Thomas Stearns Eliot: per un modernismo difficile

0 1.787

Thomas Stearns Eliot: per un modernismo difficile

imagesThomas Stearns Eliot (Saint Louis, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965), premio Nobel per la letteratura nel 1948, è uno dei più importanti esponenti del Modernismo poetico anglo-americano, autore di capolavori come The Waste Land (1922, La terra desolata) e Four Quartets (1937-1940, Quattro quartetti).

Nato a St. Louis da una famiglia di origine puritana, egli capì ben presto che le sue radici non erano in America, ma in Europa e, nel 1910, si trasferì nella città europea più alla moda in quel periodo: Parigi. Alla Sorbona ebbe modo di frequentare le lezioni di uno dei più influenti filosofi europei del periodo, Henri Bergson, e sempre nella capitale francese conobbe il maggior poeta americano del tempo, Ezra Pound, il quale divenne un mentore per il giovane Eliot. È in questo periodo che egli iniziò a elaborare la sua poetica e la sua concezione della letteratura: forte dell’influsso dello Strutturalismo francese, Eliot sintetizza che l’opera letteraria può compresa soltanto se inserita in quella che egli chiama tradizione, cioè il canone letterario mondiale di ogni epoca. Il poeta adulto, scrive arditamente l’autore, è colui che ruba, cioè colui che cita, riadatta o allude ad altre opere nei propri testi (Gallup 1969: 27-28, 204-205). È inoltre rilevare che il poeta di St. Louis provasse una forte avversione per la poesia romantica e per l’espressione diretta e senza mediazioni dei sentimenti: sintetizza Eliot, che il poeta deve perseguire la più severa impersonalità, cioè la sua voce e i suoi sentimenti non devono essere espressi direttamente, ma devono essere affidati a oggetti o a frasi; questa è la poetica del correlativo oggettivo, concepita autonomamente a Montale (Greenburg 2008). I pronunciamenti eliotiani sulla poesia si tradussero fattivamente e proficuamente nel suo magnum opus, The Waste Land.

unknown-1Il poemetto, diviso in cinque parti, si confronta con The Golden Bough (1890, “Il ramo d’oro”) dell’antropologo scozzese James George Frazer e con la ripresa della quête dei romanzi arturiani (Matthews 2015). Da Frazer Eliot riscopre i riti di morte e di risurrezione, in cui si allude in tutta l’opera. Tuttavia, per nell’ottica del poeta, la risurrezione e la speranza di una nuova vita nell’Europa post-bellica sono impossibili: gli esseri umani, come annunciati sin dai versi iniziali, sono completamente anestetizzati e privi di fiducia; il mondo che essi conoscono è soltanto un insieme di frammenti, ai quali non riescono a dare un senso. Eliot, nella Waste Land, è un novello Dante, simbolo dell’uomo che si trova a vivere tra le rovine e i resti di un mondo che non esiste più, un dolore e la sofferenza che si acuiscono nell’ultima parte, quando le aspettative di una pioggia rigeneratrice sono completamente frustrate. La coscienza dell’Io lirico si esprime nel correlativo oggettivo del titolo: la “terra desolata” è proprio l’interiorità di Eliot, scevra di qualsiasi sentimenti religioso o di qualsivoglia consolazione ultraterrena, priva di quel desiderio di pace che conclude il poema. L’autore ha così riscoperto la sofferenza e il lamento della poesia metafisica e del suo maggior esponente, John Donne. Pound ebbe un ruolo fondamentale nella genesi dell’opera: egli tagliò alcune parti e dette l’assetto al poemetto così come lo conosciamo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di miglior fabbro, un riferimento a Purgatorio XXVI, con cui Dante si riferisce al poeta provenzale Arnaut Daniel.

unknown-2Eliot, tuttavia, giunge a una speranza, che si traduce nella conversione all’Anglicanesimo nel 1927. Di quell’anno è la bellissima A Song for Simeon (Un cantico per Simeone). Il riferimento è a Luca 2: 25-35, dove il Simeone neotestamentario può finalmente morire in pace in quanto ha visto la salvezza d’Israele, Gesù Cristo. Il Simeone eponimo è invece Eliot, il quale, adesso, da neoconvertito e cittadino britannico, ha trovato una misura di pace e di armonia, dopo l’inferno della sua prima produzione poetica. Seguendo la tripartizione dantesca, Eliot è adesso approdato in purgatorio.

I Four Quartets rappresentano l’approdo al paradiso. I quattro poemetti sono araldi di pace e risurrezione e costituiscono un invito al viaggio interiore per riscoprire noi stessi, dopo la morte e la distruzione dell’entre deux guerres (Ackroyd 1985: 228-230, Kirk 2008: 245-248, 250-252).

L’opera di Eliot corrisponde a Modernismo difficile, ricco di citazioni e allusioni da decodificare, ma, al tempo stesso, lo scrittore anglo-americano di affida un potente affresco esistenziale con la sua opera.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.