CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co.

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Schifano Mario, Futurismo rivisitato, 1967

Arriva a CAMERA, Centro italiano per la Fotografia, la mostra dell’autunno CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co., visitabile dal 21 settembre al 13 gennaio 2018. La mostra ripercorre la storia della trasformazione del documento fotografico in opera d’arte, giunta al culmine negli anni ’60, curata da Walter Guadagnini, direttore di CAMERA. Gli amanti del POP trovano in CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co.oltre 150 opere tra quadri, fotografie, collages, grafiche, che illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande storia.Pop è quel qualcosa «che ha rivoluzionato il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca» afferma lo stesso Walter Guadagnini. L’informale ha ben rappresentato un certo clima culturale esistenzialistico tipico degli anni ’50. La sua impronta pessimistica di base fu compresa solo da una ristretta cultura d’élite, mostrando ben presto la sua inattualità nei confronti di una società in trasformazione, che si caratterizzava sempre più come società di massa dominata dai tratti positivi ed ottimistici del consumismo. Allora proprio dall’incontro tra arte e cultura dei mass-media che nasce la Pop Art negli Stati Uniti, intorno alla metà degli anni ’50 con le prime ricerche di Robert Raushenberg e Jasper Johns. Ma l’esplosione vera e propria avviene negli anni ’60, conoscendo una sua prima diffusione e consacrazione con la Biennale di Venezia del 1964. La mostra CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co. si apre col famoso collage What is it that makes today’s homes so different, so appealing? di Richard Hamilton, prima opera Pop della storia, per vedere Andy Warhol e Hamilton “numi tutelari”, ma anche Mulas, Schifano, Pistoletto.

Michelangelo Olivero Pistoletto, Ragazza che cammina,1933

Di Pistoletto è La Ragazza che cammina, opera facente parte delle raccolte d’arte Intesa Sanpaolo del XX e XXI secolo e solitamente esposta nella sezione Cantiere del ‘900 alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale della Banca a Milano, tra le altre protagoniste vi è la Brigitte Bardot di Gerald Laing nelle sue diverse versioni, senza dimenticare La Marilyn di Warhol. Guardando all’Italia, spicca la splendida tela di Rotella Divertiamoci, nata da una fotografia e riprodotta meccanicamente, che rappresenta la realtà vista dal finestrino di un’automobile. Il percorso espositivo intende riportare allo spettatore le fusioni e i nodi tra la fotografia e la Pop Art, due linguaggi che hanno rielaborato in chiave moderna il visuale. Proprio la fotografia si misura con il panorama visivo contemporaneo ma allo stesso tempo sperimenta le logiche della trasformazione che portano il documento a opera d’arte. Ecco che documentando in maniera precisa la cultura popolare (da qui quindi il suo nome, dove pop sta per diminutivo di popolare), trasforma in icone le immagini più note o simboliche tra quelle proposte dai mass-media. Si vedono dunque le manifestazioni in termini artistici dei nuovi valori, legati al consumismo. Un’ampia sezione della mostra è dedicata al concetto di riproduzione, di un’arte che si fonda sull’idea di uno strumento come la macchina fotografica, riconosciuto sin dalle sue origini per la sua natura meccanica. La macchina fotografica ha riformato il modo di vedere il mondo: conosciuto e concepito attraverso le riproduzioni fotografiche, e gli artisti Pop guardano a questo immaginario per essere davvero contemporanei. É la società dei consumi e delle immagini di massa, nella quale la fotografia ha un ruolo centrale. In questa sezione troviamo alcuni degli anticipatori della Pop, primo fra tutti Robert Rauschenberg, del quale è esposta, tra le altre, una favolosa tela di grosse dimensioni realizzata a quattro mani con il fotografo italiano Gianfranco Gorgoni. 

Hamilton Richard, Swingeing London III, 1972

L’apparente indifferenza per le qualità formali dei soggetti proposti, così come il procedimento di reperire tra oggetti che apparivano triviali e non estetici, ha portato molti critici a considerare la Pop Art come una sorta di nuovo dadaismo.Se ciò può essere in parte accettabile, diverso è il fine a cui giunge la Pop Art. In essa infatti è assente qualsiasi intento dissacratorio, ironico o di denuncia, vuole mostrare la nuova essenza umana: l’apparenza. Allora, in un momento tanto delicato e di mutamento quanto il nostro, dove l’essere cede il passo all’apparire, la mostra CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co. si presenta come uno specchio sociale, dove tutti sono condotti ad un confronto reale con un sè tanto falso quanto fragile e sgretolato, propagandano però come vincente, nella società contemporanea.

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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