Edgar Rice Burroughs: il genio di “Tarzan delle scimmie”

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«Io scrivo per evadere… evadere dalla povertà»: probabilmente questa è la frase che meglio rappresenta la vita di Edgar Rice Burroughs (Chigago, 1° settembre 1875 – Encino, 19 marzo 1950).

Johnny Weissmuller nei panni di Tarzan

La vita dello scrittore statunitense fu decisamente movimentata: terminata la scuola dell’obbligo, venne immediatamente catapultato nel mondo del lavoro, prima lavorando nella fabbrica di batterie del padre, dopo esercitando una molteplicità di professioni. Arruolato nella U.S. Cavalry, minatore, poliziotto ferroviario, venditore in un drugstore e venditore di temperini. tutte queste attività vennero terminate senza successo. I continui fallimenti lo portarono sull’orlo del suicidio.

Ma la fantasia con cui si reinventa è sintomatica della sua creatività, che trova sfogo nella letteratura. Infatti la svolta della vita avviene con la pubblicazione del suo primo romanzo fantascientifico Under the Moons of Mars, pubblicato in sei puntate durante il 1912 sulla rivista All-Story Magazine (intitolato A Princess of Mars nella versione del 1917) sotto lo pseudonimo di Normal Bean. Sarà il primo episodio della fortunata serie di Marte (ciclo di Barsoon). Ma questi primi lavori impallidiscono di fronte all’incredibile successo del ciclo di romanzi di avventura dedicati ad un personaggio che diverrà presto icona pop: Tarzan.

Tarzan, All Story Magazine, 1912

Tarzan fa la sua prima comparsa nell’opera Tarzan delle scimmie (Tarzan of the Apes) nell’ottobre del 1912 su All-Story Magazine (anche in questo caso in puntate), per poi essere edito in volume nel 1914. Il successo è immediato e prorompente: i lettori vengono affascinati dalle avventure del protagonista e dagli ambienti selvaggi delle giungle africane. Questa prima opera inaugurerà un ciclo di 26 libri che impegneranno la vita di Edgar Rice Burroughs fino alla sua morte, avvenuta nel suo Ranch Tarzana, in California, dopo aver accumulato una fortuna da diversi milioni di dollari.

Ma da dove arriva un tale successo? La domanda ha ancora più valore laddove Edgar Rice Burroughs scrive in un’epoca nella quale i mezzi di comunicazione non erano assolutamente paragonabili a quelli di oggi, e dove il mito illuministico del progresso contrassegnò i primi anni del Novecento. Il segreto è nell’attrattività di un personaggio come Tarzan, nella sua contraddizione rispetto al lettore tipico dell’epoca (e non solo).

Un uomo libero e indomabile, quasi a voler richiamare quella libertà assoluta del buon selvaggio nello stato di natura, capace di autodeterminarsi, teorizzata da Rousseau nel Discorso sull’ineguaglianza. Le sue vicende sono inimmaginabili per l’uomo civilizzato, rispetto al quale Tarzan è agli antipodi, ma allo stesso tempo vicino a causa delle origini letterarie del re della giungla: figlio del nobile inglese John Clayton Greystoke e di sua moglie Alice, dispersi nella selvaggia Angola a seguito dell’ammutinamento dell’equipaggio della nave sulla quale viaggiavano. La morte dei genitori per mano dei gorilla (capeggiati da Kerchak) e l’adozione del piccolo John junior da parte della scimmia Khala pongono le basi della sua figura mitica.

La lotta tra Tarzan e Sabor nell’adattamento animato della Disney, 1999

Tazan si pone come simbolo di quel senso primordiale che porta l’uomo allo scontro per la vita, nonché al suo tentativo di porsi come dominatore della natura: la scimmia dalla pelle bianca riesce nell’impresa con l’ausilio della sua sola forza e del suo pugnale, unico rimasuglio dei suoi natali, rappresentativo dell’intelligenza dell’essere umano, con la quale egli è riuscito a divenire la prima specie sul pianeta. La sua prestanza fisica lo avvicina agli eroi classici, i cui avversari erano spesso divinità o mostri antropomorfi. Lo stesso cliché è ripreso in chiave moderna da Edgar Rice Burroughs, ma nel suo caso è la natura il gigante da sopraffare, il quale prende le sembianze degli animali più feroci della giungla (come dimenticare lo scontro con il leopardo Sabor nell’adattamento animato della Disney del 1999). Il coraggio di Tarzan è in contraddizione, inoltre, con i suoi sentimenti di alienazione, solitudine e senso della diversità dati dalla sua condizione di uomo tra le scimmie: in questo caso la sfida è anche quella del riconoscimento sociale e di sconfiggere quelle diffidenze che creano pregiudizi. Sfida che diverrà ancora più affascinate per il lettore nel momento in cui il personaggio scoprirà l’esistenza di altri esseri simili a lui, tra cui l’amata Jane Porter.

È la dicotomia interna di Tarzan, il suo essere perennemente in bilico, la fonte del suo successo letterario e non solo: l’uomo della giungla è divenuto un precursore tra i moderni eroi letterari ad aver superato la pagina scritta per approdare al fumetto, cinema (iconica l’interpretazione di Johnny Weissmuller in ben 12 film), televisione, ecc. . Prova della sua intramontabilità e presenza, a buon diritto, nell’olimpo dei personaggi della cultura pop.

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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