Dario Argento: maestro del brivido o fossile paranoico?

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Dario Argento ha sempre avuto un destino segnato. Regista, scrittore e produttore, Argento si è formato e ha creato sotto il segno del Giallo. Egli ha seminato la storia del cinema di film cult che lo hanno reso uno dei maestri del brivido internazionali. La sua filmografia è specchio e allegoria di anni paranoici, fatti di ideologie e violenza, tuttavia, tra adorazione incondizionata e critiche, ha ancora qualcosa da raccontare? O Dario Argento è solo un altro fossile da videoteca? 

Nato a Roma il 7 settembre 1940, Dario Argento è figlio d’arte. Influenzato da un padre produttore esecutivo e una madre italo-brasiliana di professione fotografa, durante il periodo delle superiori inizia a scrivere articoli per piccoli giornali e scopre la passione per la sceneggiatura. La prima vera occasione arriva nel 1968: un certo regista (Sergio Leone) gli commissiona il soggetto per il suo prossimo film. Argento chiede il supporto di un suo caro amico, anch’egli appassionato di cinema e aspirante regista, per scrivere la sceneggiatura a due mani. Un tale di nome Bernardo Bertolucci: vi dicono niente Ultimo tango a Parigi, The dreamers, L’ultimo imperatore, Novecento…? Nasce così C’era una volta il West.

L’esordio alla regia di Argento avviene a inizio anni Settanta. Sono gli anni dello spaghetti western, del poliziottesco: il tempo degli antieroi.  Il suo cinemanifesto è la Trilogia degli Animali. Questa prima tripletta racchiude i film (forse) più genuini e acclamati di Argento da parte dei suoi fedelissimi. Le imperfezioni stilistiche funzionano, paradossalmente, compensate da una grande attenzione a fotografia e montaggio, e le luci si mantengono fredde e cupe. Argento gioca con toni brillanti e contrastanti: un trionfo di rossi, verdi e blu che strizza vagamente l’occhio all’Espressionismo tedesco.

Chi definisce Dario Argento “il maestro dell’Horror” probabilmente non ha notato, in mezzo alle atmosfere allucinate, un piccolissimo dettaglio: i film della Trilogia non sono horror (nel senso stretto del genere), ma gialli-thriller! Sì, c’è la violenza (L’uccello dalle piume di cristallo, 1970), il climax della paranoia (Il gatto a nove code, 1971) e l’ispirazione medico-psicologica per indagare l’identità del killer (4 mosche di velluto grigio, 1971) e sì, c’è anche il sangue, tantissimo sangue, per un effetto-succo-di-pomodoro assicurato. Ma tutto inizia e finisce nel cronotopo della più classica indagine in stile Sherlock Holmes. Gli effetti speciali, decisamente “artigianali”, non sono mezzi per provocare una reazione di terrore, l’effetto del “brutto da vedere” rimane fine a se stesso: puro choc visivo. Un classico trucco per fissare la scena, dunque il film, nella mente suggestionata dello spettatore.

Dopo un esordio che ha tutta l’aria di essere solo un successo commerciale, con tanto di filone zoofilo di imitazioni al seguito, Argento abbandona il Giallo low budget. Dirige due fiction per la TV italiana e una commedia in costume (Le cinque giornate, 1973), prima di portare al cinema i suoi due capolavori, i padri di tutti i thriller: Profondo rosso (1975) e il soprannaturale Suspiria (1977). Nulla di nuovo: è ciò che la Trilogia ha preannunciato, ma portato a un livello superiore. Di esasperazione! Attenzione al montaggio, fotografia “espressionista”, effetti speciali volutamente “brutti”… [sbadiglio]. Come la prima volta in cui ho visto Suspiria: mi stavo annoiando a tal punto che ho iniziato a contare tutti i sospiri emessi in sottofondo. Prima di cadere in un sonno letargico.

Asia e Dario Argento

Dagli anni Ottanta in poi, Argento sembra aver imboccato la curva discendente della parabola. Dopo due anni di pausa dedicati alla sceneggiatura di due film per Lamberto Bava (Demoni – Parte 1 e 2), Argento inizia l’operazione Opera (1987). Si tratta di una pellicola meta cinematografica, ambientata nel Teatro Regio di Parma, durante l’allestimento della prima del Macbeth di Verdi: sarà il caso, sarà la nomea iattatrice del testo shakespeariano, ma alla fine il progetto salta. Argento deve assistere il padre morente, mentre la protagonista Vanessa Redgrave lascia il set poco prima dell’inizio delle riprese. Cast e troupe subiscono anche altri piccoli inconvenienti e incidenti, non solo tecnici, sul set. Come ciliegina sulla torta, Argento, a seguito di una crisi coniugale, si separa dalla compagna di vita e di set, Daria Nicolodi.

Per Argento iniziano i problemi finanziari ed in assenza di finanziamenti per i suoi progetti, il regista si limita a collaborare con altri creativi a sceneggiature. Il suo nome e la sua esperienza fanno sì che gli vengano richieste interviste e partecipazioni a documentari e festival. Argento torna a lavorare per la TV, producendo la fiction Turno di Notte (1987-1988), dove la ex compagna Daria Nicolodi recita in molti episodi insieme alla figlia Asia Argento. Comincia così la storia di un sodalizio familiare. Anche se, ultimamente, Asia Argento sembra non reggere più il fatto che la sua carriera venga continuamente riportata all’ombra della fama paterna…

Nel 1996 Argento riesce finalmente a trovare dei fondi e inizia a collaborare con il regista Lucio Fulci a un nuovo horror. Peccato che Fulci muoia quello stesso anno. Ma il nostro caro Dario non molla: deciso più che mai a scrollarsi di dosso la scia di scutra di Macbeth, trova un altro regista (Sergio Stivaletti) e La maschera di cera esce al cinema. Ora che siamo nel nuovo millennio, le cose sembrano essersi assestate. Addirittura è riuscito a finire la sua seconda trilogia, Le Tre Madri (Suspiria, Inferno, La Terza Madre: una trilogia-mania che nemmeno Tolkien…!). Stavolta la zoofilia non c’entra: la nuova ossessione di Argento sono le streghe! Ricordate quando stava sperimentando strane commistioni di Giallo e fantasy sovrannaturale? Voilà! A dirla così, mi immagino il classico investigatore in sella a una scopa di saggina, con il trench al vento [brivido].

Profondo Rosso (1975)

Il film ha un buon successo. Peccato, dico io. Perché, grazie alle critiche positive che elogiano il ritorno del vecchio Argento, il regista ottiene i finanziamenti per una nuova idea: Dracula (2012). In 3D. Non basta? Spendiamo una frecciatina per gli effetti speciali. Si vede che i fondi non sono stati sufficienti. Voglio credere che Argento abbia ingaggiato, in buona fede, il primo dilettante in possesso di una qualche conoscenza di editing e post-produzione, altrimenti non mi spiego proprio quell’orribile gufo che sbuca nelle prime scene del trailer. Il vero orrore è il pensiero che sia stato fatto apposta. Qualcuno potrebbe trovarvi un paranoico gusto per il vintage. Personalmente, no. Brutti e finti fino in fondo. Chi avrebbe mai il coraggio di difenderlo? E sorge spontanea un’altra domanda: cosa ci fa una mantide gigante in un film di vampiri? Qualcuno me lo spieghi, per favore!

Tanta durezza è giustificata. Prendiamo Argento, confrontiamolo con Hitchcock. Da un lato: paranoia, false promesse di novità spacciate per fedeltà allo stile, esasperazione della finzione che sfiora il grottesco e il ridicolo. sull’altro piatto della bilancia: atmosfere curate, musica evocativa e minimalista che fa da sottofondo a una suspance magistralmente diretta. Fedeltà a uno stile pulito, di classe. Capite bene che, per un’appassionata di Hitchcock, paragonare il Maestro del brivido a Dario Argento suona come una blasfemia. Cosa hanno in comune, a parte l’ossessione per la morte?

Dario Argento è un regista importantissimo per la Storia del Cinema. Il suo gusto per la suspance grottesca ha definito un nuovo parametro nell’immaginario del thriller postmoderno. Questa è l’eredità che ha lasciato ai nuovi esordienti registi. Chiunque voglia entrare nel regno del brivido, deve fare i conti con Dario Argento. Prendiamo Quentin Tarantino: ha utilizzato la traccia Goblin, dalla colonna sonora di Suspiria, nel suo quinto film A prova di morte (2005). O al lungometraggio indie Juno (Jason Reitman, 2007), in cui la giovane ragazza madre protagonista esprime tutta la sua passione per lo splatter firmato Argento:

Per favore! Dario Argento è il Maestro dell’Horror!

Juno, 2007

Margherita Montali per MifacciodiCultura

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