Realismo Magico alla Tate: la devastazione della Guerra si fa Arte.

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A distanza di 93 anni dalla sua nascita, la corrente pittorica definita del Realismo Magico, viene riportata alla luce alla Tate Modern di Londra, con la mostra intitolata Magic Realism: Art in Weimar, Germany 1919-33.

Si tratta di una mostra che per la durata di circa un anno (fino a luglio 2019), metterà a disposizione del pubblico 70 opere provenienti in gran parte dalla George Economou Collection, in maniera del tutto gratuita.

L’evento rappresenta senz’altro un’occasione unica per ripercorrere gli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale, in una Germania sopraffatta da una visione disillusa, cinica e piena di rassegnazione. La tragedia del dopoguerra aveva, infatti, portato gli artisti tedeschi a dipingere la realtà priva di qualsiasi artificio: la loro intenzione era quella di osservare il mondo circostante con fredda e amara consapevolezza, utilizzando l’arte come diversivo davanti ad una società marcia e corrotta.

Tale visione si concretizzò nello specifico a partire dal 1925, con l’utilizzo da parte del critico tedesco Franz Roh, proprio del termine Realismo Magico. Con quest’espressione egli voleva descrivere, appunto, l’insolito realismo del dopoguerra tedesco, caratterizzato da un effetto straniante e da un’intensa drammaticità. Nella pittura di questo periodo si possono riscontrare affinità con altre correnti artistiche, come ad esempio il Realismo, il Neoclassicismo, il Dadaismo o il Surrealismo, ma  fu principalmente grazie alla continuità stabilita con gli esponenti espressionisti che, nella Germania degli anni ’20, questa corrente venne anche definita Post-espressionista, o della Nuova Oggettività.

Per quanto l’oggettività sia una componente chiave nelle opere della Neue Sachlichkeit, si tratta comunque di un punto di vista carico di una forte emotività, propria del retaggio culturale tedesco dell’epoca: tale carattestica crea una distanza tra la Nuova Oggettività e il Realismo, poichè la presenza di una maggiore spinta emotiva fa sì che i particolari vengano accentuati ed intensificati fino all’estremo.

Uno degli esponenti di spicco della Neue Sachlichkeit, fu senza dubbio Otto Dix. Durante la Prima Guerra Mondiale, egli si arruolò volontariamente nell’esercito tedesco e combattè al fronte restando ferito e ricevendo diverse onoreficenze per il suo operato di sottufficiale. Nonostante il suo iniziale entusiasmo per la guerra, alla fine della stessa, Otto ne ritornò scioccato e traumatizzato, al punto che diventò un convinto pacifista. Questo suo cambiamento ideologico lo spinse, negli anni della fragile Repubblica di Weimar, a riprodurre nelle sue opere momenti drammatici e macabri legati alla guerra.

Fondatore del gruppo dadaista tedesco, insieme a George Grosz, Rudolf Schlichter e John Heartfield, nel 1925 egli partecipò alla mostra della Nuova Oggettività a Mannheim mostrando quadri che rappresentavano l’orrore e lo scempio della guerra attraverso soldati sfigurati e corpi decomposti o martoriati. Egli voleva trasmettere un duro messaggio antimilitarista, ma spesso le sue opere causavano un tale turbamento che venivano rimosse dai musei o rispedite indietro al mittente.

È proprio Otto Dix uno degli artisti le cui tele saranno visibili al pubblico durante la mostra alla Tate Modern, che vuole ripercorrere quei difficili anni, riportando in auge un’arte che con la presa di potere del Nazismo venne considerata “degenerata”. Un’importante occasione per ricordare a noi stessi, quanto la guerra generi orrore e devastazione.

Magic Realism: Art in Weimar Germany 1919-1933
Tate Modern, Londra
Fino al 14 luglio 2019

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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