Ludovico Ariosto e l'”Orlando Furioso”: follia umana senza tramonto

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Le ricorrenze e gli anniversari hanno l’affascinante potere di fermare la nostra frenetica mente su avvenimenti che altrimenti non avrebbero meritata luce. E, il più delle volte, viene spontaneo riflettere che cosa quel determinato fatto, o vicenda, o personaggio, abbia rappresentato e cosa possa ancora rappresentare per noi. Il caso di Ludovico Ariosto (Reggio nell’Emilia, 8 settembre 1474 – Ferrara, 6 luglio 1533) offre innumerevoli spunti per riflessioni soprattutto contenutistiche, oltre che filologiche.

Ludovico Ariosto e l'Orlando Furioso: follia umana senza tramonto

Quella del 1516, la princeps dell’Orlando Furioso, è stata rieletta a edizione “degna di studio solo di recente, grazie alla cura di Marco Dorigatti che nel 2006 ne ha pubblicato l’edizione critica, seguendo i criteri della filologia dei testi a stampa. Per la prima volta si è data importanza a questa elaborazione primaria dello scrittore. Quell’importanza che il Furioso del ’32 – terza edizione, considerata definitiva e stadio compiuto della volontà autoriale – aveva scansato e messo completamente in ombra nel campo degli studi.

Per quanto riguarda l’aspetto contenutistico, tutti conoscono la decantata storia della follia d’Orlando, l’amore struggente e irrazionale nei confronti di Angelica che porterà il cavaliere alla perdita del senno. Ovviamente è questo filone tematico a dar titolo al poema cavalleresco. Ma molto spesso viene ignorato il contesto in cui tale amore prende forma e si sviluppa in tutte le sue passioni, ovvero la guerra tra cristiani e saraceni (i musulmani, i mori).

Ecco allora che scatta istantaneamente (e inevitabilmente) un campanello d’allarme dentro di noi che instaura nell’immediato un tetro collegamento con il presente: guerra di religione, Occidente contro Oriente, cristiani e saraceni/musulmani. E il rimando continua se piano piano vengono svelati aspetti della trama ariostesca, perché la vicenda della battaglia tra le due fazioni prende avvio dall’invasione della Francia per mano dell’esercito saraceno al comando di Agramante. Inizia tutto con un assedio di Parigi, capitale francese e del cristianesimo occidentale. E termina con la riscossa dei cristiani e la sconfitta dei saraceni.

Ludovico Ariosto e l'Orlando Furioso: follia umana senza tramontoIl nucleo della narrazione del Furioso non si incentra sul mondo cavalleresco, sull’amore folle per una donna angelicata. Tutto questo ormai è giunto al termine, ha perso vitalità. Nel Boiardo e nel suo Orlando Innamorato (di cui il Furioso è stato ideato come continuazione e aggiunta), l’amore offriva ancora elevazione spirituale, nobilitazione d’animo. Ludovico Ariosto si focalizza invece sull’uomo del suo presente, quello irrazionale e pazzo, non contraddistinto dai nobili valori cortesi. È l’uomo del furore, quello dell’Ariosto, un furore e una follia che non lambisce solamente la sfera amorosa ma intacca la lucida razionalità in toto.

La visione del mondo espressa e svelata nella trama del Furioso è laica e pessimista, gli sforzi dell’essere umano vanno sempre a cadere in un vuoto non arginabile: l’uomo segue desideri passionali, non giudiziosi, inciampando nell’inganno delle illusioni causandosi incontrollabili affanni.

Ariosto è disincantato, ha una superiorità sui fatti tale per cui il distacco lo rende quasi filosofo scrutatore. E questa sua vista dall’alto considera gli avvenimenti, tutti, sul medesimo livello: cristiani e saraceni (o musulmani) non sono trattati con differente apprezzamento o, al contrario, svalutazione, entrambi hanno lati da recriminare ed entrambi hanno aspetti da valorizzare, comprendere e rispettare. Persino gli Estensi sono fatti discendere – a sfumatura encomiastica – dall’unione della guerriera cristiana Bradamante e del cavaliere saraceno Ruggiero (destinato a convertirsi al cristianesimo, ma pur sempre di origini musulmane). Sembra quasi che nel Furioso si aggiri un messaggio di non violenza, come a ricordare che nessun essere sulla Terra è scevro da condanne, e bisognerebbe salvarsi da contese irrazionali e folli.

Ludovico Ariosto e l'Orlando Furioso: follia umana senza tramontoLudovico Ariosto vede un mondo dove la ragione e la saggezza sono di un altro pianeta, letteralmente. L’uomo insegue le futilità, è sciocco, è governato dal labirintico volere del caso, non della provvidenza o di un volere scritto che sancisce e giustifica ogni azione.

Ariosto avrà anche voluto descrivere il suo uomo contemporaneo, ma a distanza di cinquecento anni sembra stia delineando anche l’uomo del Duemila. Follie e scontri tra Oriente e Occidente in nome di miraggi e illusioni, non consapevoli che la comprensione della diversità arricchisce e che ogni eccesso porta all’autodistruzione, al logorio interiore e degrado esteriore, alla rovina di chi è intorno a noi.

L’amore, così come la fede, sono la parte altra rispetto al giudizio: l’amore e la fede non sono inquadrabili scientificamente né esprimibili in termini logici. Qualche sbavatura imperfetta resterà sempre presente in una loro etichettatura. Ma non per questo vanno portati con giustificazione all’estremismo: il raziocinio è la risposta umana alla prepotenza, all’esasperazione di quegli ideali e di quelle vendette che minano alla convivenza pacifica e leale.

Un lineare parallelismo, quindi, quasi traumatico e che ha dell’incredibile, tra il 1516 e l’oggi. Una speculare macro-vicenda umana universale espressa da Ludovico Ariosto con una maestria letteraria e linguistica insuperabile, degna di valore e del meritato riconoscimento costante in questi cinquecento anni di storia.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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