I Grandi Saggi: L’ignoranza delle persone colte, un essay ironico, quasi programmatico (per gli A.F.)

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Non siamo preparati, ad un pamphlet ironico come L’ignoranza delle persone colte. Passato il Capo di Buona Speranza dell’ammirazione, del desiderio di emulazione per chi detiene una conoscenza superiore alla nostra, ci stiamo dibattendo oggi in un Mar dei Sargassi fatto non solo di un’orgogliosa grettezza di pensieri e costumi (che è endemica all’essere dis-umano, ma in altre epoche era confinato all’osteria ed al suo personaggio più problematico), bensì di odio per qualsiasi forma di educazione, di cultura ed empatia. Non v’è dubbio alcuno, pertanto, che il pamphlet di William Hazlitt, brillate scrittore, giornalista e critico inglese di inizio ‘800 corra il rischio (ad essere ottimisti) di venire clamorosamente frainteso.

Un ritratto di William Hazlitt

Ammesso, naturalmente, che giunga in mano al lettore potenzialmente fraintendente, il quale ovviamente se ne terrà religiosamente alla larga a priori, preferendo la sunnominata osteria alla libreria: dovesse mai veder di sfuggita il volume e leggerne il titolo, ciò sarà senz’altro sufficiente a confermarlo nelle sue certezze, ovverosia che la cultura è solo ed esclusivamente fonte di alterigia e improduttività. «Quando si vede un fannullone con un libro in mano, si può essere quasi certi che si tratta di una persona senza né forza né voglia di stare attenta a ciò che le accade intorno»: è brillante, questo William Hazlitt, nello spiattellare tutti gli imperdonabili difetti, morali e sociali, di questi parassiti che alle carte da whist preferiscono quelle dei libri: proprio lui, che tenne anche una rubrica di essay intitolata Table-Talk sul London Magazine, lui che ebbe l’amicizia, in taluni casi anche fraterna, di poeti e letterati quali John Keats, William Wordsworth, Coleridge e Stendhal. Sta al lettore, ovviamente, cogliere il tono reale di questa riflessione eccentrica senza farsi fuorviare dalla serietà delle stringenti argomentazioni messe in campo.

Ma il nostro ipotetico lettore ha oggi la buona ventura di poter trovare L’ignoranza delle persone colte in un volume omonimo, che raccoglie, per mano della Fazi Editore, ben altri sei saggi di Hazlitt: qualora qualcuno dovesse, alla fine del primo saggio, avere il sospetto che quanto letto sia da prendere alla lettera, la continuazione nella lettura di “Sul pensiero e l’azione”, o “Sulle istituzioni”, o ancora “Sull’effeminatezza del carattere” e “Sul fare testamento” toglierà (dovrebbe, almeno) ogni ambascia circa la sussistenza del registro ironico. Registriamo anche la presenza di un ulteriore essay dedicato agli abominevoli vizi della cultura, significativamente intitolato Sugli svantaggi delle superiorità intellettuale, a testimonianza del fatto che l’argomento stava veramente a cuore ad Hazlitt.

Qui, l’argomentazione di base è che la raffinatezza, d’animo e di modi, di chi ha dedicato la sua vita ad ampliare i propri orizzonti morali ed etici, nella vita pratica si scontra violentemente con un mondo ignorante, irriflessivo e sorprendentemente orgoglioso di sé. «Il principale svantaggio di sapere di più e di vedere più lontano degli altri è di non essere compresi. Chi è intellettualmente dotato tende ad esprimersi per paradossi, il che lo colloca subito fuori la portata del lettore comune. (…) La grande felicità della vita è di non essere né migliore né peggiore della media di quelli che incontri»: ricordi di aurea mediocritas, e ammonimenti trasversali alla Trasibulo (di Mileto). E come non citare il filosofo Linus van Pelt e la sua misura “mediocre” del cappello?

Ancora, però, dobbiamo rilevare una sorprendente attualità unita ad una sconvolgente contraddittorietà: vero è che ai nostri giorni la mediocrità è un vanto, ma è anche vero che tra politica, arte e cultura mediocritas rules, ed i mediocri vogliono e reclamano visibilità, realizzando ossimori e paradossi come se piovesse. «Una persona onesta, date le circostanze, è più facile che diventi oggetto di maldicenza che d’ammirazione».

Umberto Eco, una delle ‘persone colte’ più bersagliate dai ‘non colti’

Il tutto presentato con fatalismo, humour inglese ma anche crudezza: Hazlitt cita un John Dyer dal sapore foscoliano, «Un breve dominio, un po’ di potere / è tutto quello che hanno i grandi e i potenti / fra la culla e la sepoltura» è un perno dell’amara riflessione dell’ultimo saggio raccolto in L’ignoranza delle persone colte, ossia Sulla paura della morte. Sulle riflessioni contenute in quest’ultimo, nonché in tutto il volume, non possiamo che concordare sostanzialmente, proprio a partire da L’ignoranza delle persone colte sommato a Sugli svantaggi delle superiorità intellettuale, preso atto che per la massa attualmente le ragioni di una vita cieca e bassa non vanno cercate nella stupidità delle proprie scelte ma nei migranti, nella solidarietà e nei “polverosi libri”. «Se poi amiamo l’esistenza per il bene che ce ne deriva, allora il dolore che sentiremo alla dipartita non sarà davvero molto intenso!».

 

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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