#1B1W – Perché “55 giorni. L’Italia senza Moro”, di Stefano Massini ci ricorda il valore della quotidianità

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Ci sono date apparentemente insignificanti, che scorrono via veloci, senza troppe emozioni; ce ne sono altre, invece, destinate a cambiare per sempre il corso della storia. Un giorno, un mese, un anno che prepotentemente entrano a far parte della nostra vita, ecco, mi piacerebbe definirli, numeri che rappresentano il sacro valore della memoria. Per il nostro bellissimo e disgraziato paese, il 9 maggio 1978 rappresenta una data simbolica e profondamente triste: la mattina di quel giorno infatti, all’interno di una Renault 4 rossa parcheggiata in Via Caetani a Roma, la polizia trova il cadavere dell’onorevole Aldo Moro, rapito 55 giorni prima, a via Fani, da un commando delle Brigate Rosse.

Da quel giorno ad oggi, a questo tragico evento, sono stati dedicati numerosi documentari, reportage, film, libri. È proprio su un libro che questa volta ci vogliamo soffermare, non un libro qualsiasi, ma uno sguardo onirico dietro le quinte di quegli avvenimenti. L’opera in questione è 55 giorni. L’Italia senza Moro di Stefano Massini, scrittore, drammaturgo e saggista, noto per i suoi profondi e necessari monologhi nella trasmissione Piazzapulita su La7. Per capire il significato di questo testo, a mio avviso, è doveroso soffermarsi sulla tenera, innocente premessa dell’autore:

Nella primavera del 1978 avevo due anni e mezzo, e per quanto mi raccontino come un bambino perspicace, avevo giustamente fra peluche e macchinine ben altre priorità che non la cronaca.

L’autore, come lui stesso afferma, ci racconta l’Italia che stava sullo sfondo dei giorni di Moro, un paese che, nonostante tutto, andava avanti, un passo dopo l’altro, alla ricerca di sicurezze. Massini lancia nel calderone di tutto: sport, cinema, musica, politica, attualità. Sì, perché quello era l’anno della legge Basaglia, che abolì i manicomi e migliorò le condizioni dei pazienti. Era l’anno in cui Nanni Moretti aveva un grande successo di pubblico grazie al film Ecce Bombo, un impietoso ritratto dei giovani intellettuali di quell’epoca. Era l’anno in cui gli italiani cantavano a squarciagola le hit del momento: da Un emozione da poco di Anna Oxa a Pensiero Stupendo di Patty Pravo, da Gianna di Rino Gaetano a Figli delle Stelle di Alan Sorrenti. Era l’anno della lotta operaia, degli scioperi, delle gambizzazioni. Era l’anno del maggior numero di avvistamenti Ufo in Italia e dei balletti di una giovanissima Raffaella Carrà. Ma soprattutto, era l’anno in cui, nello stesso giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, veniva ucciso a Cinisi, nella totale indifferenza delle istituzioni, il giornalista e attivista Peppino Impastato.

Questo non è un saggio, ma un libro pratico, una guida all’approfondimento e, come tale, ha la forza di far rivivere in modo semplice e fluido, una delle pagine più nere della storia della Repubblica. Massini ritaglia, con estrema eleganza, ogni testimonianza, ogni evento, capace di muovere le coscienze di un popolo narcotizzato, ma allo stesso tempo, consapevole della drammaticità del momento. 55 giorni. L’Italia senza Moro è una passeggiata sotto il sole cocente, un pranzo in famiglia, una chiacchierata tra amici, un inno alla resistenza. Già, la resistenza. Perché, forse, se c’è una cosa che tutti quanti dovremmo tenere a mente, è che proprio nell’invisibilità della nostra quotidianità, che si forma la propensione al senso civico e il desiderio di partecipazione alla vita culturale, sociale e politica.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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