Joe Strummer, i Clash e la rivoluzione nella musica rock

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Joe Strummer, i Clash e la rivoluzione nella musica rock

The ice age is coming, the sun’s zooming in
Meltdown expected, the wheat is growing thin
Engines stop running, but I have no fear
‘Cause London is drowning, and I live by the river

London Calling

joe_strummer (1)Joe Strummer. Un nome, un’icona. Quando scomparve all’improvviso, il 22 dicembre 2002, a soli 50 anni, Joe portò via con sé un pezzo di storia della popular music. Ma il suo ricordo permane; la sua musica permane. Joe Strummer e i Clash. Per chi conosce la storia del rock’n’roll, non serve dire altro.

Cantante, musicista, songwriter, Strummer fu co-fondatore, lead vocalist, chitarrista ritmico e autore dei testi di una delle band più influenti della scena musicale britannica della seconda metà degli anni Settanta. Una band che sconvolse il panorama punk e che scrisse una pagina importante nell’enciclopedia del rock. Tanto che, nel 2003, il loro nome è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

Ma torniamo indietro nel tempo. Indietro di 64 anni, quando, ad Ankara, nasce una futura leggenda del punk…

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The Clash

21 agosto 1952. Ad Ankara, in Turchia, nasce John Graham Mellor. La sua famiglia viaggia continuamente per il mondo – Città del Messico, il Cairo, Bonn; fino a che John, a nove anni, si iscrive insieme al fratello maggiore alla City of London Freemen’s School, a Surrey, nel Regno Unito. Passano gli anni e John viene travolto dalla passione per il rock’n’roll; in particolare, ascolta i Beach Boys, Little Richard e Woody Guthrie.

Dopo il suicidio del fratello – evento che lo sconvolge profondamente – John si trasferisce a Londra. Inizia a suonare la chitarra per strada e nelle stazioni della metropolitana, seguendo per un po’ le orme del mito Woody Guthrie; si fa addirittura chiamare “Woody” Mellor. Un soprannome che, però, rimarrà temporaneo. La sua attività di chitarrista di strada (busker) lo porterà a scegliere uno pseudonimo personalizzato: Joe Strummer, letteralmente “lo strimpellatore“. Nel 1974, forma una band rhythm’n’blues, i 101’ers, insieme all’amico Tymon Dogg, divenendone il leader.

3 aprile 1976. Gli allora sconosciuti Sex Pistols aprono il concerto dei 101ers; Strummer ne rimane folgorato. Capisce che, ormai, una rivoluzione – musicale, sociale, culturale – sta per sconvolgere l’Inghilterra per sempre. Poco dopo, il manager Bernard Rhodes (un collaboratore di Malcolm McLaren, ossia di colui che lanciò i Sex Pistols) gli impone un ultimatum: Joe ha ventiquattro ore per decidere se lasciare la sua band per intraprendere una nuova carriera musicale. Joe accetta. E la leggenda ha inizio. Si incontrano così, quasi per caso (se di caso si tratta), Joe Strummer, il chitarrista Mick Jones (prima membro dei London SS), il secondo chitarrista Keith Levene (che lascerà presto la band, per poi formare i Public Image Limited con Johnny Rotten), il bassista Paul Simonon ed il batterista Terry Chimes (che verrà sostituito da Nicholas Bowen “Topper” Headon). Il nome viene scelto da Simonon ed approvato all’unanimità: The Clash. Lo scontro sonoro che incendierà Londra ha inizio.

gallery_music-joe-strummer (1)8 aprile 1977. Il primo album omonimo dei Clash viene pubblicato dalla Cbs, sconcertando i puristi dell’underground punk britannico – tanto che Mark Perry, fondatore della rivista londinese Sniffin Glue, scrisse che il punk morì nel momento in cui i Clash firmarono per la Cbs. Eppure, questo album è uno dei manifesti più evidenti di questa subcultura. I Clash sono furia punk rock e rabbia proletaria. Joe Strummer inneggia alla rivolta bianca e urla le frustrazioni di una generazione, una generazione per cui le opportunità di carriera non bussano mai (Career opportunities are the ones that never knock/Every job they offer you is to keep you out the dock), mentre Londra brucia – brucia di noia (London’s burning with boredom now/London’s burning dial 99999). Il 1977 è anche l’anno di Never Mind The Bollocks, l’unico album registrato in studio dei Sex Pistols.

White riot – I wanna riot
White riot – a riot of my own
Are you taking over
or are you taking orders?
Are you going backwards
Or are you going forwards?

White Riot

14 dicembre 1979. Viene pubblicato quello che è considerato il capolavoro assoluto dei Clash, London Calling, il disco che, secondo il magazine Rolling Stone, si impone come il più importante degli anni Ottanta. Ormai, definire “punk” la musica dei Clash diventa incredibilmente riduttivo. Il brano di apertura, quello che dà il titolo all’album, è una visione catastrofica nella quale Londra sta per svanire per sempre, un terribile oracolo intessuto dalla voce inconfondibile di Strummer, che qui sembra quasi ricoprire il ruolo di profeta apocalittico. Ma è solo l’inizio. London Calling è un microcosmo di stili e tradizioni musicali differenti, di subculture e sobborghi londinesi. Dal rock’n’roll anni ’50 si passa ad influenze jazz, per poi sfociare nel raggae e nello ska; un caleidoscopio di suoni e atmosfere, che però risultano amalgamate perfettamente. Una sperimentazione che raggiungerà un nuovo apice nel successivo lavoro, Sandinista! del 1980, un triplo album in cui l’ambizione della band raggiunge forse i massimi livelli. Un affresco composito e cosmopolita, in cui fanno capolino incursioni nel funk e nel rap. I Clash osano e non hanno paura di farlo. Consegnando ai posteri ben due pietre miliari, non solo del punk, ma della musica popular degli ultimi decenni.

joe-strummer-JOHN-GRAHAM-MELLOR (1)Con l’album Combat Rock del 1982, la popolarità dei Clash conquista anche gli Stati Uniti, ma è l’inizio della fine. Il batterista Headon viene allontanato per la sua dipendenza dall’eroina. Joe Strummer e Mick Jones, le due colonne portanti dei Clash, sono, ormai, ai ferri corti.

29 maggio del 1983. I Clash si esibiscono per l’ultima volta con Mick Jones. Strummer e Simonon insistono e pubblicano, nel 1985, l’album Cut the Crap, che, però, si rivela un fallimento. I Clash  si sciolgono definitivamente.

Joe Strummer inizia così a dedicarsi al cinema, scrivendo canzoni per film (tra cui Love Kills, per Sid and Nancy di Alex Cox), e recitando in alcune pellicole; inoltre, pubblicherà un album con i Latino Rockabilly War e andrà in tour con i Pogues, sostituendo il frontman Shane MacGowan. Per poi tornare inaspettatamente alla ribalta con i Mescaleros, con quali darà vita a tre album, regalandoci, tra l’altro, una meravigliosa versione di Redemption Song di Bob Marley. Ascoltando questa straziante litania, contenuta nell’ultimo album dei Mescaleros (uscito postumo), sembra quasi di avvertire una nota di rassegnazione nella sua voce. Una specie di addio. Ma si tratta, in fondo, di un addio solo apparente. Perché è impossibile dimenticare Joe Strummer.

 

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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