Music & Poetry – “Hallelujah” di Leonard Cohen: vi spiego la verità sull’amore

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Music & Poetry – Hallelujah di Leonard Cohen: vi spiego la verità sull’amore

Uno crede per anni che la cultura e la consapevolezza siano le istanze umane da preferire: lo studio, l’introspezione, l’analisi e tutte quelle cose lì. Poi, pian piano ti accorgi che in realtà tutti i pensatori e le correnti derivate, salvo rare e sofferenti eccezioni, puntano all’oblio. Alla dimenticanza. Alla sublimazione. Leggi un sacco e iniziano i dubbi. Poi ti capita di ascoltare Hallelujah di Leonard Cohen cantata a squarciagola in chiesa durante una funzione religiosa e allora assurgi ad un altro grado di consapevolezza: solo l’ignoranza è un bene prezioso e pertanto va salvaguardata con cura e attenzione contro ogni nemico. Perché solo l’ignoranza può portare a forme di libertà davvero totali e sorprendenti. Come un prete che canta Hallelujah di Leonard Cohen durante una funzione religiosa.

Sia lode a Dio, quindi, per tutti gli ignoranti, che riescono a godersi la musica senza avere la minima idea di cosa significhi, perché loro è il regno, se non proprio dei cieli almeno delle discoteche. Hallelujah, signor Leonard Cohen, per averci dato questo capolavoro che ti costò oltre due anni di lavoro e infiniti blocchi di appunti e testate sul pavimento degli alberghi. Hallelujah per le prime due strofe, che hanno riferimenti biblici, ai re David e Saul, e poi ancora a Sansone e Dalila; ma soprattutto per tutti quelli che non riescono a vedere la metafora di un lui legato alla sedia della cucina da lei che gli taglia i capelli strappandogli un Hallelujah dalle labbra.

Hallelujah per tutte le strofe che si sono aggiunte col tempo, per le versioni cantate da Leonard Cohen, per gli adattamenti ed i ripensamenti che ovviamente colgono un genio che si rende conto, col tempo, di aver composto qualcosa di immortale, di poliedrico, di universale, di tesserattico.

Una delle migliori cover di Hallelujah è quella di Amy McDonald

E per tutte le decine di cover, la più famosa quella di Jeff Buckley ma quella che ci commuove fino alle lacrime quella di Amy McDonald, e per tutte le colonne sonore che hanno impreziosito i film: Hallelujah per un brano religioso che diventa all’occorrenza una storia d’amore, come quella tra Sherk e Fiona, Hallelujah per una canzone struggente che suona in Do Maggiore, passa dal La Minore al Fa, e che come dice la canzone stessa, è un gioco di specchi, matriosche, un brano che diventa scabroso, che parla di sesso, amore, vita, dello scrivere canzoni.

Scrivere canzoni, Hallelujah: una canzone che parla di sesso, amore, violenza e religione, che non sono forse aspetti della stessa materia e non sono forse la stessa natura dello scrivere canzoni? Devozione religiosa ed estasi sessuale non possono forse coincidere, come Hallelujah mostra e dimostra?

There was a time when you let me know What’s really going on below But now you never show that to me, do you? But remember when I moved in you And the holy dove was moving too And every breath we drew was Hallelujah.

A tutte le storie d’amore finite male, ma che ci sono state, Hallelujah che non è – sempre – un’invocazione a Dio, o alla persona amata, ma anche la liberazione dell’orgasmo. Universale? Forse, individuale di certo, ode all’esistenza purchessia.

Ma molto semplicemente, nella maniera più complessa e criptica possibile, Leonard Cohen ci spiega di cosa parliamo quando parliamo d’amore. Anzi no, ci spiega di cosa non dovremmo mai parlare, quando parliamo d’amore.

Baby I’ve been here before I’ve seen this room and I’ve walked this floor (you know) I used to live alone before I knew you And I’ve seen your flag on the marble arch And love is not a victory march It’s a cold and it’s a broken Hallelujah.

Hallelujah, qualcuno è arrivato a dirci che l’amore non è un arco di trionfo dove piantar bandiera, men che meno una marcia di vittoria: se non lo aveste capito da soli, ve lo spiega Cohen. E se non doveste ancora aver capito, riascoltate Hallelujah, finché qualcuno non verrà a legarvi alle sedia della cucina e a tagliarvi i capelli.

Leonard Cohen

Quando avrete capito di cosa parliamo, quando parliamo d’amore, Hallelujah.

Now I’ve heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah

Hallelujah (x4)

Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah

Hallelujah (x4)

You say I took the name in vain
I don’t even know the name
But if I did, well really, what’s it to you?
There’s a blaze of light
In every word
It doesn’t matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah

Hallelujah (x4)

I did my best, it wasn’t much
I couldn’t feel, so I tried to touch
I’ve told the truth, I didn’t come to fool you
And even though
It all went wrong
I’ll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah

Hallelujah, Hallelujah…

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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