Guccini in libreria: le sue canzoni diventano poesia

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Dal 19 settembre scorso è possibile acquistare in libreria Canzoni di Francesco Guccini, una raccolta edita da Bompiani e curata da Gabriella Fenocchio, in cui i testi del cantautore di Pàvana, liberandosi della cornice musicale, diventano poesia. Un libro che si presenta come una vera e propria antologia d’autore e che riscopre il “maestrone” modenese nella veste inedita di poeta contemporaneo.

Forse soltanto la distanza ravvicinata che l’esercizio del commento esige può rivelare come Guccini accetti continuamente la sfida di tradurre il mondo in parole liberate dalle incrostazioni della “chiacchiera” quotidiana e al tempo stesso sorvegliate da un’attenzione vigile nell’evitare l’insidia della retorica.

Testo manoscritto della canzone Eskimo

Gabriella Fenocchio, filologa ed esperta di letteratura italiana, decide di mettersi in gioco affrontando una sfida non facile in un campo ancora acceso da vivace dibattito. La professoressa di liceo, grande conoscitrice dell’universo narrativo e umano del cantautore, si avvicina alla sua produzione da una prospettiva accademica e con rigore certosino ne segue l’evoluzione con commenti degni di qualunque altra edizione d’autore.

Il saggio della Fenocchio vuole rendere merito a quello che Umberto Eco definì il più colto di tutti i padri cantautori. L’analisi stilistica, metrica, retorica e lessicale coinvolge ogni singolo verso nel tentativo di rintracciare la profondità nascosta di una precisa poetica arricchita da intrecci, rimandi e citazioni. I testi spogliati e quasi con sfida gettati sulla pagina bianca sembrano reggerne la prova, assumendo un senso di per sé.

In questa rivendicazione di autonomia canzoni cardine come Eskimo, Scirocco, Incontro, Farewell svelano al lettore una poetica dell’incertezza, della precarietà, del rifiuto di verità assolute, un mix di esistenzialismo e di filosofia del quotidiano legati alle dimensioni del tempo e della memoria continuamente evocati, a formare una sorta di fil rouge nella produzione gucciniana.

Viene da chiedersi dunque: Guccini innalzato al pari di Gadda, Pasolini o Montale?

Un accostamento che non dovrebbe stupire troppo dopo il Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan un paio d’anni fa per aver «creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana». Non che tutti fossero d’accordo con la decisione di Stoccolma, in primis lo stesso Dylan che, colto alla sprovvista, dopo i primi tentennamenti, avrebbe ammesso nel discorso presentato sotto forma di lettera in occasione della cerimonia per il ritiro dell’ambito premio:

Essere premiato con un Premio Nobel per la letteratura è una cosa che non avrei mai potuto immaginare, o prevedere. […] Non ho mai avuto il tempo di chiedere a me stesso, “Le mie canzoni sono letteratura”?

“Canzoni” di F. Guccini, a cura di G. Fenocchio

Al di là di dubbi e polemiche quel Nobel è stato assegnato ed è e rimarrà un dato di fatto, un evento cardine, a testimoniare la nuova e rinnovata dignità attribuita alla musica e ai suoi testi come espressioni poetiche tout court. Il volume di Gabriella Fenocchio interpreta la produzione gucciniana in questo senso, con coraggio e competenza.

 

Ma l’eterno studente di Via Paolo Fabbri 43 si sarà mai chiesto, al pari di Dylan, se le sue canzoni potessero essere considerate letteratura?

 

«Ma se io avessi previsto tutto questo, dati cause e pretesto»: forse, il Guccini avvelenato di qualche decennio fa non lo aveva previsto e non si sarebbe di certo aspettato che a canzoni si potesse, davvero, far poesia

 

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

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