Roger Waters, Another Brick In The Wall

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Roger Waters, Another Brick In The Wall
Pink Floyd (formazione storica)

Il nome di George Roger Waters è indissolubilmente legato a una della band più importanti e influenti della storia della popular music: i Pink Floyd. Roger Waters, Syd Barrett, David Gilmour, Richard Wright, Nick Mason. Nomi che richiamano alla mente viaggi interstellari, echi nello spazio, visioni psichedeliche, cupi riflessi lunari, barriere invisibili che separano le anime. Animo oscuro e tormentato, dopo l’allontanamento (e l’auto-isolamento) del “folle diamante” Syd Barrett nel 1968, Waters – bassista, polistrumentista e songwriter –  è stato protagonista nella seconda fase della storia dei Pink Floyd. I suoi testi scavano nell’animo umano, scandagliano le sue (e le nostre) ossessioni, sprofondano all’origine della paura, varcano la soglia della follia.

Waters nasce il 6 settembre 1943 a Great Bookham nella contea di Surrey, nei dintorni di Londra. La sua infanzia è profondamente segnata da un’assenza incolmabile: il padre di Roger, il Sottotenente Eric Fletcher Waters, morì combattendo nella seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco di Anzio, avvenuto il 18 febbraio 1944. Un padre mai conosciuto, figura evanescente eppure presente. Una presenza inesistente e per questo estremamente dolorosa. Il fantasma di Eric Waters, così come gli spettri e gli orrori della guerra, aleggeranno costantemente nelle composizioni del bassista britannico.

pink floyd (formazione storica) (1)
The wall

Waters è uno studente di architettura all’Università di Londra quando conosce il batterista Nick Mason e il  tastierista Richard Wright. I tre cominciano a suonare insieme, fino a che decidono di formare una nuova band insieme ad un estroso studente di pittura, un certo Roger Keith Barrett, meglio conosciuto come Syd. Sarà proprio quest’ultimo a scegliere il nome della band, frutto dell’unione dei nomi di due musicisti blues americani, Pink Anderson e Floyd Council. Nasce così, nel 1965, la leggenda dei Pink Floyd, inizialmente denominati The Pink Floyd Sound. Dai primi, sperimentali live nei club underground londinesi, che prevedono un ampio utilizzo scenico delle luci – gli spettacolari light show diventeranno caratteristici dei concerti della band britannica – arriveranno alla conquista delle classifiche mondiali.

Le origini sono segnate dalla mente visionaria di Syd: lo space rock tinto di folk allucinogeno di The Piper At The Gates Of Dawn apre le porte alla psichedelia e segna il debutto folgorante dei Pink Floyd. La fama, l’abuso di LSD e l’alienazione mentale portano Barrett ad isolarsi dagli altri e da se stesso. A sostituirlo, arriva David Gilmour. Il ricordo indelebile di Syd verrà rievocato nell’album Wish You Were Here, in particolare nell’epica Shine On You Crazy Diamond. Nel frattempo, la band continua ad evolversi, spaziando dalla psichedelia al progressive, verso una continua ricerca al di là dei confini musicali sino ad allora esplorati.

Nel 1973, con la pubblicazione di uno dei capolavori della band, The Dark Side Of The Moon, l’influenza di Waters comincia a diventare sempre più predominante. È lui infatti a firmare i testi del concept album che consacrò definitivamente i Pink Floyd. Sono brani intrisi di uno spiccato lirismo filosofico e psicologico, di pessimismo e caducità, di follia e di alienazione e di morte. Il lato oscuro della Luna, allora, è la tenebra che alberga in ognuno di noi. «There is no dark side of the moon, really. Matter of fact, it’s all dark». Così si conclude Eclipse, l’ultima traccia del disco.

Pink Floyd con Syd

Con Animals, del 1977, Waters si impone come vero e proprio leader della band: sua è l’idea di questa feroce critica al capitalismo, ispirata al capolavoro di George Orwell, La fattoria degli animali. The Wall, monumentale opera rock del 1979, suggella l’apice dell'”era Waters”, nonché l’inizio del declino della band, ormai dilaniata da insanabili contrasti interni: Roger da una parte, i restanti membri dall’altra. Il muro eretto, e poi abbattuto, dal protagonista dell’album, la rockstar Pink – in cui talvolta è possibile riconoscere lo stesso Waters, talvolta, invece, Syd – è una barriera mentale, che sancisce l’incomunicabilità tra esseri umani. Un muro simbolico, interiore, che il protagonista (il quale, esattamente come Waters, è orfano di padre, ha una madre iper-protettiva, è vittima di un indottrinamento scolastico frustrante e sta per divorziare dalla moglie) costruisce per isolarsi dal resto del mondo, mattone per mattone. Una metafora che nei concerti assume una concretezza fisica, dividendo i musicisti dal pubblico. Dall’album viene anche tratto un film, Pink Floyd The Wall, diretto da Alan Parker, malgrado inizialmente lo stesso Waters volesse dirigerlo; ad interpretare Pink è Bob Geldof, il fondatore del Live Aid.

Con The Final Cut del 1983, un prodotto del solo Waters, la formazione storica della band si disintegra: prima Roger Waters allontana Richard Wright, poi è lui stesso ad abbandonare il gruppo. Segue un contenzioso in tribunale per impedire al resto del gruppo di poter continuare a utilizzarne il nome, ma la sentenza stabilisce che i Pink Floyd possono continuare a esistere anche senza di lui. A quel punto, il bassista inizia ad intraprendere una carriera solista, che in realtà era già stata “inaugurata” nel 1970 con Music from the Body, colonna sonora di un documentario. Nel 1984 pubblica The Pros and Cons of Hitch Hiking; fanno seguito Radio K.A.O.S. del 1987 e Amused to Death del 1992, forse il suo maggior successo da solista. Dopo un lungo periodo di assenza, nel 2005 viene alla luce Ça ira, un’opera lirica sulla rivoluzione francese.

Roger Waters

Fino a che, nel 2017, Waters pubblica Is This The Life We Really Want?, il primo album in studio dopo venticinque anni. Un disco che, al di là del presunto plagio della copertina (che ricorda le opere di Emilio Isgrò), al di là degli scontri verbali con Thom Yorke e al di là delle polemiche di alcuni fan, che vorrebbero dissociare una volta per tutte la sua musica dalla politica, sembra dimostrare che, forse, Roger Waters ha ancora qualcosa da dirci. Sono passati quasi trent’anni da The Wall, eppure quel muro che si era abbattuto sta per essere ricostruito. Questa volta, però, non sembrano esserci speranze per l’umanità. È questa la vita che desideriamo?

Fear, fear drives the mills of modern man
Fear keeps us all in line
Fear of all those foreigners
Fear of all their crimes
Is this the life we really want?

Lorena Alessandrini per MIfacciodiCultura

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