Lucio Fontana: il maestro dello Spazialismo oltre i “tagli”

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Lucio Fontana (Rosario, 19 febbraio 1899 – Varese, 7 settembre 1968) è stato il più importante esponente del movimento spazialista, sorto nel 1946 in Argentina con la pubblicazione del cosiddetto Manifiesto Blanco.

Lucio Fontana

Nato a Rosario, in Argentina, Fontana si trasferisce all’età di sei anni in Italia. Dopo aver studiato scultura all’Accademia di Brera con lo scultore Adolfo Wildt, tiene la sua prima personale a Milano nel 1930, con opere che denotano una chiara libertà sperimentale.

Dopo l’esperienza di Parigi col gruppo Abstraction-Creation, nel 1935 espone col gruppo astratto italiano a Torino e a Milano.

La sua ricerca continua, però, ad essere rivolta al superamento delle forme artistiche tradizionali, per stare al passo con l’evoluzione scientifica e tecnologica del tempo.
È durante gli anni trascorsi in Argentina che Fontana approda ad una nuova forma espressiva: nel ’46 elabora con i suoi allievi di Buenos Aires il Manifiesto Blanco. Le idee portate avanti dal gruppo sono fortemente innovatrici e si basano sul superamento della separazione tra le arti così come dei limiti fisici dell’oggetto artistico.
La sua nuova idea di spazio, inteso come materia da modificare, determina in primo luogo un mutamento nell’uso della tela: l’artista agisce sulla superficie con la forza del gesto. La tela viene “spazializzata” mediante il foro e il taglio, in un gesto di brusca lacerazione che lo porta a strappare la tela, sostituendo i tagli stessi alle pennellate.

Scoprire il Cosmo è scoprire una nuova dimensione. È scoprire l’Infinito. Così, bucando questa tela – che è la base di tutta la pittura – ho creato una dimensione infinita. Qualcosa che per me è la base di tutta l’arte contemporanea.

Ugo Mulas, Lucio Fontana, Milano, 1964

Ciò che l’artista persegue è un’arte libera da concezioni edoniste o rigidamente intellettuali, per giungere a quella forma di “eternità” dell’arte che è prerogativa del “gesto” creativo.
La superficie delle tele di Lucio Fontana è il più delle volte monocroma e questo conferisce maggior importanza alle ombre e ai riflessi luminosi dei tagli. Il quadro diviene un tutt’uno con lo spazio esterno, che è davanti la tela e prosegue dietro ad essa.

Fontana non venne del tutto compreso e le reazioni scandalizzate dei critici più conformisti furono davvero aspre: sostenevano che i Tagli potevano realizzarli benissimo anche i bambini o i traslocatori maldestri. Il noto gesto dell’artista di tagliare con una lama una superficie intatta, monocroma, come può essere definito? Un’azione impetuosa e violenta oppure un gesto freddo e meditato?

La verità è che le sue opere vanno oltre il gesto poiché i buchi così come i tagli spingono lo spettatore oltre il quadro, in uno spazio liberato grazie al gesto dell’artista.

Afferma Fontana:

[…] io buco; passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere […] invece tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero io ho costruito, non distrutto.

Lucio Fontana al lavoro nel suo studio di Milano (1964-66, foto di Ugo Mulas)

Lui, lo scultore già celebre in Italia come maestro fra gli astratti, alla fine degli anni Cinquanta crea opere dal titolo Concetto Spaziale-Natura dalle forme ovali e ad ellisse: grandi forme irregolari di terracotta, talvolta fuse in bronzo, la cui superficie incisa da tagli e profondi fori prodotti dall’artista testimonia il passaggio dell’uomo e la sua ricerca verso l’infinito.

Alla IX Triennale di Milano Fontana “disegna”, modellando un tubo al neon lungo quasi cento metri, un grande arabesco di luce che rievoca la scia dei movimenti di una torcia vibrata nell’aria.

…È la vittoria del gesto sulla materia!

Marta Previti per MIfacciodiCultura

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