Grazia Deledda: «una donna scrittrice PUÒ essere onesta»

0 1.263

Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è una delle grandi voci della letteratura italiana del Novecento, una donna caparbia dotata di una grande forza di volontà che la portò a fronteggiare gli stereotipi di genere, vincere i pregiudizi ed ottenere il Nobel per la letteratura: l’unica scrittrice italiana, per ora, ad aver raggiunto questo riconoscimento.

Grazia Deledda alla cerimonia premio Nobel

Fu una grande donna e la sua stessa storia personale dovrebbe essere fonte di ispirazione per tante studentesse e studenti, sebbene le antologie scolastiche la pongano spesso in secondo piano.

Grazia Cosima Deledda nacque a Nuoro nel 1871 e il folklore e i costumi della sua Sardegna la colpirono a tal punto da essere i protagonisti principali di tutti i suoi racconti. La sua formazione fu quasi interamente da autodidatta, infatti frequentò la scuola fino alla quarta elementare poiché all’epoca le donne erano escluse dal proseguimento degli studi. Successivamente venne seguita per un breve periodo da un professore privato, ma le sue abilità le acquisì da sola grazie soprattutto a vaste letture.

Sin da giovane Grazia Deledda era forte ed indipendente, voleva seguire i suoi sogni e iniziò presto a guadagnare con i suoi racconti, pubblicati su alcune riviste, attirando l’attenzione dell’ambiente letterario e ricevendo gli elogi di Verga e Capuana.

Premi Nobel italiani pe la leteratura

Nel 1899 si sposa e si trasferisce a Roma e qui arriva la piena affermazione e il suo successo supera i confini italiani: all’estero dove viene accolta come un’autrice originale ed intensa. Non mancarono le critiche, soprattutto in patria, dettate dal pregiudizio secondo il quale una donna scrittrice non potesse essere onesta, oltre anche alle polemiche riguardanti la sua poca preparazione scolastica, una formazione che ricordiamo le era stata negata dalla società dell’epoca.
Le critiche vennero anche dai suoi stessi conterranei che non apprezzavano l’immagine di una Sardegna eccessivamente arretrata come veniva descritta dai suoi racconti.

Nei romanzi di Deledda si può cogliere tutto il fascino mitico della Sardegna: dalle sue parole provengono le immagini di una terra selvaggia dove il tempo sembra sospeso, dove vige ancora una rigida società patriarcale, le persone sono vittime del fato, guidate da pulsioni e dalle superstizioni e sono alla costante ricerca del perdono per i propri peccati. Quella che fu percepita come una visione arcaica e arretrata, è in realtà il racconto di una terra sanguigna e concreta che Grazia Deledda è riuscita a dipingere con abilità e realismo.

Primo Congresso Nazionale delle Donne Italiane

Non si fermò davanti agli ostacoli, continuò a scrivere e a lottare per i suoi diritti. Nel 1908 partecipò al Primo Congresso Nazionale delle Donne Italiane per la partecipazione femminile alla vita sociale, tenutosi a Roma il 23 aprile. La lotta di Deledda per l’emancipazione femminile era tra le righe dei suoi libri e nelle piazze italiane, lei divenne un simbolo della presa di coscienza da parte delle donne, quella consapevolezza di portare un grande beneficio per la società.

La sua tenacia e la sua bravura la portarono al Nobel, conferitole il 10 dicembre 1926

Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e calore tratta problemi di generale interesse umano.

Morì dieci anni dopo, nel 1936 a causa di un tumore al seno di cui soffriva da tempo.

Le sue opere sono un capolavoro della letteratura. Usò gentilezza e potenza allo stesso tempo per parlare della quotidianità, la sua scrittura incredibilmente vivida e moderna la rende una delle voci più autentiche dell’Italia e della cultura sarda.

Grazia Deledda è la dimostrazione che le donne possono raggiungere grandi traguardi, che devono lottare per i loro ideali e per la loro emancipazione, nonostante i pregiudizi, nonostante gli ostacoli a loro riservati.
Resta tutt’oggi una portavoce della lotta femminile: vittime troppo spesso di un colpevole silenzio, ora più che mai serve riscoprire queste eccellenze femminili italiane.

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.