Mahatma Gandhi, grande anima della non violenza

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Mahatma Gandhi, grande anima della non violenza

Gandhi durante la marcia del sale, marzo 1930 (1)

Era il 1949 quando veniva condannato a morte il fanatico indù Nathuram Godse, l’assassino di Mahatma Gandhi, uomo che, dietro la fragilità del suo aspetto fisico, celava un animo talmente forte da lasciare un segno indelebile in un mondo che se doveva cambiare in meglio, avrebbe avuto bisogno di una guida che vivesse (e non solo predicasse) il cambiamento. Mohandas Karamchand Gandhi, meglio noto come il Mahatma, appellativo sanscrito che vuol dire Grande anima coniato per lui dal poeta Rabindranath Tagore, nacque il 2 ottobre 1869 e morì il 30 gennaio 1948.

Discendente di una lunga stirpe di commercianti della città di Porbandar, in India, all’età di 13 anni sposa la 14enne Kasturba secondo i vincoli tradizionali del matrimonio combinato (un’usanza che condannerà più volte). A 18 anni, decide di partire per Londra, dove intende studiare giurisprudenza. Una scelta in disaccordo coi precetti induisti della comunità, dato che in Inghilterra non sono rispettati, e che gli costa l’espulsione dalla casta.

Nel 1891, ritorna in patria e, grazie al supporto del fratello, viene riammesso nella casta e inizia a esercitare la professione di avvocato. Ma Gandhi ha un carattere ancora troppo docile e politicamente indifferente, aspetti che tra l’altro lo rendono impacciato nel parlare in pubblico. L’esperienza in Sudafrica del 1893, dove lavora per conto di una ditta indiana in qualità di difensore, è la prima svolta per una profonda evoluzione interiore. Il contatto diretto con l’apartheid, il razzismo e le condizioni di quasi schiavitù dei suoi connazionali fanno sorgere in lui nuovi e potenti dubbi: quale ruolo deve assumere in società? E a quali condizioni deve aspirare il suo popolo?

Sempre nel 1893 fonda il Natal Indian Congress, nel tentativo di dare una voce politica compatta agli indiani del Sudafrica. Nonostante i vari comizi, le proteste e le petizioni per ottenere cittadinanza, le loro condizioni tendono a peggiorare. La fattoria di Durban, realizzata nel 1903, funge in tal senso come oasi per ogni pellegrino. Gandhi, con la sua famiglia e i collaboratori, dà vita a un luogo di meditazione, lavoro umile e povertà volontaria, secondo quel modello spirituale che in sanscrito si chiama asrama.

Anche la pratica del digiuno (celebre tratto di quello che sarà il personaggio mondiale di  Gandhi) rientra in questa condotta di vita. Nel 1905, aderisce al piano di boicottaggio delle merci britanniche da parte del Congresso indiano. L’anno successivo organizza la prima protesta, a Johannesburg, basata sulla dottrina etica della satyagraha (resistenza passiva), che include la non violenza. È solo l’inizio di un’escalation di scioperi e manifestazioni, che non si ferma neppure con la prima prigionia di Gandhi nel 1908. In cella, rafforza le sue convinzioni con la lettura di Disobbedienza civile di Henry David Thoureau.

Ritorna in India nel 1915, accolto a Mumbai come un eroe nazionale: è giunto il momento di cogliere i primi successi dei suoi insegnamenti in fatto di lotte civili. L’indipendenza dall’impero coloniale britannico è l’obiettivo del Congresso Nazionale Indiano, ala moderata di cui Gandhi fa parte dal 1919 e ne diventa leader nel giro di pochissimi anni, riuscendo anche a instaurare un’alleanza col Movimento Khalifat, il partito musulmano.

Unire Satyagraha e Swadesh (autosufficienza) significa conciliare resistenza non violenta e produzione interna del Paese, per danneggiare l’economia inglese. Come la Marcia del sale, nel 1930, contro l’aumento della tassa sul sale, terminata con l’incarcerazione di Gandhi e molti attivisti del Congresso. Viene liberato dopo un anno di negoziazioni. Ma il clima di “tregua” (sebbene ci siano 3 tentativi di assassinio) dura fino alla scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Gandhi e il Partito offrono appoggio morale all’impegno britannico, ma ripudiano la guerra.

Solo col riconoscimento della libertà (secondo la richiesta Quit India del 1942) il popolo indiano avrebbe dato un contributo. Per tutta risposta, il Regno Unito tentò di rompere l’alleanza induisti-islamici. Tra manifestazioni e violente repressioni, il movimento anticoloniale raggiunge il suo scopo: nel marzo 1947 Lord Mounbatten viene nominato governatore con l’incarico di preparare la strada all’indipendenza. Un traguardo però non esente da problemi. La separazione del territorio crea forti tensioni tra Pakistan e India, fomentate dall’idea della Lega Musulmana Panindiana di dividere le due comunità religiose. Gandhi, col suo ultimo digiuno a Delhi nel gennaio 1948, persuade entrambe le parti a cessare le ostilità e le esorta a garantire il rispetto per ogni culto. Proprio in questa occasione, Nathuram Godse lo uccide con 3 colpi di pistola.

Amici e compagni, la luce è partita dalle nostre vite e c’è oscurità dappertutto, e non so bene cosa dirvi o come dirvelo.

Questo lo sconfortante incipit del comunicato radio di Jawaharlal Nehru, suo stretto collaboratore. L’amorevole “Bapu” (padre, come veniva spesso chiamato) non è più tra i suoi numerosissimi figli.

La storia vuole che abbia esalato l’ultimo respiro invocando Dio. Quel Dio che per lui altro non era che la Verità ricercata dal saggio in un quotidiano cammino fatto di umiltà, spirito e forza di volontà. In questa giornata, il suo incorruttibile messaggio di pace ci illumina ancora una volta, in un’epoca buia.

Luca Volpi per MIfacciodiCultura

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