L’autobiografia di Gramellini: dalle parole alla rappresentazione cinematografica

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L’autobiografia di Gramellini: dalle parole alla rappresentazione cinematografica

Gli aveva rimboccato le coperte, si era chinata e gli aveva sussurrato «fai bei sogni, piccolino».

L'autobiografia di Gramellini: dalle parole alla rappresentazione cinematografica
Massimo Gramellini

Il 1° marzo 2012 la casa editrice Longanesi pubblicava Fai bei sogni, romanzo di successo di Massimo Gramellini, che si distingueva dai precedenti da lui scritti per un dettaglio rilevante. Racchiude infatti le caratteristiche della storia che per chiunque è sempre la più ardua da raccontare, la propria vita, narrata tramite il mezzo che ha reso celebre questo protagonista della scena giornalistica e culturale italiana: la parola.

L’esistenza di Massimo Gramellini è stata segnata da un evento mai compreso da lui fino in fondo sia per la sua giovane età sia per la paura delle persone a lui più care di infliggergli una delusione troppo grande da sopportare: il suicidio della madre, causato dalla scoperta di un tumore, quando il bambino aveva solo 9 anni. Nelle sette sezioni del romanzo ci vengono illustrati con brevi narrazioni, adottando anche dei flashback, i fatti conseguiti da questo dolore, caratterizzati dal continuo ripresentarsi di una figura demoniaca, Belfagor, sempre pronto a porgli numerosi interrogativi, risolti solo quando Gramellini compirà 40 anni.

Il caso sembra trascinare il protagonista in situazioni che ricoprono una duplice valenza. Si imbatterà in una tata anaffettiva, in un maestro ecclesiastico troppo esigente, in una donna che cerca nella religione buddhista il senso della vita e in un’altra che lo terrà sospeso tra la felicità e l’abbandono finché non si rifugerà tra le braccia di un altro. Massimo vive questi momenti come se si trovasse in punta di piedi, senza sapere cosa lo aspetterà davvero, ma spinto ad andare avanti da un’ingenua curiosità e da Belfagor.
Il risultato è una crescita interiore che lo porterà a inoltrarsi sempre maggiormente alla scoperta di se stesso e alla ricerca di risposte.

L'autobiografia di Gramellini: dalle parole alla rappresentazione cinematograficaNel 2016, Marco Bellocchio decide di ricavare dal romanzo la sceneggiatura per dirigere l’omonimo film, per rendere al meglio sul grande schermo la biografia di Gramellini.
Con un inizio che vede qualche piccolo episodio di spensieratezza tra una madre e il figlioletto, il film prosegue alternando a una narrazione cronologica degli eventi qualche flashback. L’immancabile e famigerato Belfagor, una figura in bianco e nero, è pronto a presentarsi continuamente sulla scena in modo imprevedibile, cogliendo di sorpresa lo stesso spettatore.

L’unica richiesta che Gramellini ha posto al regista è stata quella di non cambiare lo “spirito” del romanzo:

Al nostro primo incontro, a Marco ho chiesto solo una cosa, cambia tutto, ma non cambiare lo spirito del libro, cambia la storia, i personaggi, ma mi piacerebbe trovare al cinema lo stesso umore del libro.

Per Gramellini doveva rimanere «il racconto di come affrontare un dolore tentando tutta la vita di rimuoverlo e poi, invece, riuscendo ad attraversarlo nel momento in cui lo accetti».

Il regista ha infatti rivelato:

Il discorso è diverso, il libro è pieno di immagini, pensando a un’immagine cinematografica è un po’ l’immagine del bambino con madrina in fondo al corridoio nel momento del funerale.

L'autobiografia di Gramellini: dalle parole alla rappresentazione cinematografica
Marco Bellocchio

Molti eventi del romanzo sono riportati con estrema fedeltà, quali la passione del calcio condivisa da Massimo e suo padre, mentre altri sono inseriti ex novo: scene come quella in cui Gramellini assiste al suicidio di un giovane imprenditore giunto sull’orlo del fallimento o quella in cui, in missione a Sarajevo, un suo collega giornalista usa un bambino alienato dalla tecnologia per rendere meglio una fotografia sono infatti inedite.

Rimane quindi la volontà da parte di Gramellini di ritrovare se stesso in un mondo in cui la realtà è vissuta da chiunque a modo proprio. Affrontare la verità, rivelatagli con un articolo di giornale (quasi uno scherzo del destino per un giornalista), è l’espediente più potente per acquisire la più grande consapevolezza. Una notizia rimasta nascosta e ritrovata dopo anni è la soluzione per riscoprire se stesso e per lasciare andare il dolore che lo aveva spinto negli abissi più bui e profondi.

Lo stesso spettatore, e lettore, non può far altro che rivedersi in parte in Massimo Gramellini e comprendere che nessuna circostanza è più grande di noi e va al di là delle nostre capacità: tutto può essere superato ed abbattuto.

Maddalena Baschirotto per MIfacciodiCultura

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