto mai relazioni con l’imputato, il 22 dicembre 1894 Dreyfus venne dichiarato colpevole e condannato alla degradazione ed alla deportazione perpetua all’Isola del Diavolo, in Guyana.

La moglie ed il fratello dell’ufficiale, aiutati dallo scrittore Bernard Lazare, si mobilitarono immediatamente per fare riaprire il caso e per salvare quell’uomo, che loro sapevano innocente, da un’accusa che traeva fondamento solo nella recente ondata di antisemitismo che aveva colpito la Francia. Mentre nelle piazze francesi si gridava “morte agli ebrei!”, all’interno delle mura del tribunale era stato consumato uno dei più grandi errori giudiziali della storia: Dreyfus era benestante, un militare insignito, un padre di famiglia e… un ebreo. E per questo, un traditore.

Alfred Dreyfus: l'affare che sconvolse la Francia antisemita di fine '800

La svolta del caso si ha nel 1897, quando il nuovo capo dei servizi francesi, Picquart, scoprì il vero autore dei documenti: il comandante francese Esterhazy. Nello stesso anno l’intellettuale Emile Zola pubblicò, sulla prima pagina della rivista L’Aurore, il suo famoso «J’accuse!», una lettera rivolta al Presidente della Repubblica in cui denuncia l’antisemitismo dell’esercito e la condanna senza prove di un uomo innocente. Le conseguenze di questi due avvenimenti non tardano a mostrarsi: Zola venne condannato per diffamazione, ma questo porta ancora maggiore risonanza a quello che ora viene definito “affare Dreyfus”, rendendo palese a tutti l’ingiustizia commessa.

La strada che porterà alla completa riabilitazione dell’ufficiale ebreo, però, è ancora lunga ed irta di ostacoli. Infatti, la revisione del processo nel 1899 confermò la colpevolezza di Dreyfus che venne nuovamente condannato a 10 anni di carcere, ma il Presidente gli concesse immediatamente la grazia. L’inchiesta fu riaperta solamente diversi anni dopo e nel 1906 Dreyfus venne finalmente scagionato e reintegrato nell’esercito ed il vero colpevole, Esterhazy, condannato.

L’affare Dreyfus mostra, per la prima volta nella storia (o, perlomeno, con così ampia risonanza), come l’ingiustizia delle ideologie discriminatorie trova sede nelle aule giudiziarie e si riverbera sul processo, istituto che come scopo ha, o dovrebbe avere, la ricerca della verità ed il perseguimento della giustizia. Il potere politico e l’amministrazione giudiziaria spesso vengono piegate dalle idee che serpeggiano tra il popolo e la necessità di individuare un capro espiatorio prevale sul principio di verità e giustizia.

Alfred Dreyfus: l'affare che sconvolse la Francia antisemita di fine '800

Purtroppo, i secoli passano ma gli errori si ripetono in maniera analoga, soprattutto quando, in tempi come i nostri, lo stato in crisi d’identità vede nell’attacco al nemico comune la strategia per riaffermare la propria forza ed unità. Lo stesso accade oggi, tempo in cui lo straniero, l’extracomunitario, il diverso, viene visto come la minaccia alla sicurezza ed all’ordine pubblico. Come se fosse un elemento che, dall’interno, sarebbe in grado di disgregare l’unità nazionale.

La verità è che abbiamo paura, ed è questa paura che porta le istituzioni al comando ad identificare una comune minaccia da annullare ad ogni costo. Questo successe a Dreyfus nel lontano 1894, quando il “virus” da debellare erano gli ebrei, che minavano la sicurezza dello stato francese (situazione che si sarebbe ripetuta anni dopo nella Germania nazista, sintomo del fatto che simili meccanismi sono comuni a tutti i popoli) ed oggi che avremmo gli strumenti per evitare simili errori giudiziari, non abbiamo ancora imparato dal nostro passato.

Veronica Morgagni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.