Denis Diderot e l’impresa enciclopedica: apologia del «sapere aude»

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«Sapere aude! Abbi il coraggio della tua intelligenza»: così scriveva il filosofo tedesco Immanuel Kant in Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, saggio pubblicato nel 1784. Divenuta, com’è noto, una delle massime-manifesto dell’Illuminismo, essa ne mette in luce la dimensione culturale – la sola di cui ci si occuperà in questo saggio: rendere l’uomo nuovamente capace di servirsi della ragione, abbattendo tutti gli ostacoli – in primo luogo le religioni – che per secoli ne avevano ostacolato l’esercizio.

Denis Diderot

Indubbiamente, la dimensione culturale dell’Illuminismo ebbe un afflato irreligioso o comunque di critica alla religione (cristianesimo in primis). Perché ciò? Proponendo una visione del mondo irrazionale, o nella quale la ragione cede il primato alla fede nella rivelazione di un dio, la religione è pensata dagli illuministi come innaturale. Da questo vero principio, discende allora lo sforzo degli intellettuali dei Lumi di criticare sotto ogni aspetto la visione del mondo religiosa, cercando di sostiuirvene una razionale, vale a dire naturale, più vicina a quello che l’uomo è davvero. È proprio di qui che discendono le tesi deiste di Voltaire, scettiche di Hume, atee di d’Holbac o irreligiose in generale di Diderot.

Denis Diderot (Langres, 5 ottobre 1713 – Parigi, 31 luglio 1784) può essere considerato uno dei padri dell’Illuminismo francese, insieme a d’Alembert, Montesquieu, Voltaire e Rousseau. Il suo nome è legato a doppio filo con l’Enciclopedia, il progetto ambizioso di raccolta dello scibile umano iniziato nel 1745 e che lo impegnerà per circa vent’anni.

La stesura dei vari volumi dell‘Enciclopedia conobbe alterne vicende: Diderot ne divenne condirettore, insieme a d’Alembert, già nel 1747 e se per qualche anno i lavori furono portati avanti senza ostacoli, nel 1752 la censura ecclesiastica ne impedì la prosecuzione accusando gli enciclopedisti di diffondere un materialismo ateo che avrebbe distrutto la società. Fortunatamente, già l’anno successivo, il progetto poté ripartire, grazie all’intervento di madame de Pompadour presso Luigi XV. Ma le polemiche erano ben lungi dall’essersi spente, tanto che nel 1759 l’opera venne nuovamente ad essere vittima della censura ecclesiastica e ad essere inserita nell’Indice dei libri proibiti.

Intanto, Denis Diderot aveva dovuto prendere atto di un’importante defezione, quella di d’Alembert da condirettore del progetto, e ciò perché questi aveva temuto di essere vittima di persecuzione come lo era stato Helvétius a causa delle sue idee. Nonostante tutti gli ostacoli, l’Enciclopedia, che oramai era diventata una sorta di battaglia personale di Diderot, venne alla fine conclusa nel 1772 e le sue copie poterono diffondersi – clandestinamente – per tutta la Francia, contribuendo ad un ulteriore rafforzamento della tensione culturale dei Lumi.

Riccardo Coppola per MIfacciodiCultura

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