Pedro Almodóvar, amore mio platonico, ti scrivo

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Pedro Almodóvar, amore mio platonico, ti scrivo

Caro Pedro Almodóvar,

Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988)

Buon compleanno! Il tempo passa, ma tu non cambi mai. Dentro sei ancora quel niño terrible nato il 24 settembre del 1949 in un piccolo villaggio della Castiglia. Lo stesso genio che, un giorno, avrebbe scioccato il mondo dei ben pensanti con i suoi film simili a quadri espressionisti. Finalmente ho trovato le parole per dichiararti il mio immenso amore (platonico), perché è grazie a te, ai tuoi film pieni di colore e di vitalità, che ho capito la femminilità. Attraverso il tuo sguardo, ho imparato ad amare la diversità: ciò che ci rende unici, che ci fa desiderare.

Mio caro,

ti ricordi com’è cominciato tutto? Anni Ottanta: la dittatura è morta insieme al suo Caudillo e la Spagna assapora finalmente la libertà. La voglia di esprimersi senza più censure è palpabile, la gente vuole lasciarsi alle spalle il passato, vuole ricominciare a vivere. E sei arrivato tu, Pedro Almodóvar, il giovane scrittore che ama aggirarsi per la scena underground di Madrid. A sedici anni sei partito per seguire la tua passione, il cinema: una magia che rende i sogni e le idee realmente visibili. Con il tuo stile camp e trucchi da vamp!

Cecilia Roth in una scena di Tutto su mia madre (1999)

Hai portato alla ribalta gli emarginati dalla società e li hai resi protagonisti di storie piene zeppe di provocazioni. Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980), Labirinto di passioni (1982), L’indiscreto fascino del peccato (1983), Matador (1986), La legge del desiderio (1987)… Transessuali, donne, uomini, etero, omo e bisessuali sovvertono le regole sociali con il loro fascino, un misto di eros e melodrammatica sofferenza. Una tensione malinconica che vibra tra piacere e dolore.

In fin dei conti, tutti i tuoi film sono storie d’amore tra l’Essere Umano e la Vita. Tutti i tuoi protagonisti, anche i più secondari, sentono la propria esistenza in maniera viscerale. La abbracciano senza rimpianti, consapevoli e pronti ad accettare tutto ciò che essa è pronta a dare. Anche il dolore più lacerante, come la perdita: di un amore, di un figlio, della propria identità. Come te, i tuoi personaggi fanno l’amore con la vita.

Caro Pedro,

con Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988) il mondo ha riconosciuto il tuo talento. La tua prima candidatura all’Oscar per una commedia “sofisticata, molto sentimentale”. Memore del tuo lavoro giovanile presso una compagnia telefonica, hai sempre detestato le segreterie telefoniche: aiutano i bugiardi. Questo film ha reso indelebile la tua firma: uno sguardo dolce-amaro capace di smascherare l’ipocrisia con una bella risata. Poi sono usciti Légami! (1990), Tacchi a spillo (1991), Il fiore del mio segreto (1995) e Carne tremula (1997). Il tuo stile è maturato, è diventato sempre più colorato e sofisticato. Tu, Pedro Almodóvar, hai criticato il bigottismo e la psicanalisi, hai raccontato l’omosessualità, l’ateismo e il desiderio in tutte le sue forme. Ma, soprattutto, hai raccontato le Donne.

Gael García Bernal in La mala education (2004)

Tutto su mia madre (Miglior Regia a Cannes nel 1999, Oscar al Miglior Film Straniero nel 2000) è una delle più belle celebrazioni d’amore che il Cinema abbia fatto alle Donne. Esse sono le eroine per eccellenza dei tuoi melodrammi. Coraggiose, determinate, ironiche, giovani, vecchie, nevrotiche, perse, sofferenti, amanti, puttane, caste, madri, spontanee, vitali, fedeli, malinconiche… Incarnano il Mistero dell’Universo: l’unione degli opposti. Come è possibile che, in un solo Essere, possano convivere l’orrore e l’amore, il divino e il demoniaco, maschile e femminile, la fredda razionalità e l’infuocata follia? Questo è ciò che veramente ti affascina, ti incuriosisce: la capacità di vivere le emozioni fino al midollo. Magari hai sognato di essere una donna, forse le hai persino invidiate.

Almodóvar e la sua Musa, Penelope Cruz

Pedro Almodóvar, tu sei stato il confidente platonico delle donne (Parla con lei, 2002), hai reso i loro sentimenti opere d’arte (La mala education, Volvér, Gli abbracci spezzati). Sei stato loro amico e hai asciugato le loro lacrime, le hai aiutate a superare il dolore della perdita (La pelle che abitoJulieta). Lo sei stato per le tue Muse: Penelope Cruz, Carmen Maura, Cecilia Roth, Veronica Abril. Anche per i tuoi attori, come Antonio Banderas e Javier Bardem, perché anche gli uomini veri soffrono e non hanno paura di mostrarlo.

Mio amato Pedro, ti ringrazio per la tua amicizia disinteressata. Per la tua comprensione. Ti immagino spegnere le candeline, colorate come i tuoi film. Come la tua vita, quella che hai sempre sognato!

Per sempre tua, con stima e affetto

Margherita Montali per MifacciodiCultura

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