Martin Heidegger e il senso dell’Essere e dell’Esser-ci

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Martin Heidegger e il senso dell’Essere e dell’Esser-ci

Martin Heidegger e il senso dell'Essere e dell'Esser-ci
Martin Heidegger

Criticato, odiato, amato, studiato, svalutato, sopravvalutato, osannato, deprecato: Martin Heidegger nasceva il 26 settembre 1889 e moriva a Friburgo in Brisgovia, 26 maggio 1976. Il suo nome non cessa di produrre un certo mormorio sommesso e in molti casi dispute e discussioni circa la sua aderenza o meno al nazismo. Sfortunatamente il suo pensiero filosofico è stato spesso affondato in virtù della più intrigante questione politica che lo vide in prima persona coinvolto.

Heidegger mosse i primi passi, filosoficamente parlando, con la fenomenologia e Husserl. Con quest’ultimo ebbe un intenso e proficuo rapporto intellettuale che poi si concluderà nel momento in cui il maestro, raggiunta una certa età non più consona all’insegnamento, designerà come suo degno successore proprio il filosofo di Meßkirch. Edmund Husserl dunque abbandona la cattedra presso la Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo che passa al suo stimato allievo Heidegger, considerato da Husserl come «il più dotato di tutti coloro che abbiano fatto parte della mia cerchia».

È un periodo quello che va dal 1928 al 1944 brillante per il neo professore, che assiste al progredire sistematico e veloce della sua fama. Non possiamo tuttavia dimenticare che al potere, nel contempo, è salito, anzi arrampicato con un savoir fair selvaggio e aggressivo che da sempre lo ha contraddistinto, Adolf Hitler, che a suon di leggi, emanazioni e bolle papali (che papali non sono, ma che vengono emanate con una pomposità simile se non superiore) dà il benservito ai ”non-ariani” privandoli di qualsiasi diritto, eccezion fatta per il sacrosanto diritto alla respirazione, almeno in un primo momento. L’elezione di Martin Heidegger nell’olimpo universitario è fortemente voluta da eminenti membri dell’intellighenzia nazionalsocialista, nonostante vi fossero voci contrarie; ironia della sorte, queste voci appartenevano a professori ebrei i quali, in quanto tali, vennero zittiti e spediti dritti a casa.

Ovviamente, la condizione necessaria e sufficiente per l’insegnamento (ma in generale, per esprimersi, per agire impunemente, per vivere insomma) era l’iscrizione al NSDAP, il partito nazista. Heidegger si iscrive il 1° maggio 1933.

Ho iniziato in medias res elencando l’approccio verso cui ci si rivolge solitamente ad Heidegger, e la valanga di reazioni è il sintomo più lampante dell’aura che il filosofo emana: un’ascendenza ambigua e discussa, ma per quanto sia refrattaria la difesa ad assumersi responsabilità circa il suo coinvolgimento in ambito politico, gli studiosi sono tutti unanimemente concordi nell’affermare che sì, Martin Heidegger fu un entusiasta sostenitore del nazionalsocialismo, pensiero politico nel quale vedeva svolgersi e realizzarsi il suo stesso pensiero filosofico.
Il nazionalsocialismo era l’apoteosi dell’Essere, di quell’Essere che Heidegger aveva studiato, seguito e interrogato sotto le ali protettive del suo maestro Husserl.

Martin Heidegger e il senso dell'Essere e dell'Esser-ci
Martin Heidegger

L’esistenza in Heidegger è Esser-ci: essere-nel-mondo, in-essere, con-essere ed essere-per-la-morte. Essere nel mondo significa essere attivamente presenti, rispondere alle problematiche contingenti della vita, vissuta con angoscia, un sentimento costante nelle filosofie esistenzialiste in quanto sentimento epifanico, poiché pone l’individuo di fronte all’insensatezza e nullità dell’esistenza. È tuttavia un sentimento positivo: se sentita autenticamente provoca un giusto distacco dalle cose materiali, le quali non portano ad altro se non ad un tipo di Esserci inautentico, passivo e vuoto, riflesso esclusivamente nella curiosità, nella chiacchiera e nell’equivoco. Insomma, le cose, in ultima analisi, hanno ben poco da offrirci. L’angoscia è quindi stoico distacco dalle cose, è corretto iter attraverso cui vivere la propria esistenza: essa dimostra anche quanto l’Esserci sia ”possibilità di”: l’Esserci autentico è costante progettualità, è in continuo divenire storico, è nel-mondo e nel-tempo, è insomma in costruzione eppure quotidianamente proiettato verso la morte; è quindi un essere-per-la-morte.
Ma l’Esserci non è solo questo: è in-essere, è autenticamente presente presso e vicino gli altri e di essi si prendere cura (con-essere).

Essere e Tempo”, oltre che è il titolo del suo principale sforzo filosofico, esplica anche un rapporto bivalente: non è solo l’Essere che si dispiega nel tempo, è anche il Tempo a esserci per l’individuo. Il Tempo rivela le sue peculiarità sotto molteplici aspetti, si disvela, e ciò si attua specialmente attraverso il linguaggio. Esso condiziona profondamente l’uomo e allo stesso tempo è più che un semplice strumento nelle sue mani: è come se Heidegger fosse un sostenitore dell’enunciato ”noi siamo il nostro linguaggio, la nostra epoca si rivela attraverso il linguaggio di cui fa uso”. Di conseguenza, Essere anche come Linguaggio: il Linguaggio rivela se stesso e quindi l’Essere nella sua completezza soprattutto quando è sotto forma di Poesia. La Poesia, per la sua gratuità e per il suo essere fine a se stessa, secondo Heidegger, custodisce gelosamente l’essere che, dispiegandosi in versi si dona.

E all’uomo non resta che ascoltare.

Maria Vittoria Giardinelli per MIfacciodiCultura

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