Jacques-Louis David, la Storia scritta attraverso la pittura

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La Storia non esiste. O meglio, non esiste se non nel racconto: scritto, dipinto o fotografato che sia. Se non fosse per qualche migliaio di pergamene e di sgualciti tomi, il “racconto” del mondo è pervenuto fino ai giorni nostri soprattutto grazie alle arti: i busti greco-romani, i ritratti rinascimentali, i grandi quadri di rappresentanza, la fotografia, il cinema. Guidoriccio da Fogliano affrescato da Simone Martini nell’atto di assaltare il castello maremmano, la battaglia tra fiorentini e senesi a San Romano rappresentata da Paolo Uccello, la famiglia reale spagnola ritratta da Velázquez e così via, fino ad arrivare alla Rivoluzione francese. Quest’ultima ha un nome (doppio) e un cognome: Jacques-Louis David.

Morte di Marat

Nato il 30 agosto del 1748 in una Parigi ancora borbonica, Jacques diventerà presto il pittore della neonata Repubblica francese e, successivamente, dell’epopea napoleonica. In ogni libro di Storia su cui abbiamo studiato, nel capitolo riguardante la Rivoluzione francese, non possono mancare due celebri immagini di quegli anni tumultuosi: il Giuramento tenuto nella sala della Pallacorda e la morte di Marat, amico di David nonché artefice dell’89. Certo, la Rivoluzione francese fu una serie infinita di eventi – dalla Bastiglia al Terrore – eppure questi due dipinti hanno scolpito in noi l’immagine stessa della Rivoluzione.

Ancora imbevuto di studi Rococò presso l’Académie Royale di Parigi, Jacques-Louis comincia a diventare David quando, nel 1766, fa la conoscenza di quello che diventerà il suo maestro: Joseph Marie Vien. Appassionato di archeologia, Vien trasmette all’allievo diciottenne David la passione per l’arte antica, semplice e scultorea.

Tuttavia, il primo intenso incontro con l’antichità David lo sperimenta qualche anno più tardi (1774), grazie ad una prestigiosa borsa di studio rivolta agli artisti francesi più promettenti: il Prix de Rome. «A Roma mi vergognai della mia ignoranza», confessa il ventisettenne artista parigino una volta arrivato nella Città Eterna: qui studierà, per cinque lunghi anni, i modelli di Pompei, le tavole di Poussin, Caravaggio e, soprattutto, Raffaello. Dell’Urbinate, infatti, lo colpisce la straordinaria capacità di fondere classico e moderno: «operare come gli antichi e come Raffaello è essere veramente artisti», afferma David. Artisti neoclassici, aggiungiamo noi.

Giuramento della Pallacorda

La rievocazione “moderna” della classicità, infatti, appare in tutta la sua solennità nel celebre Giuramento degli Orazi (immagine di copertina), considerato il manifesto del Neoclassicismo e letto da molti come l’espressione delle idee repubblicane di Jacques-Louis David. Nel frattempo, scoppia ed infuria la Rivoluzione, i Borboni vengono detronizzati e comincia il regime del Terrore giacobino. Per qualche anno la

Fraternità, l’Uguaglianza e la Libertà si impongono a suon di ghigliottina e la Francia è dilaniata dai conflitti interni. Nel ’99, incaricato dal Direttorio, il cinquantenne David invita alla pace la Nazione francese raffigurando le donne sabine, protagoniste della tela, nell’atto di fermare la battaglia tra i parenti Sabini e i Romani. Con il colpo di Stato del 18 brumaio, la Francia cambia per sempre: Napoleone diventa Primo Console. «Bonaparte è il mio eroe», confida David al drappello di allievi, una volta incontrato il futuro «Imperatore dei francesi».

Napoleone attraversa le Alpi

Qual è la prima immagine di Napoleone che ci viene in mente? Trionfante sul cavallo impennato mentre attraversa le Alpi, cinto dal mantello svolazzante, sguardo fiero e romantico. Così l’ha immaginato David, nonostante il condottiero fosse, con ogni probabilità, a dorso di un mulo e con abiti assai meno regali (come ritratto da Delaroche). Eppure, questa è l’immagine “storica” che noi tutti conserviamo di Napoleone vittorioso, così come l’immagine della sua morte riecheggia ogni volta che leggiamo quel breve e gelido «Ei fu». Se il suo “eroe” morì il 5 maggio, Jacques-Louis David morì in esilio volontario in Belgio il 29 dicembre del 1825: «gli eroi erano stanchi, e anche il vecchio maestro, reduce da tante battaglie, era pronto a deporre le armi». Anzi, deporre il pennello.

Il solenne giuramento della Pallacorda, l’affollata incoronazione di Napoleone e Giuseppina, il condottiero che scavalca agilmente le Alpi sul suo proverbiale cavallo bianco: tutti momenti storici che sarebbero così grigi e lontani sulla carta polverosa dei libri ed acquisiscono invece le tinte brillanti dell’olio di Jacques-Louis David, il pittore della Storia.

Fabio Gusella per MIfacciodiCultura

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