E. E. Cummings, il poeta maiuscolo che si firmava minuscolo

0 486

Fino a ieri, avremmo anche potuto contrabbandarlo come il massimo innovatore della poesia anglosassone, o per lo meno statunitense. Poi è intervenuto il meraviglioso premio Nobel a Bob Dylan, meritatissimo, assegnato per aver «creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione musicale americana», e siam rimasti con qualche iperbole in meno. Ciononostante, la capacità innovativa di Edward Estlin Cummings, AKA E.E. Cummings o e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962) rimane ovviamente inalterata; e possiamo spingerci a dire fin d’ora che in ogni caso le sue modalità innovative sono e rimarranno inalteratamente  quasi uniche nel quasi immobile orizzonte degli eventi della Poesia. Cummings è infatti noto per la violazione sistematica delle regole riguardo l’uso della punteggiatura, delle maiuscole e più in generale per essersi servito della sintassi in modo innovativo e, ovviamente, creativo.

E. E. Cummings

Ma parliamoci chiaro: il fatto che voi usiate le virgolette al di fuori delle funzioni consentite, che adoperiate 87 punti di sospensione in luogo dei canonici 3 (e spesso al posto del punto fermo), che non abbiate idea dell’esistenza di una specie in via d’estinzione come il punto e virgola – e via dicendo, NON fa di voi dei poeti. Anche perché, per infrangere le regole bisogna conoscerle, altrimenti siamo ignoranti e non innovativi, petaloso docet.

Il problema non si poneva per e.e. cummings, che frequentò dapprima la Cambridge Latin High School e successivamente l’Università di Harward, laureandosi in inglese e studi classici (dobbiamo dire che colà il padre insegnava sociologia e scienze politiche? Dobbiamo): incentivato a scrivere anche dall’illustre padre, in empiti di idolatria del tutto fuori luogo si fa risalire l’esordio in poesia all’età di tre anni. È altresì vero che durante, fu influenzato da Gertrude Stein ed Ezra Pound, che ebbe Dos Passos tra i compagni di università Le sue prime poesie pubblicate vennero raccolte in un’opera uscita nel 1920 dal titolo Otto poeti di Harvard alla normale età di anni 26.

E. E. CummingsPittore, illustratore, drammaturgo, scrittore e saggista oltre che poeta, e.e. cummings, che si firmava spesso in minuscolo in ottemperanza ai propri ideali stilistici, ad un’occhiata più approfondita si rivela un po’ meno innovativo di quanto avrebbe voluto: molte sue composizioni sono classici sonetti, il verso viene frequentemente spezzato seguendo le regole dell’enjambement, attaccarsi ad un segno di piunteggiatura inaspettato appare un tantino puerile. Cummings poi usa molto spesso neologismi, spezzando e riunendo avverbi, aggettivi, sostantivi: e va detto che lo faccio anche io, anche su queste pagine, ma resto umile (per ora).

La biografia di cummings non ci dice niente di esaltante: ovviamente, mette al centro del mondo se stesso, e così dobbiamo confrontarci col fatto che “un punto di svolta” viene segnato dalla morte del padre: in ottemperanza al verso vecchioniano «i suoi dolori sono i soli drammi del mondo», cummings rifletteva già parecchio su se stesso, producendo romanzi da oltre 300 pagine per tre mesi di detenzione durante la WW1 (in Francia). Tali sono le dimensioni de La stanza enorme, romanzo che entusiasmò Hemingway e lasciò perplessa parte della critica.

L’aspetto interessante de La stanza enorme risiede nei fatti che l’hanno generata, e nella fattispecie l’intervento di papà Cummings, che scomodò persino il presidente Wilson per far scarcerare il virgulto: «La mamma del mio ragazzo e tutte le madri americane hanno il diritto di essere protette contro ogni ansia e dolore inutile» scrisse il cittadino Cummings, e sta di fatto che il soldato Ryan ante litteram fu liberato mentre altri, magari, no.

A spaglio, di Cummings ci restano, come di chiunque si valuti tanto da pensare già in vita alle ardue sentenze dei posteri, le lettere agli amici letterati tra cui Ezra Pound, alcune opere teatrali tra cui una talmente tracotante da intitolarsi Anthropos e da consistere in un dialogo similplatonico e orchitizzante tra un Uomo (chi sarà mai costui?) e tre esseri inferiori e una discreta valangata di poesie.

E. E. CummingsDiciamo ancora che, come Ezra Pound (una volta trovato un buon cavallo non mollarlo mai) anche Cummings considera la composizione scritta uno strumento pittografico: altrimenti detto, nelle composizioni la posizione delle parole e le famose spezzature hanno un ruolo significante, tanto che, sic dicunt, attraverso esse il testo può essere immediatamente interpretato e compreso a livello visivo. «Per questo alto grado di visualizzazione la poesia di Cummings è detta anche poem-picture». Forma, sostanza, forma e sostanza: difficilmente, come ritenuto da un sommo poeta che conosco, la forma è sostanza. In questi casi, ci si attacca alla forma per mascherare la mancanza di talento e contenuto. E per questo alto grado di scarsità di sostanza rispetto alla forma, preferiremo sempre e comunque Bob Dylan a e. e. cummings, checché ne dica Alessandro Baricco che non vede senso nel Nobel a Zimmerman.

Caduta di stile notevole: noi, nel nostro microcosmo, non dimentichiamo di ricordare di non credere a tutto quello che dicono di noi (Jesus Christ Superstar, cit.) e men che meno a quello che ci diciamo di noi stessi. Ma soprattutto non dimentichiamo mai Umberto Eco: e nemmeno e. e. cummings avrebbe dovuto farlo.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.