Karen Darboe: quando il fumetto è Arte

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Intervista a Karen Darboe, giovane promessa del mondo del fumetto. 

Basta un veloce scroll down fra i suoi lavori per notarne lo spiccato talento: Key of Killing, Witchblade e Constructo, i tre progetti realizzati da Karen per l’International School of Comics di Padova, offrono più di un motivo per conoscere meglio l’autrice di queste piccole meraviglie – ArtSpecialDay l’ha incontrata per voi.

Ciao, Karen!

Innanzitutto, complimenti per quanto sei stata in grado di realizzare: hai appena ventidue anni, eppure il tuo stile è quello di un’artista matura. Come ti sei avvicinata al disegno e, più nello specifico, ai comics? Hai avuto modelli o punti d’ispirazione nella tua famiglia?

Disegnare mi è sempre piaciuto moltissimo, sin da quando ero piccola. La passione per le vignette è nata in seguito, quando ho trovato in una vecchia edicola il fumetto di una serie che amavo, Cyborg 009 di Ishinomori! Ebbene sì, un manga dei lontani anni ’60.
Da bambina adoravo guardare gli anime anni ‘80 che avevano accompagnato l’infanzia di mia madre, Goldrake, Mazinger e Jeeg Robot per citarne solo alcuni, perciò sono rimasta affascinata e rapita da quello che ho visto sfogliando le pagine del fumetto che avevo appena acquistato. Ricordo che mia madre dovette spiegarmi che in genere i comics vengono realizzati prima della serie animata e che sono disegnati a mano da bravi artisti: quel giorno ho capito cosa avrei voluto fare nella mia vita.

Dunque, tua madre era una mangaka?

No, no. Nella mia famiglia, anche scavando un po’, non ho trovato nessuno con la mia stessa passione, nemmeno legata ad altre forme d’arte; lei si limitava ad apprezzare quello stile di disegno nei cartoni animati. Ho iniziato a disegnare aiutata e guidata da quello che leggevo… E di cose ne ho lette un bel po’!
Parliamo del periodo appena precedente al boom dei manga, che sono diventati un fenomeno di massa dopo Dragon Ball, Naruto e One Piece: inizialmente ho preso ispirazione da questi grandi titoli, ma pian piano ho ampliato sempre di più la mia cultura fumettistica, conoscendo sempre più autori giapponesi per poi passare a quelli italiani e americani.

Una prospettiva multiculturale, direi.

Sono nata a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, da madre italiana e padre gambiano: ho imparato fin da subito a conoscere il significato della diversità culturale, nel bene e nel male. Tre anni fa ho affiancato due illustratori, Anna Casaburi e Arcadio Lobato, nella loro bottega d’arte: è stato qui, lavorando accanto ai bambini, che ho scoperto che abbiamo molto da imparare dall’approccio che hanno i piccoli verso la creatività. FavolArte è un luogo in cui si insegna l’importanza della libera espressione, qualcosa di innato che porta a relazionarsi con gli altri in maniera inclusiva, senza pregiudizi, come dovrebbe accadere sempre.

Come hai iniziato a trasformare la tua passione in una professione? Dal liceo artistico all’università, ti sei costruita un bel percorso costellato di esperienze come quella che hai appena descritto.

Già quando avevo quattordici anni ho partecipato ad un paio di concorsi di disegno, vincendoli; nel 2013 ho realizzato due sculture in legno e metallo che sono state date in premio alle aziende locali del vittoriese che si sono distinte per il loro duro lavoro nella lotta alla crisi. Tra gli impegni più recenti ci sono state le illustrazioni per il merchandise del gruppo metal Hell in the Club, la collaborazione nel disegnare un episodio del webcomic Vengoanchio e la realizzazione della locandina rappresentativa della fiera Soligo Comics & Games, tenutasi questa primavera. Credo che la mia passione si sia sviluppata ed evoluta da sé, perché ho sempre cercato una strada per concretizzarla in un progetto, cosa che continuerò a fare anche in avvenire.

Credi che la scuola ti abbia dato gli strumenti adatti per trovare questa strada?

Alle medie ho iniziato a frequentare le lezioni di storia dell’arte che mi hanno fatto conoscere i grandi maestri della pittura; alle superiori, per la prima volta, ho avuto a che fare con insegnanti che mi hanno seguita più nello specifico, facendomi approfondire tutto ciò che c’è oltre al mondo del fumetto e facendomi appassionare anche ad altre forme d’arte, come la scultura e la pittura al loro livello più puro e classico. Il mio interesse principale è comunque rimasto il fumetto, il che mi ha portata a scontrarmi con professori che sminuivano la professione del fumettista: la voglia di seguire il mio sogno, però, era ben più grande di qualsiasi altra cosa, e se la voglia di andare avanti è forte, nulla può scalfirti!
Gli anni del liceo sono stati comunque utilissimi per la mia crescita, in quanto il confronto con altri giovani artisti fa sempre scoprire sensibilità differenti dalla propria. È proprio grazie all’osservazione della diversità che si riesce a crescere e a migliorarsi: ho conosciuto altri aspiranti fumettisti provenienti dall’estero, e grazie a Internet sono entrata a far parte di social network come DeviantArt, dove ho fatto nuove amicizie e ho iniziato a ricevere le mie prime commissioni!
Alla fine del 2015, dopo essermi diplomata, ho scelto di iscrivermi alla scuola internazionale di comics di Padova, che è stata il coronamento del mio percorso formativo, di cui sono pienamente soddisfatta… In definitiva, credo che la risposta alla domanda sia sì.

Molte persone non capiscono o svalutano il tuo mestiere: cosa ti sentiresti di consigliare a chi volesse coltivare il tuo stesso sogno, sapendo che esistono scogli da superare per vederlo realizzato?

Come ho accennato già prima, purtroppo molte persone che si dedicano al lavoro artistico non vengono prese sul serio da chi non è parte dell’ambiente. A malincuore dico che sono esperienze quasi normali, ed esistono anche discriminazioni interne, tra artisti e artisti, cosa di cui sono stata testimone io stessa.

La cosa che vorrei dire a chi sente di voler fare questo lavoro è, in primis, avere cultura. Avere cultura è la sola cosa che può permetterci di imparare ad esigere il meglio da noi stessi, a sapersi giudicare da sé e saper giudicare il lavoro altrui nel modo corretto, scindendo il gusto personale dalla critica oggettiva.

Manca cultura, soprattutto nel nostro paese, è una cosa di cui tutti gli artisti dovrebbero prendere atto perché si tratta di una vera e propria piaga sociale: è importante che chiunque voglia intraprendere la strada dell’artista debba anche volersi impegnare nello studio, in modo da trasmettere un contenuto di qualità attraverso i propri lavori. A chiunque legga e abbia in mente di diventare un artista: sii fiero della tua passione, falla diventare ogni giorno più forte, perché quando credi veramente in qualcosa nessuno può scavalcarla, calpestarla o farla, nel senso che spero di continuare a migliorare me stessa e ciò che produco per ottenere una qualità via via maggiore, così che il mio lavoro sia apprezzato da più persone. Spero di poter riuscire a vivere della mia arte, di pubblicare con una frequenza maggiore, di sentirmi soddisfatta e realizzata nel vedere pagine frutto di tanta fatica esser stampate su carta, pronte per esser distribuite e fruite dagli altri; a prescindere da tutto, vedere la gente che apprezza il tuo lavoro è già di per sé un’esperienza stupenda, che sa ben ripagarti emotivamente.

Grazie, Karen: chiudiamo l’intervista lasciando al lettore il link alla pagina Facebook dell’artista, bonus!

Chiara Tomasella per MIfacciodiCultura

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