Lezioni d’Arte – “Un cane andaluso”: 20 minuti di cinema surrealista

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La Rivoluzione Surrealista non toccò solo la pittura, la letteratura e la scultura ma anche la sfera del cinema e della fotografia che prese piede proprio nel 1929, anno di uscita del primo film surrealista Un cane andaluso (Un chien andalou) diretto dai due artisti Luis Buñuel (Calanda, 1900 – Città del Messico,1983) e Salvator Dalí. Entrambi condividevano l’appartenenza al movimento, l’esilio volontario a Parigi e la passione per il cinema. Dalí raccontava di andarci tutte le domeniche, per questo la loro amicizia fraterna generò spontaneamente un corto di circa 20 minuti finanziato dalla madre di Buñuel, in cui con un nuovo linguaggio danno forma ad immagini oniriche, provocatorie e surrealiste.

Buñuel e Dalí, 1933

Ci misero una settimana per la scrittura dell’opera e circa quattordici giorni per le riprese. Un cane andaluso è diviso in intervalli temporali: c’era una volta, otto anni dopo, circa alle tre del mattino, sedici anni prima e in primavera. Gli attori protagonisti sono i francesi Pierre Batchef e Simone Mareuil ma nella parte introduttiva, il cui immaginario rimarrà nella storia, il vero protagonista è Buñuel in persona. Lo vediamo limare un rasoio da barba, mentre fuma una sigaretta ed osserva la luna piena da un balcone, per poi avvicinarsi ad una donna, aprirle l’occhio sinistro e squarciarlo. La scena è tra le più dirette e forti, un vero e proprio biglietto da visita per le idee surrealiste. L’occhio umano tagliato è messo in relazione alla stessa luna piena che stava osservando l’artista, attraversata da un filo di nuvole. Il taglio è una drastica rottura con il passato, con la tradizione. È un velo che viene squarciato nei confronti del pubblico, adesso ci saranno i surrealisti a mostrare una nuova, personale, visione del mondo e sconvolgerà esattamente come questa scena cinematografica.

Buñuel vuole colpire lo spettatore, non pretende di mostrare una visione universale ma nel suo film cerca di essere onesto con sé stesso e offrire la sua personale visione della realtà, nonostante la sofferenza che può comportare.

Questa immagine nasce da un sogno fatto da Buñuel che va ad unirsi ad un sogno di Dalí, nella scena che apre il capitolo successivo, un uomo che osserva la propria mano invasa da formiche che sembrano fuoriuscire da un buco, esattamente al centro. Sembra assurdo eppure il film è nato così, cercando di unire tutte le immagini che provenivano dalle loro visioni personali, senza cercarvi un filo logico, una spiegazione razionale, un perché. È l’inconscio, il sogno, la fantasia che le ha create.

Eppure, nonostante la modalità di creazione sia un po’ come il cadavre exquis dei Surrealisti, un racconto collettivo scritto di volta in volta senza conoscere la frase precedente, un senso comune queste associazioni di immagini che si susseguono lo hanno. La coppia protagonista rappresenta l’uomo che cerca di conquistare la donna ma deve portarsi dietro il peso di convinzioni radicate nella società (nel film rappresentate da un pianoforte a coda con sopra un asino in decomposizione, dei preti e delle tavole di pietra) che gli impediscono di liberare le proprie pulsioni con facilità. Nei surrealisti è forte la critica alla borghesia, alla chiesa, alla società e ai loro moralismi che limita la vera natura dell’uomo, i suoi desideri più profondi che spesso è costretto a nascondere.

I due attori protagonisti in una scena del corto

Dopo Un cane andaluso i due artisti realizzano un altro film, L’âge d’or, ancora più provocatorio che parla della rivendicazione dell’amore contro le restrizioni borghesi. Ma diventerà motivo di frattura fra i due a causa di un cambiamento di rotta da parte di Dalí che volle a tutti i costi inserire l’elemento religioso nell’opera per mantenere buoni rapporti con la società. Questa restrizione della propria natura atea non fu accettata da Buñuel, lui che continuò imperterrito a seguire le proprie idee rivoluzionarie, contro ogni ostacolo. Pensate che L’âge d’or fu considerato così scandaloso e inaccettabile che i fascisti entrarono nelle sale in cui veniva proiettato e distrussero ogni cosa, anche le opere degli altri surrealisti appese alle pareti.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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