Avevo vent’anni, il 6° Premio CRAMUM in mostra a Varedo

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Avevo vent’anni, è questo il titolo della mostra in programma dal 15 al 30 settembre presso Villa Bagatti Valsecchi di Varedo che vedrà esposte le opere di alcuni tra i più interessanti artisti contemporanei insieme ai dieci giovani finalisti del Premio CRAMUM 2018. La mostra, curata dal direttore artistico del progetto Sabino Maria Frassà, vuole essere una riflessione su cosa significhiavere vent’anni oggi, e sui numerosi cambi di paradigma che si sono succeduti tra i giovani dal 1968 ai giorni nostri.

Avevo vent'anni
Marcello Morandini, 642 – 2016, 2016

La rassegna si pone come uno spunto di riflessione su quell’inquietudine costante che fa da sottofondo alla vita delle nuove generazioni, che paiono ai loro predecessori sempre più chiuse eindifferenti. I ventenni di oggi sono continuamente bersaglio di critiche e attacchi da parte di coloro che non riescono a comprendere quel mondo distante e impenetrabile, che agli occhi di chi giovane non lo è più suscita però anche una paradossale forma di inquietudine. Il sentimento che si viene a creare nelle generazioni più vecchie è quindi una sorta di risentimento verso i giovani adulti, che si ritrovano a vivere un’età idealizzata – almeno nel mondo occidentale – caratterizzata da quella che viene considerata la “libertà massima”: il poter decidere del proprio avvenire. Niente di più falso, viene da pensare, viste anche le sempre crescenti difficoltà delle nuove generazioni a costruirsi dei futuri stabili e a ritagliarsi il proprio spazio nel mondo.

Avevo vent’anni vuole essere, inoltre, un’indagine sul rapporto tra i giovani artisti contemporanei e il mondo dell’arte, mostrando i diversi approcci verso un ambiente che, sottoposto anch’esso alle leggi del mercato e del consumo, tende sempre più a uniformare i propri prodotti. Spesso gli artisti pur di piacere a tutti i costi si trovano a mettere da parte il proprio pensiero critico, conformandosi a messaggi già trasmessi, già superati.

Avevo vent'anni
Alberto di Fabio, Materia pensante in blu, 2016

Proprio per questo motivo la mostra è stata realizzata anche in omaggio ai cinquant’anni dalla scomparsa di Lucio Fontana, colui che ha saputo traghettare l’arte contemporanea nella modernità. Egli è infatti l’esempio che fare arte significa prima di tutto saper sorprendere sé stessi, è mettersi continuamente in discussione, è una costante tensione alla ricerca di nuove strade. Lucio Fontana è stato in grado di ribellarsi al sistema e da artista affermato ha saputo continuare la propria ricerca dell’infinito anche in tarda età, portando la sua indagine sugli spazi e le dimensioni a piani fino a quel momento inesplorati. Fontana ha saputo dimostrare che la giovinezza non è un dato anagrafico, e non è nemmeno l’unico fattore necessario per la nascita di uno slancio creativo; egli ha saputo, nel dimostrarsi per tutta la sua vita libero di rivoluzionare la propria realtà, avere per sempre vent’anni.

E Avrò sempre vent’anni è anche il titolo del volume realizzato per accompagnare la mostra e le opere degli artisti esposti. La pubblicazione, che prende il posto dei più convenzionali cataloghi, alterna infatti i lavori degli artisti a sei brevi saggi di intellettuali che si interrogano su cosa significhi realmente essere giovani, e su come poter portare con sé gli aspetti migliori di quei maledetti vent’anni per tutta la vita.

Avevo vent’anni
A cura di Sabino Maria Frassà
Villa Bagatti Valsecchi, Varedo
Dal 15 al 30 settembre 2018

Beatrice Obertini per MIfacciodiCultura

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