Fiction e realtà: una linea sottile che a volte è meglio superare

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Le fiction sono ormai una parte essenziale dell’esistere di moltissimi individui: ne esistono di ogni tipo, ironiche, romantiche, poliziesche e chi più ne ha più ne metta; tra i tanti generi c’è anche quello (non facilmente catalogabile) che tocca e spazia su argomenti sociali strettamente attuali. Tra tutti è inevitabilmente quello che divide il pubblico che fa prendere posizione non tanto sulla scelta degli attori, sul modo di raccontare, sulla fotografia etc. quanto sul fatto storico in sé. È giusto raccontare “a puntate” fatti che in qualche modo segnano la nostra società? È giusto raccontare fatti storici con soggettività? E soprattutto qual è il confine tra fiction e realtà?

Beppe Fiorello sul set

Le domande poste meriterebbero risposte approfondite con svariati fattori da tenere in considerazione, merita però una riflessione quanto accaduto e poi segnalato all’attore Beppe Fiorello. Di recente ha infatti sollevato una polemica su Twitter: la fiction su Riace è stata bloccata dalla Rai e nessun attore o uomo di spettacolo pare abbia preso le difese di Fiorello. Una fiction che viene bloccato o cancellata fondamentalmente non fa notizia, non è un fatto nuovo, quello che colpisce è che non è la prima volta che ciò accade all’attore siciliano e paradossalmente avviene sempre su fiction da tematiche scottanti, sociali e vicine alla sensibilità delle persone.

La fiction sulle foibe a suo tempo venne bloccata, così come quella su Graziella Campagna, ora tocca a quella su Riace perché al sindaco della cittadina calabrese è stato recapitato un avviso di garanzia. Il film sulle foibe Il cuore nel pozzo andò in onda nel 2005 con moltissime polemiche; La vita rubata, pellicola dedicata a Graziella Campagna fu addirittura censurata dal Viminale per poi vedere la luce solo due anni dopo la data prevista della messa in onda, ultimo della lista Tutto il mondo è paese, bloccato dalla Rai per non ostacolare la magistratura.

Il tweet di Beppe Fiorello

Poca, pochissima solidarietà a Beppe Fiorello che si ritrova solo contro un mondo spietato: quello dello spettacolo. Dove l’unico vocabolo conosciuto è audience, che è strettamente collegato alla parola profitto, un binomio perfetto. In tempi drammatici, soprattutto a livello sociale, il mondo dell’arte (soprattutto quella cinematografica) dovrebbe essere più sensibile e mettere da parte i propri interessi e cercare di riprendere quello spirito di denuncia che è il principio di questa disciplina.

In un mondo in cui cultura e verità sociali sono sempre più marginali, in cui le tv sono riempite di cuochi che si spacciano per artisti ed opinionisti tuttologi, l’attore si aspettava un sostegno proprio da parte dei suoi colleghi, cosa che non è arrivata. Le serie tv inevitabilmente influenzano il pensiero della gente e bisognerebbe canonizzarle in modo da poter far conoscere a tutti anche le storie che per svariati motivi ci vengono nascoste. La censura non può essere nel 2018 uno strumento utilizzabile, l’arte non può avere vincoli.

Va bene mandare in onda da ormai più di una decade fiction con protagonisti preti detective e ormai numerose storie d’amore, ma è altrettanto vero che bisognerebbe inserire anche più realismo perché in fondo per certi aspetti la tv è una finestra sul mondo e le cose belle o brutte vanno raccontate.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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